Una favola d'amore sotto un cielo stellato
by Andrea Micky
Mentre sfrecciava sulla sua moto con indosso il suo solito giubbotto di pelle, Duncan si sentiva diverso dal solito.
Probabilmente era dovuto alla fine della sua storia d'amore : Duncan non si capacitava di come tutto fosse iniziato bene per poi degenerare ed infine giungere all'inevitabile rottura.
In quella un BEEP prolungato ed insistente lo distolse dai suoi pensieri e gli fece notare che il serbatoio della moto era quasi a secco. Duncan allora frenò vicino ad una fermata del bus e subito si rese conto di non essere solo perché sulla panchina della fermata c'era una ragazza.
Aveva i capelli neri corti con delle meches azzurre come il suo rossetto ma anche un colorito pallido che però la rendeva piuttosto carina; a giudicare dall'abbigliamento doveva essere una dark.
“Ciao –la salutò Duncan- sai se c'é una stazione di benzina qui vicino?”
“Ce n'é una a circa 1 km da qui” gli rispose lei, fissando tristemente la strada.
“Grazie” rispose lui ma quando stava per andare non poté fare a meno di notare quanto fosse triste quella ragazza; qualcosa lo spinse a rimanere e a chiederle se “C'e qualcosa che non va?”.
“Veramente si -ammise lei- sto aspettando il mio fidanzato per andare al lungomare a vedere la pioggia di stelle cadenti di stasera ma ho fatto tardi e non credo che ci saranno altri bus”.
Duncan si ricordò che in quel periodo dell'anno una fitta pioggia di stelle cadenti era visibile in cielo.
“Ci tenevo tanto a vederla ma dovrò rinunciare” disse tristemente la ragazza.
“Se vuoi posso darti un passaggio io” si offrì il ragazzo, sorpreso dalla sua stessa risposta.
“Grazie ma non vorrei arrecarti fastidio” disse gentilmente lei.
“Nessun fastidio. E chiamami Duncan” disse lui.
“Grazie Duncan. Io sono Gwen” si presentò lei.
I 2 allora si diressero alla stazione per fare rifornimento e poco dopo la moto saettò veloce verso il lungomare.
“Sei sicura che al tuo ragazzo non darà fastidio se ti accompagno io?” chiese Duncan durante il tragitto.
“Sono sicurissima” si limitò a rispondere Gwen.
Poco dopo Duncan e Gwen arrivarono al lungo mare dove c'era già un po' di gente.
Gwen sorrise nel vedere il posto e passeggiò al fianco di Duncan anche se non disse una parola per tutto il tempo ma a lui questo non importava perché era rimasto incantato dal sorriso di lei.
Improvvisamente, Gwen si fermò e gli chiese “Facciamo un giro sulla ruota panoramica?”
“Va bene” accettò lui; e con passo rapido si diresse verso una cabina aperta seguito da Gwen.
“Buon viaggio, ragazzo” gli augurò l'addetto sorridendo.
La cabina si sollevò da terra e il giro cominciò; Gwen si mise ad osservare il paesaggio ed esclamò “Come é bello il mare e anche il cielo sereno: la natura é sempre un bellissimo spettacolo”.
“é vero ammise” ammise Duncan diventando un po' triste ma senza farlo vedere.
“Pensi ancora a lei, vero?” gli domandò Gwen.
“Lei chi?” chiese Duncan sorpreso
“Alla tua ragazza. Fin da quando ti ho visto ho capito che pensavi ai tuoi turbamenti d'amore. So cosa si prova ma se sono troppo invadente...” spiegò Gwen.
“No. Tu sei molto gentile -le disse Duncan sorridendole- e ora che sono qui con te mi sento meglio”.
Duncan avrebbe aggiunto qualcos'altro ma in quella il giro finì e pensò di riprendere successivamente quel discorso.
La sera stava scendendo e i 2 ragazzi si sedettero nel bosco vicino al lungomare in attesa delle stelle cadenti.
“Sono così emozionata -confessò Gwen- ho aspettato tanto questo momento”.
“Andrà tutto bene” la rassicurò Duncan prendendole la mano.
In quella una stella cadente attraversò il cielo e a quella ne seguirono molte altre.
“Come sono belle” disse Gwen, estasiata.
“Se esprimi un desiderio ad una stella cadente, dicono che si avvera” le raccontò Duncan.
“Il mio si é già avverato” confessò Gwen guardando Duncan negli occhi...e improvvisamente ,senza aggiungere altro, i 2 ragazzi si baciarono.
“Scusami. Forse non avrei dovuto” si scusò Duncan.
“Non preoccuparti. Ma ora devo tornare a casa” disse Gwen.
Cominciava a fare fresco e Duncan offrì a Gwen il suo giubbotto di pelle per scaldarsi; la moto si diresse in un bosco poco fuori città mentre una fitta nebbiolina cominciava a salire.
“Fermati. Sono arrivata” disse Gwen ad un certo punto.
La ragazza scese dalla moto e fece per rendere a Duncan il suo giubbotto ma lui le disse “Me lo renderai poi”.
“Va bene Duncan. E grazie per la bella giornata” disse lei sparendo nella nebbia.
Duncan osservò la fitta coltre che ricopriva la strada e rifletté “Meglio avvertire casa che farò tardi a causa della foschia”. Il ragazzo allora, volle prendere il cellulare ma si ricordò che era rimasto nel giubbotto che aveva lasciato a Gwen.
Istintivamente Duncan andò nel punto dove la ragazza era sparita dalla sua vista e si rese conto di essere finito in un cimitero quando una voce alle sue spalle gli chiese “Ce ci fai tu qui?”
Spaventato, Duncan si voltò e si rese conto che era stato il custode (e non uno spettro)a parlare; ancora un po' scosso spiegò “Devo riprendere il mio cellulare che é rimasto nel giubbotto che ho lasciato a Gwen e...”
“Gwen é la in fondo -disse tristemente il custode- fai in fretta”.
Duncan allora andò nel punto indicatogli e vide che il suo giubbotto era appoggiato su una lapide: Duncan si avvicinò per prenderlo ma quando l'occhio gli cadde sulla tomba gli mancò il fiato perché quella tomba era di Gwen.
In quella il custode gli andò vicino e raccontò “é successo esattamente un anno fa. Gwen aspettava il suo ragazzo alla fermata del bus quando un camionista ubriaco la investì. Povera ragazza, aveva atteso tanto quel giorno per vedere le stelle cadenti ma non ci é riuscita. Spero che abbia potuto realizzare il suo sogno almeno ora che é in cielo”.
“Si, lo ha fatto” confessò Duncan ancora sconvolto e in quella un alito di vento soffio sul suo viso ma lui parve una carezza gentile e ,portata dal vento, udì la voce di Gwen sussurargli “Grazie ancora per avermi aiutato a realizzare il mio desiderio Duncan. Non dimenticherò mai questa giornata”.
Duncan allora prese il suo cellulare e se andò , ma era consapevole che anche lui avrebbe ricordato quella giornata per il resto la vita. E la furtiva lacrima che scivolò dai suoi occhi rendeva quella promessa un giuramento solenne.
FINE