TRASFORMAZIONE
C’era una volta, in un bosco illuminato da pallidi raggi di sole primaverili, un albero.
Ma non un albero qualunque: dentro alla corteccia dura e scura di quella pianta, c’era l’anima di un ragazzo.
Quel giovane, una volta era un bellissimo principe che, per propria volontà, si era voluto trasformare in un maestoso faggio.
E ora finalmente si sentiva felice. Tranquillo. Solo. Racchiuso in sé.
Uccelli si nascondevano tra la sua chioma, Il vento sfiorava le sue morbide foglie fresche e giovani, frusciando.
Quella era la vita che voleva. Libertà e indipendenza. Non aveva più bisogno di nessuno, solo dell’aria e dell’acqua, della terra e del cielo. Del sole caldo e rilassante.
Il suo nome… era Trent.
Una notte, una notte molto piovosa, l’albero era tranquillo e si godeva l’odore e il ticchettio della fitta pioggia.
D’improvviso un’ombra attirò la sua attenzione.
Una figura misteriosa, coperta da un mantello scuro, correva nella sua direzione. Una cosa molto strana dato l’ora e le condizioni del tempo. Probabilmente cercava un riparo.
Infatti quella si gettò tra le sue radici, infreddolita e fradicia come un gattino.
Avvicinò le sue mani alla corteccia umida per riscaldarsi un po’. Erano mani piccole e delicate, sentì l’albero, ma allo stesso tempo fredde e tremanti. Sì, erano quelle di una donna.
Si scoprì il capo e si sedette di schiena contro il tronco per riposarsi, così poco dopo, si addormentò.
Allora l’albero ebbe tutto il tempo di osservarla. Era molto carina. I capelli bruni e umidi le cadevano sul viso che solo ora notò, era rigato dalle lacrime. Al collo portava una collana d’argento dov’ era inciso il nome “Courtney”.
Nonostante la mantella le coprisse gran parte del corpo, si poteva scorgere un lungo abito verde.
In quel momento, la pianta vide che sulla stoffa della manica c’era una grossa macchia scura. Sangue.
Scostò la manica con i suoi rami delicati, facendo il minimo rumore possibile e… quello che vide lo lasciò senza parole.
parte 2)
Trent non era l’unico trasformato. No. In quel bosco, c’era un’altra creatura che, al contrario, era stata condannata a diventare quello che era adesso.
Ora vi narrerò la sua storia…
Fra l’oscurità della notte e l’umidità della pioggia, una figura era intenta in un inseguimento.
Ma era stremata e fradicia, così si arrese e si fermò a riposare, nonostante la fame atroce.
Era un lupo. Dal manto scuro e folto, con coda e zampe bianche. I suoi occhi celesti falciavano il buio come lame ed erano attenti a tutto, ma allo stesso tempo erano confusi e spaventati.
Un’altra preda andata. Non era facile la vita da lupo: non mangiava da due giorni e per vivere doveva correre. In più, era solo, ferito ad una zampa. Affamato.
Non poteva credere a quello che aveva appena fatto. Aveva attaccato una donna. Una povera ragazza indifesa. L’aveva fatto per la troppa fame. Ma dopo tutto non l'aveva fatto apposta, l’aveva confuso la pioggia e quella fitta nebbia che quella notte avvolgeva ogni cosa.
L’aveva ferita al braccio. Avrebbe voluto tanto rintracciarla e scusarsi, ma era subito corsa via.
Accidenti a quella maledetta vita da lupo e a quella fata che l’aveva ridotto così! Quella… Gwen. Era così che si chiamava. Gwen. Però doveva ammettere che era bella… le sue ali delicate, la sua pelle chiara. Come una rosa bianca. Ma era stata severa con lui! Insomma, lo aveva condannato a quella vita così crudele, solo per un piccolo furto! E va bene, non era proprio un piccolo furto e non era l’unico, ma ridurlo alla fame no!
Ah, quanto avrebbe voluto essere a casa. Un camino. Una tavola imbandita. Forse con non tutti i cibi pagati, ma pur sempre una tavola imbandita. Ma c’era una cosa che gli mancava.
Una famiglia. Una moglie. Dei bambini.
Ma ora era tardi. Troppo tardi.
Mentre era immerso nei suoi pensieri, un odore che aveva già sentito gli passò sotto al naso.
Il suo fiuto era infallibile, perciò ci mise poco a capire di chi fosse. Sperava con tutto il suo cuore, di aver ragione.
Seguì le tracce, tutta la notte, sotto la pioggia. Così d’un tratto, in lontananza, vide quello che avrebbe voluto vedere da prima.
Eccola, accucciata tra le radici di un albero.
Alzò lo sguardo al cielo, verso quella luna che si scorgeva a malapena fra le cupe nuvole, e ululò forte. Come un grido di gioia.
To be continued…
TRASFORMAZIONE (parte 3)
Courtney fu svegliata dal canto degli uccelli e dagli abbaglianti raggi di sole.
Aveva dormito bene. Fin troppo bene. Si accorse di essere avvolta in qualcosa. Tastò quella specie di coperta e si rese conto di essere avvolta… da un manto di foglie.
Com’era possibile?! In quel bosco non c’era nessuno tranne lei e gli animali! Di certo non potevano essere stati quest’ultimi.
Cercò di alzarsi, ma subito,percosso da una dolorosa fitta, il braccio le cedette e la fece ricadere all’indietro.
Sorpresa, scostò la stoffa, e quasi si spaventò nel vedere il grosso taglio che le percorreva l’avambraccio.
In quel momento gli affiorarono alla mente, i vividi ricordi della notte prima.
Era poco lontano dalla sua casa, e stava tornando per preparare la cena. Abitava da sola, ma nel paese la conoscevano tutti. Era tarda sera, l’aria era umida e densa, mischiata alla pioggia e alla nebbia che avvolgevano tutto in modo spettrale.
Mentre affrettava il passo, un’ombra si mosse tra i cespugli, seguita da un ringhio inquietante.
Lei si fermò. Un brivido le percorse la schiena, ma non di freddo. Di puro terrore.
Non fece neanche in tempo a capire che cosa fosse, quando quella saltò fuori dal suo nascondiglio e le ferì il braccio.
Lei lanciò un urlo di dolore e un preda al panico corse nel fitto bosco.
La ferita pulsava e le gambe cedevano. Si girò e vide che la bestia, riconosciuta come un lupo, aveva cessato di seguirla. Si fermò e si guardò in giro. Pioveva a dirotto, e doveva assolutamente trovare un riparo. Di certo, non sarebbe sicuramente tornata indietro…
Finalmente, dopo una lunga camminata sotto la pioggia scrosciante, scorse un grosso albero.
Tra le sue radici era abbastanza asciutto. Si, quel posto era quello che cercava.
Si accovacciò sotto di esso, coprendosi come più poteva, e si addormentò.
Ed ora eccola lì, sdraiata in un manto di foglie morbide e delicate.
Il dolore della ferita tornò a farsi sentire, e questo la riportò nella realtà.
Quel lupo… solo a pensarci gli venivano i brividi.
Si guardò la ferita. Le faceva ancora male, ma non era così gonfia.
Visto che non riusciva ad alzarsi, si stese di nuovo per cercare di riposare ancora un po’.
Ma subito dopo aver chiuso gli occhi, uno scricchiolio di foglie secchie risuonò nell’aria.
I suoi occhi si riaprirono, girò piano la testa e… si trovò faccia a faccia con due occhi azzurri come l’acqua. Due occhi di lupo.
parte 4
Quegli occhi le gelarono il sangue nelle vene. Li aveva riconosciuti.
L’aria le mancò nei polmoni.
Courtney fece uno scatto così improvviso che si spaventò perfino lei.
Ma il suo corpo rispose con il solito dolore atroce al braccio, che la fece ricadere a terra.
Allora strisciò più veloce che poté, ma senza mai perdere di vista il lupo, che stranamente restava lì a fissarla senza partire all’attacco.
Ma dopo meno di due metri si trovò un ostacolo dietro la schiena: l’albero che l’aveva ospitata la notte prima.
Era bloccata. Se si fosse spostata un po’ più in là, il lupo avrebbe sicuramente approfittato per colpirla.
Così chiuse gli occhi, pronta al suo destino.
Attese, di sentire quel dolore che l’avrebbe portata alla morte.
Quel morso letale.
Quell'attimo.
Ma non successe nulla. Il lupo si mosse lentamente, con calma, verso di lei.
Camminava a testa bassa, sembrava quasi… quasi dispiaciuto.
Arrivato vicino al suo viso si fermò, alzò la testa e la fissò negli’occhi, aspettando che anche lei li aprisse.
Courtney si sorprese di quello che successe, o meglio, di quello che non successe. Era incredibile, ma non sentiva niente. Possibile che…
Iniziò ad aprire gli occhi, lentamente, aveva paura di quello che poteva accadere in una frazione di secondo.
E quando li ebbe aperti, anche lì, quegli’occhi la bloccarono.
Quegli’occhi freddi come il ghiaccio, ma tristi come nessuno lo era mai stato.
Poteva spaventarsi, ma non lo fece. Questa volta no.
Questa volta capì, mentre una lacrima iniziava a scendere lungo la sua guancia.
Capì tutto quello che quello sguardo voleva far intendere.
“Ti perdono”
E bastarono solo due parole per placare il tormento nel cuore del lupo.
To be continued…