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(parte 2) Gwen e Trent (by Gwensonoio) Avventura nel bosco by la più pazza di Izzy The *stars by *Sami* Penitenza by Andrea Storia di W Izzy Owen e la visita nel mondo opposto by zanna94 Sempre più vicini By Andrea Micky Un bacio inaspettato By Evviva Gwen Duncan X Courtney by iDuncan Duncan e Courtney amore per sempre By Dunkina4ever!! Amiche per la Pelle by Lindsay Le Avventure di Leopold by La più Pazza di Izzy Izzy, la psycho-girl parte 1 by Ribellin@ alias Mistero Insieme verso il nostro destino by Andrea Micky Owen si mette a dieta by Andrea Micky La Scelta by duncan_love_you96 Il destino torna sempre indietro by lupetta 2099 Chris, Chef e il figlio del capo by Andrea Micky TD: Sfida a Villa Smith by Andrea Micky (sequel) TD: sfida a villa Smith (parte 2) Autobiografia di Duncan La furia di Gwen (by fabietto03) I discendenti dell'ombra by *Sami* Idea By Andrea Micky La cena romantica by Andrea Micky Che Mix di coppie in quest'aereo by DxC Il Respiro del Lupo by Lupetta 2099 La scelta (ispirato da duncan_love_you96 by cresta verde La maledizione del 4 episodio Il Viaggio in Egitto By Dxc4ever Piano in coppia parte 3 - 4 - 5 by sassa26 Storia di DXC (parte 2) Persi nel bosco (by iDuncan) L'amore complicato by cresta verde Il Ricordo by Valentina C'era una volta by Peppe Tutto finito by lupetta 2099 A Tutto reality: DUNCAN by cresta verde La sfida delle coppie by Andrea Micky Quel 30 settembre by Courtney+Duncan UN COLLABORATORE DI GIUSTIZIA COME AGENTE by cresta verde Una gita stancante by Mistero-Ribellin@ L'amore premiato by G.G. Trent+Gwen by Dunkina4ever Gwen X Trent by peppe A Tutto Reality: Extreme by Andrea Micky Come Chris McLean diventò presentatore by Duncun TD Lindsay e il genio della lampada by vecchiobabbione Il re e la Fata by Courtney+Duncan Il buio by lupetta 2099 La Promessa by Sami Trasformazione by sassa26 L'Osteria dei Ricordi by Sami La storia di Cody by Codywolfer407 La cena di gala by Andrea Micky Il Paradiso artificiale By Sami Storie di TDA by pokeale Total Drama the Best by Geoff e Bridgette Gwen e Duncan by Dunkina4ever Il Viaggio Di Trent by zanna94 Inseparabili by pokeale Lo show in casa by Andrea Micky Il mio vero amore by Andrea Micky Storia di Duncan XD Chris e l'idolo maledetto by Andrea Micky Dietro le quinte di TDD by cresta verde Amiche per la pelle e coppie come prima by Gwen e Bridgette A Tutto Reality in tre fasi by Andrea Micky Un'avventura disastrata per colpa della tartaruga by pokeale Breve dis-avventura a Las Vegas by Andrea Micky Se Tutto fosse vero by peppe Un Amore Sbagliato by Courtney+Duncan Una Nuova Piccola Sfida by iDuncan La Delusione di Court by Valentina New Generation by lupetta 2099 La storia di una leonessa By Lady Laion Un mondo diverso by peppe Quel triste autunno burrascoso by D+C 4ever Chris il Virtu...ale by Andrea Micky L'Amicizia di Duncan e Gwen by evviva Gwen A Tutto Reality zona di guerra by Andrea Micky Tutti in campo by vecchio babbione Storia del Terrore By lady laion Il Diario di Gwen by Gwen e Bridgette da una strana fantasia all'amara realta' by cresta verde Ripensando al passato by Andrea Micky Total Drama fright il ragazzo di fuoco by Jan Descole Orgoglio infangato by DXG A Tutto Reality Guerrieri by Cortny2001 Sfida culinaria - a tuttorealityDuncan by cresta verde Dieci piccoli concorrenti by vecchiobabbione Una Piccola storia avventurosa ma romantica by lady laion Passato presente e futuro by Amy Terrore allo stato puro by Gidan9 La vita di tutti i giorni by valentina Total Drama Love and Music by cody e sierra99 Gwen e Duncan-Courtney e Duncan by lindsay Una notte fra le rovine by Andrea Micky Jak lo squartatore TDD by cresta verde Il Rapimento di Chris by Andrea Micky Amore e Memorie by Sami Avventura nel bosco (parte 2) La breve vacanza di Chris by Andrea Micky Dopo TDWT by maddygwen Bad Boy di claudia16 Una deliziosa esperienza sulla neve by Andrea Micky Le verità nascoste by Sami Solo il cuore può ricordare by iDuncan Total Drama Dance by peppe A Duncan piace Gwen TDD by cresta verde Avventura prima di TDWT by lady lion A Tutto Reality Argentina by Courtney2001 La tristezza di Courtney by peppe Quel felicissimo giorno by Courtney2000 A Tutto Reality Dream by Dé L'Amore è sempre più forte by Evviva Gwen La ragazza venuta dal cielo by D+C4ever Oui my friends! by Amy A Tutto Reality al luna park by Andrea Micky Un 1° aprile molto speciale by gianluca27 Sfide bendate by cresta verde Cosa succede quando si sbaglia? 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Eva by Andrea Micky Vendetta al Doposhow by duncan e cody Fare parte di una band (parte alternativa) bykatiecourtneylindsayhather Duncan e il Vampiro by DXG Una storia confusa parte 2 -3(By Duncan e Gwen) Mi innamoro , mi tradisce... by KIARAtesky Izzy e Owen per sempre (parte 2) by Izzymitica Storia di Gwentrentlover A Tutto Reality Origini: Tyler by Andrea Micky A Tutto Reality Duncan-Un addestramento forzato L'Amore è una cosa meravigliosa by valentina Ti voglio bene ma non ti amo più by lady lion Soffrire d'amore by sassa26 Vuoi rimanere a cena con me By Gwentrentlover Il dopo reality musicale (by gianluca27) La mia trasformazione ( KIARAtesky) Nella realtà e nella finzione (la più pazza di izzy) Lo strano ingaggio dei fratelli Reality by Andrea Micky A Tutto Reality Origini: Gwen by Andrea Micky Il Diario di Cody bu duncan e cody GWEN E TRENT by gwentrentlover Ovunque andrai by Izzymitica Come lo conquistai , lo persi e lo ripresi (*Gwen*) Duncan e Gwen?è una possibilità...(La figlia del verde) Amore in una notte di luna piena (Sierra y Cody) Ti sogno poi tutto svanisce(DXG) Alla ricerca della felicità (Dè) Storia di GwenTrentlover Un addestramento forzato-A Tutto Reality Duncan by cresta verde Una notte...da brivido! 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by w duncan x sempre il mio meraviglioso e strano amore parte 1 by lady lion This is how we will end it by Debby-chan ex Dé Una vacanza bizzarra (DXG) by iGwen97 HALLOWEEN CON SORPRESA by iGwen97 passato, presente e futuro capitoli 14-15 by Amy Il Diavolo Custode by Courtney+Lindsay Cuore aperto by Giogi Accidentally in love by _Courtney_ Chris il Responsabile by Andrea Micky SEI TORNATO! by miss Teschina L'amore ritrovato by Cresta verde quella notte di otto mesi fa by Clover Una sorpresa speciale by Gwenny con la collaborazione di Cresta verde,Andrea Micky e Sami La Versione Di Una Dark Colpevole by La figlia del verde Duncan: la decisione, quella giusta? by Sweet angel Dark Fanfiction by Joly Un bacio inaspettato by Joly Scusa ma ti chiamo Al by Gwenny La versione di un punk colpevole by La figlia del verde A tutto reality la leggenda delle pietre by zanna94 Era una noiosa mattina di ottobre by CaLeIdo4ever Voglio di Più... by Joly Il Mio Vecchio e Grande Amore by Duncan e Gwen Cosa Ho Fatto by Trent4ever La Scienza Secondo Sierra by Diavoletto89 Non è Come Pensate voi! by DXG 2 cuori in uno solo by annina490 ma alejandro da dove viene? 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Prologo - Cavolo fratelli! E’ stato mitico!- Il gruppetto era tornato da quell’avventura sano e salvo, se così si può dire, date le loro condizioni, e ognuno di loro era consapevole che da lì a pochi istanti, avrebbe ricevuto un premio per il suo coraggio. Effettivamente si erano chiesti come faceva tutta Toronto a sapere della Resistenza, e soprattutto, perché non fosse intervenuta. Ed ecco venire a galla il perché, col discorso del sindaco: - Cari cittadini, siamo qui riuniti, per premiare il coraggio di questi ventitré ragazzi, così giovani, ma allo stesso tempo, così forti. Loro ci hanno salvato, loro hanno sconfitto la minaccia che incombeva sulla nostra città! Mentre noi, abbiamo perso la speranza al primo tentativo, loro sono andati fino in fondo! Non si sono arresi! Hanno lottato con tutte le loro energie, per il bene di tutti! Ed è per questo che io, il vostro amato sindaco, porgo loro questa medaglia e questo documento, autenticato da me medesimo, Christopher McLean, come p rova della loro tenacia, e li invito a fare un breve discorso, ognuno, in modo da donare libero sfogo alle loro emozioni!- Detto questo, donò a ciascuno una medaglia e un certificato firmato e autenticato dal sindaco, accompagnato da una solenne stretta di mano. I discorsi furono brevi, ma ognuno disse la sua: - Uao gente! Non ci posso ancora credere! Questo è il primo documento che appenderò in camera, su cui non c’è scritto che ho commesso un reato!- - Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato. Io sono capace di fare tutto! Magari questa volta non da sola, ma ce l’ho fatta! Io, Courtney Smith!- - Sono così commosso amici! Non credevo che l’avrei mai detto, ma… Vi amo ragazzi! Non fraintendere Bridgette! Intendo simbolicamente, piccola…- - Uao, questo per me è un onore! Se potessi usare queste capacità per salvare gli animali, sarei la surfista più felice dell’Universo! Sul serio!- - Siete davvero sicuri che siano miei il certificato e la medaglia? Perché se è davvero così… Allora non sono una dark da niente!!!- - Sul serio, non so che dire… Magari ci scriverò una canzone per ringraziarvi!- - Sarà vero che sono cattiva e cose così, ma ricevere un onore del genere, non so descriverlo proprio a parole! Forse in nessun modo!- - Non mi sarei mai aspettato una reazione del genere… In fondo ho solo lottato insieme ai miei amici per sopravvivere, tutto qui! Ve ne sono mui grato!- - Sono così felice che mi darei allo shopping più sfrenato ora! Vieni Tyson!- - Sono Tyler!!! Comunque vi ringrazio davvero molto! Ora, ho un premio in più!- - Sì! Lo sapevo! Le mie conoscenze, alla fine mi hanno ripagato!- - Gente, LeSawna è davvero orgogliosa di tutto questo! …Io… vi ringrazio!- - Voglio dedicare questo premio alla mia mammina! Ciao mamma!- Ci furono tanti altri discorsi, e Eva fu l’ultima, anche perché ruppe il microfono, alla fine. Tuttavia, prima o poi, per uno di loro un’amara realtà sarebbe salita a galla… Una realtà che avrebbe potuto compromettere seriamente la sua vita, e quella di qualcun altro… PARTE PRIMA Tutti stavano tornando nelle loro rispettive case e, nonostante l’avvenuto, le lezioni sarebbero ricominciate regolarmente, il giorno dopo. Ma Geoff non volle sminuire l’entusiasmo. – Forza ragazzi! Tutti a casa mia a festeggiare!- - Scherzi amico? Abbiamo dormito a stento quattro o cinque ore oggi!- - Che fa Duncan? In fondo è solo una festa! E Trent ci suonerà qualcosa, vero amico?- - Non contarci, sono a pezzi…- - Ok, Ok… Ma domani…- Tutto il gruppo concluse la frase all’unisono: - Si festeggia a casa tua! Lo sappiamo!!!- Geoff fece un salto all’indietro, spaventato e concluse dicendo: - A parte quello… Ci saranno le prove per la squadra di calcio…- Il gruppo si sciolse dopo qualche minuto e ognuno tornò, finalmente, a casa a riposare. O quasi… - Alejandro sei tornato!- - Ciao mamma, ciao papà…- Tentò, invano, di non farsi beccare mentre rientrava, ma proprio a metà scalinata, a pochi passi dalla sua camera, fu sorpreso e sottoposto alla tortura del “siamo-così-orgogliosi-di-te!” - Abbiamo invitato per cena alcuni parenti: i nonni, gli zii, i cugini…- - Mamma veramente io dovrei…- - Non ti dispiace se facciamo due chiacchiere, vero figliolo?- - In realtà io…- - Ehi fratellino! Perché non me l’hai detto che salvavi la città! Sarei venuto!- - Mi fate parlare?!- - Tranquillo caro, parlerai quanto desideri quando farai il discorso a tavola! E tutti ti ascolteranno! Forse si farà tardi, ma non importa, tanto tu sei forte, vero?- Avrebbe voluto rispondere alla madre, ma lo riteneva inutile, così tacque ed un istante dopo si trovò in sala da pranzo con tutta, ma tutta la famiglia, e ci rimase fino alle nove e mezza di sera. Quando salì in camera, visto che di sotto ormai tutti stavano parlando di ben altro, era stremato, e a stento si reggeva in piedi. – Ma perché proprio i miei genitori dovevano organizzarmi una festa a sorpresa subito dopo una guerra lunga tutta la notte?!- Si sedette alla scrivania e guardò la foto di famiglia che teneva sempre in vista; aveva circa undici anni in quella foto, ma già sembrava un ometto. Suo fratello Josè ne aveva dodici e lo teneva stretto a sé, andavano d’accoro tutto sommato; poi c’erano la mamma e il papà e in mezzo a tutti c’era… Ezeckiel. Una lacrima percorse furtivamente il volto del ragazzo. – Quelli sì che erano bei tempi…- rimirò la foto qualche altro secondo e una seconda lacrima scese giù; poi una terza, una quarta e una quinta… Rimise la foto al suo posto e andò in bagno per controllare le ferite, ma soprattutto per non pensare a suo fratello… Si accostò al lavandino e fece per aprire l’acqua, quando ebbe l’impressione di sentire delle voci… - Josè tesoro, hai avvertito tuo fratello della sorpresa?- “Mia madre? Ma come, è di sotto…” – Non ne ho avuto il tempo. Diceva di essere stanco e cose simili, così se n’è andato in camera- - Pensavo che volesse rivedere i suoi parenti! Va bène, glielo diremo domattina che gli abbiamo regala…- Non poté sentire il resto della frase, che il campanello suonò, facendolo trasalire. Ebbe l’impressione che gli fosse suonato nelle orecchie; per di più quel “din don” era già acuto di per sé… Scosse il capo – Oggi mi deve essere andato in fumo il cervello…- Si tolse la maglia e fece per scostare le fasciature che aveva sul busto, ma rimase sbalordito… Non proferì parola, e si tolse le bende dal braccio per controllare il morso, se non che… Questo era sparito, così come le ferite sul busto; osservava paralizzato il tutto, e incredulo si sfiorava appena il braccio… - Non è possibile, come posso essere guarito in poche ore?- Restò immobile ancora un istante e poi decise di andare a dormire; la stanchezza si faceva sentire,e magari, a mente fresca avrebbe ragionato meglio. Si addormentò in pochi minuti, nonostante il fermento che c’era di sotto e tutto ciò che gli girava per la testa… Aveva il sonno ancora inquieto, forse più di prima, ma quello sarebbe stato solo l’inizio… La madre di Alejandro salì in camera sua dopo appena cinque minuti per dargli un’occhiata, e farlo scendere, visto che doveva scartare dei regali, ma nel momento in cui aprì la porta, non fiatò neppure: il ragazzo sembrava dormire profondamente, e svegliarlo sarebbe stato un peccato… “Povero caro, perché non l’ho capito subito che era stanco…” Si avvicinò al figlio, e gli baciò delicatamente la fronte sussurrando – Buona notte Alejandro…- Poi, si allontanò silenziosamente da lui, e uscì. La mattina seguente Alejandro si sentiva molto meglio, ma ancora non si spiegava quanto era successo la sera prima. Quel giorno indossava una felpa a mezzo braccio, per non far notare la guarigione improvvisa; doveva parlarne con i ragazzi per ora, ma non con i genitori. – Alejandro- disse il padre – abbiamo un regalo per te. Dovevamo dartelo ieri sera, ma sei sparito.- Alejandro ridacchiò; “Con tutto quello che ho passato non sarei sceso neanche morto…” il padre gli lanciò un oggetto e lui lo prese al volo, nonostante il fatto che non stesse neanche guardando, sorprendendo il fratello. – Bella presa Al!- Il boccone gli andò quasi di traverso nel sentire quel nomignolo. Guardò ciò che gli aveva lanciato il padre e disse – Delle chiavi?- lui in tutta risposta gli disse – La patente ce l’hai già, dico bene?- Lo sguardo di Alejandro all’improvviso si illuminò e chiese – E’ ciò che penso io?- il padre gli sorrise e rispose – Se la vuoi vedere è parcheggiata fuori, e oggi vai a sc uola con quella, da solo chiaro? Io non ti accompagno.- Gli fece l’occhiolino e non passò neanche un istante che Alejandro si era già fiondato fuori. Il fratello lo seguì e si trovò davanti una macchina sportiva rossa da urlo. – Non ci credo! E’davvero tutta mia???- - Tic tac! Tic tac! Muoviti figliolo, la scuola sta per cominciare! Ha già il pieno.- - Non mi vorrai lasciare a piedi, vero fratellino?- In quel momento arrivò la loro madre con i rispettivi zaini e le giacche, intimandoli a sbrigarsi, o avrebbero tardato. Alejandro ringraziò i genitori come mai prima d’ora e col fratello si diresse più veloce che mai verso la scuola. - Ci credete? Ieri i miei erano così felici che non so neanche descrivermi cosa mi hanno fatto o regalato!- - Immagino Duncan, da criminale incallito che sei…- - Perché devi sempre fare la guastafeste Court? Geoff, Bridgette, un sostegno, no?- - Duncan, se fai una cosa del genere è un miracolo!- gli rinfacciò Heather. In quel momento l’attenzione del quintetto e di buona parte degli altri si puntò su una macchina, di un rosso fiammante, che si accostò al marciapiede della scuola. – Che figata quella macchina ragazzi!!!!- Duncan rimase colpito solo nel vederla, come gli altri, figuriamoci quando vide uscire dal posto di guida Alejandro! I cinque gli andarono incontro di corsa, e lui nel vederli fece appena in tempo ad andare dall’altro lato dell’auto, che già se li trovò davanti. – Fratello, ma è tua?!- - Puoi scommetterci Geoff! Vi piace?- - E lo chiedi, pure? Certo!- Duncan non ne aveva ancora staccato gli occhi di dosso. - Ma da dove spunta?- - La verità, Heather? Non ne ho idea, so solo che i miei genitori me l’hanno regalata stamattina su due piedi!- - Questa si chiama fortuna!!! Ci farai fare un giro?- Bridgette fremeva d’emozione nel chiederlo, tanto che Courtney dovette punzecchiarle il braccio per farla tornare in sé. - Magari dopo la scuola.- fu la risposta. Il gruppetto esultò di gioia e Courtney ne approfittò per fare un annuncio: - Ragazzi, ho sentito dire che nella nostra classe ci saranno dei nuovi alunni. Lo sapevate?- - No. Chi te l’ha detto?- la risposta venne immediata dalla ragazza: - Semplice Duncan: io leggo gli annunci sulla bacheca di classe, non li uso per farne delle palline e giocarci a calcio o con le cerbottane…- Il ragazzo sbuffò, brontolando qualcosa sottovoce, ma fu subito riscosso da Geoff che, strano a dirsi, li avvertì che la campanella era suonata. Giunti in classe, ebbero modo di conoscere i sette nuovi alunni, che vennero presentati dalla professoressa: - Ragazzi, i vostri nuovi compagni sono i seguenti: Scott, Dawn, Dakota, Sam, Silent B, Zoey e Mike. E con questo arriviamo a quota trenta, il massimo della classe, evviva…- Vennero presentati nel rispettivo ordine un ragazzo alto e robusto, con le lentiggini, i capelli arancioni e gli occhi grigi; una ragazza più bassa, con dei lunghi capelli biondo platino, gli occhi un po’ più chiari del precedente, pallida; un’altra ragazza con dei lunghi capelli biondi, gli occhi verdi e un atteggiamento vanitoso; un ragazzo alto e grasso, con gli occhiali e i capelli castani, al quale vennero confiscate tre console su cinque già sulla soglia della porta; un altro ragazzo scuro, alto, ma in forte sovrappeso e molto silenzioso; e infine una ragazza socievole, con i capelli rossi legati in due codini e gli occhi di un marrone scuro, e un ragazzo un po’ più alto, e più scuro, con gli occhi e i capelli di un castano altrettanto scuro. La professoressa, senza tanto entusiasmo, li fece accomodare e cominciò ad esporre la lezione. Alejandro valutò con un’occhiata veloce il suo nuovo compagno di banco: silenzioso, fugace, rapido e che sembrava non promettere nulla di buono; un amico perfetto! Nel mezzo della lezione, dopo aver avuto l’impressione di essere stato osservato a lungo, gli parve di sentire il suo compagno parlargli; - Senti, io e te dobbiamo scambiarci due chiacchiere.- Con la coda dell’occhio guardò il suo compagno: nulla, aveva lo sguardo rivolto alla lavagna. Poi lo sentì di nuovo, dopo un pai o di minuti: - Ehi, ma ci senti?!- Lo sbirciò di nuovo come prima, ma ancora nulla; stava solo giocherellando con la sua matita all’apparenza intagliata. La terza volta fu nuovamente un paio di minuti dopo: - Vuoi proprio farmi arrabbiare, vero?- Questa volta lo spagnolo si voltò, incrociando lo sguardo seccato del compagno. Lo guardava con un’aria un po’ confusa, così Scott scrisse qualcosa su un pezzo di carta e glielo porse. Alejandro lo lesse: “Ne parliamo a pranzo, ok? Capisco la tua confusione.” Il ragazzo annuì, e proseguì il resto delle lezioni, spinto da una certa curiosità verso il suo nuovo “compagno”. All’ora di pranzo i ragazzi si riunirono alla mensa e mentre procedevano con la fila si misero a chiacchierare del più, del meno, e di qualcuno… - Non trovate anche voi che quel ragazzo, Scott, sia un po’… Come dire… Inquietante?- Bridgette fu la prima ad aprire l’argomento sul nuovo arrivato, un po’ diverso dagli altri. – Per me no, è uno a posto.- s’intromise il punk. – Duncan, ahahah, fidati, se per te qualcuno è a posto, per gli altri non lo è!- Courtney non poteva sapere che era distante da lui solo di qualche passo. Tuttavia Scott non proferì parola, o almeno non l’avrebbe fatto in quel momento. – Non dovreste sparlare di lui, non è carino…- Zoey decise di intervenire in sua difesa. – Ma non intendo parlare male di lui, dico solo che, ecco, non sembra una persona molto socievole.- Bridgette si chiarì subito all’amica. – Se volete la mia opinione, io dico che è diverso da noi!- - Ma davvero Geoff? E cosa te l’ha fatto capire?- - Non ti conviene fare il sarcastico con me Mike, so essere irritabile!- - Nel senso che sai irritare le persone? No, perché se volevi dire che ti puoi arrabbiare facilmente dovevi dire “irascibile”- - Fidati Mike, lui sa essere solo irritabile, alle volte...- quello fu ciò che disse Alejandro prima di lasciare il gruppo per seguire Scott. - Ale, dove vai? Non pranzi con noi?- gli chiese Heather - Non oggi, l’ho già promesso ad un amico.- I ragazzi fecero spallucce e si separarono, e lo spagnolo si diresse verso il suo “amico”. - Eccoti finalmente. Temevo che non saresti più venuto.- Il tavolo che aveva scelto il ragazzo era completamente vuoto e, stranamente, un po’ distaccato dagli altri. Ad Alejandro fece uno strano effetto sedersi davanti a lui, e guardarlo fisso negli occhi. – Sono uno di parola, e se non avessi avuto l’impressione di averti già sentito in classe, oserei dire che questa è la prima volta che ti sento parlare.- Scott ridacchiò a quella battuta e poi riprese il suo discorso. – Sì, in effetti, non sono mai stato un gran chiacchierone. Scherzi a parte, immagino tu voglia sapere perché ti ho voluto parlare.- - In effetti, sono stato sfiorato da questa idea, tu che mi dici?- - Ma che simpatico... Comunque il perché è questo: non hai notato nulla di strano ultimamente?- - Fammi pensare... Devo includere che mi hai parlato senza proferire un fiato in classe?- Scott lo guardò con un espressione scocciata. - A parte quello... Io intendevo da quando sei tornato dalla battaglia; ossia da ieri, più o meno. Nulla? Sei sicuro...?- - Dove vuoi andare a parare?- - Partirei prima di tutto dalle tue “ferite”, o come preferisci chiamarle...- - Arriva al sodo, mi stai facendo innervosire.- Alejandro cominciava seriamente a non capirci granché, e tutti quei giri di parole altro non facevano che confonderlo e infastidirlo. - Devo andarci dritto e dirtelo in maniera secca? Possibile che tu non abbia un filo di logica? Le tue ferite sono scomparse, dico bene? Hai lottato contro dei licantropi, giusto? Perché è così che si chiamano. Uno di loro ti ha pure morso e tu hai rischiato la vita...- - Come sai tutte queste cose?- - Perché io c’ero, ma non mi potevate vedere.- - Cosa intendi? Oltretutto era notte fonda.- - A maggior ragione; ma tornando a te...- - Perché non parliamo prima di te, vorrei capire come sai tutto questo su di me.- - Sei stato soccorso in fretta e con cura dai tuoi amici, che sono riusciti a salvarti la vita.- Scott procedeva spedito, senza dare retta a quanto diceva Alejandro. - Ti ho detto che mi stai confondendo...- - Allora ragiona! Se i morsi di quei lupi ammazzano e tu ti sei salvato, quel po’ di veleno che resta che ti ha fatto? Che ti sta facendo?- Il ragazzo non rispose. Non sapeva cosa dire. - Ti ha infettato. Non sai proprio nulla, eh?- - Cosa intendi con infettato?- - Ora ragiona e cerca di capire: un po’ di veleno è rimasto, poco, ma quanto basta non per ucciderti, ma almeno per infettarti. E ora, sii sincero: ieri, hai notato qualcosa di diverso? Hai avuto l’impressione di fare qualcosa in cui prima non riuscivi? Parti dai tuoi sensi; sono sempre i primi.- - Ieri sera... ieri sera mi è sembrato di poter sentire mia madre parlare con mio fratello, come se mi fossero accanto...- - Invece... Dov’erano?- - Giù, al piano terra, mentre io ero al primo piano.- - E ancora? Hai notato altro?- - Stamattina, quando mio padre mi ha lanciato al volo delle chiavi. Le ho prese senza nemmeno alzare lo sguardo.- - I riflessi. Diventano più acuti, come tutti i sensi, ne sviluppi di nuovi, diventi più forte e più veloce di quanto non possa esserlo un essere umano.- - Ma tutto questo che significa? E tu come le sai queste cose?- - Significa che da ora in poi la tua vita cambia totalmente. Io ci sono nato così. Sono nato e cresciuto come un licantropo, e col tempo ho imparato a controllarmi. E da adesso dovrai farlo anche tu, perché chi ti ha morso era stato morso a sua volta. E ora che non c’è più, lui cerca te.- - Cosa significa tutto questo?- - Mettila da questo punto di vista: chi ti ha morso, chiamiamolo “Beta”, è stato morso a sua volta dal capobranco, ossia “Alfa”. Tu hai fatto fuori Beta, ma dopo che ti mordesse, e sei diventato “Gamma”; però visto che Beta è morto tu hai preso il suo posto, e ora Alfa ti cerca, perché sei tutto ciò che ha del suo branco. Per ora. Se vuoi bene a chi ti circonda, dovrai stargli alla larga. Non puoi negare tutto questo; l’hai visto e adesso lo vivi. E’ un dono.- - Non è possibile! Proprio quando la mia vita sembrava essere ormai perfetta, un lupo mi morde, e tutto cambia? Non posso più stare vicino ai miei amici, alla mia ragazza, non posso più vivere la mia vita?!- - Puoi, ma in modo diverso. E se non vuoi far loro del male, dovrai darmi ascolto d’ora in poi, perché solo io ti posso aiutare.- - Altrimenti?- - Altrimenti lui prenderà di mira te, ma prima ancora, loro.- Detto questo si alzò e si allontanò dal tavolo. Presto tutto sarebbe cambiato... FINE PRIMA PARTE. SECONDA PARTE. Era ormai pomeriggio e tutta la scuola era in pieno fermento, come sempre. - Allora ragazzi, ora ci sono le qualifiche per la squadra di calcio, e poi dobbiamo andare tutti alla festa a casa mia! L’ho già allestita! E non potrete mancare perché Alejandro ci ha promesso un passaggio nella sua auto...- - Dai, così mi hai incastrato Geoff!- La comitiva si stava dirigendo tranquillamente nel campo esterno della scuola: ampio come un cortile, solo lo spazio riservato agli allenamenti, poi le panchine per i tifosi, quelle per la squadra e un po’ più in là gli spogliatoi, collegati con la palestra interna dell’istituto, munita un po’ di tutto. Bisognava fare i provini, perché l’allenatore diceva che mancavano alcuni componenti utili alla squadra. Ma non usava certo dei modi gentilissimi quando lo evidenziava... Ai provini si erano presentati vari ragazzi, tra cui Duncan, Geoff, Alejandro e Scott, come sempre separato un po’ dagli altri... I primi due passarono in squadra, anche se con qualche problema tecnico. Scott sembrò non avere alcun problema, anzi, pareva che avesse gli occhi anche dietro la testa, tanto da sferrare attacchi rapidi e inaspettati anche per i più bravi della squadra. Al momento di Alejandro, qualcosa, a parte i cartelloni con su scritto “FORZA ALEJANDRO, SEI IL MIGLIORE!” o cose del genere, alzati da Heather e compagnia bella, sembrò far nascere in quel ragazzo dei talenti parecchio simili a quelli del precedente, forse un po’ più sobri, ma sorprendenti. Pareva che tutto filasse liscio come l’olio, più o meno... Ora doveva battersi con il capogruppo, Lightning, il più orgoglioso e il più forte di tutti. Capace di tutto pur di restare tale... – Coraggio Aleidiota! Vediamo se mi batti!- Tra i due era già nata una certa tensione, talmente forte da poterla toccare con le mani... “Qui finisce male...” Scott continuava a girare su questo pensiero, nervoso, e preoccupato per la possibile reazione dello spagnolo. Al suono del fischiettò Alejandro partì velocemente, sorprendendo un po’ Lightning, il quale però non si perse d’animo e, raggiunto l’avversario, sferrò una mossa sleale, buttandolo letteralmente a terra con una spallata, dopo essergli stato incollato per squilibrarlo. Ci mancava che non gli avesse procurato un taglio alla gam ba per il brusco atterraggio, e così fu. – Ops! Ho fatto la bua al bimbo!- cominciò ad istigarlo, suscitando la sua rabbia – Ma ritirati, che è meglio!- - Basta Light! Riproviamo. Forza, in posizione!- l’allenatore li ricompose e subito dopo fischiò. Un istante prima di quel fischio, gli occhi del ragazzo parvero diventare per qualche istante arancioni, per poi riacquistare il loro colore naturale. E dopo quel fischio, Alejandro scattò più veloce di prima, evitando agilmente gli avversari e schivando in maniera straordinaria anche chi veniva da dietro, per concludere in bellezza con la sua vendetta su Lightning, il quale venne scaraventato in maniera sorprendente di lato lasciando il portiere privo di difesa e di conseguenza in balia dello spagnolo, che non esitò a segnare. – Ecco! Perfetto! E’ questo che voglio! Grinta e forza! Sei dentro! Prendete esempio ragazzi, perché lui sa come si gioca! Per oggi abbiamo finito! Ci si vede domani agli allenamenti, puntuali!- Alejandro guardava ancora con un certo disprezzo Lightning, che da terra, si rantolava dal dolore, e nessuno parve notare dei graffi che aveva sul braccio. A parte lui... Scott arrivò all’improvviso alle spalle di Alejandro, e lo trascinò in disparte sotto lo stupore generale dei suoi amici. – Ma che fai? Si può sapere che ti prende ora?- - A me? Oh, niente, ma a te qualcosa di troppo!- Gli prese di scatto il polso e lo alzò in modo da rendergli chiara la vista. – Allora? Sei ancora ostinato a non volermi credere? O ti arrendi all’evidenza? Un istante fa hai quasi dichiarato il tuo nuovo stato a tutti! E non parlo di quello di Face book!- Mentre Scott parlava Alejandro osservava sorpreso la sua mano: erano cresciuti all’improvviso degli artigli appuntiti, che lentamente si stavano ritirando cedendo il posto alle vere unghie del ragazzo. – Ma come... Come è possibile? Non può essere vero!- - Invece lo è. E da ora sei sotto la mia protezione. Niente feste, niente nottate...- - Che cosa...?- - Niente uscite con la luna alta, tantomeno con quella piena...- - Smettila. Non puoi pormi dei limiti!- Si stava arrabbiando di nuovo e agitava il polso nel tentativo di liberarsi, ma invano. La stretta di Scott diventava sempre più forte... - Niente appuntamenti di sera con i tuoi amici, niente prove di coraggio, la notte...- - Ti ho detto di smetterla!- - E soprattutto niente appuntamenti con la tua ragazza!- Quella fu l’ultima goccia; Alejandro si dimenò con forza e sfuggì alla presa del ragazzo per bloccarlo contro il muro, in una morsa ferrea alla gola. – Ti ho detto basta!- Il suo cuore andava a mille e Scott, sapeva di aver esagerato. – La prossima volta vedi di non irritarmi...- Mollò la presa e se ne andò rapidamente, lasciando il suo nuovo “custode” un po’ shoccato da quella reazione e lievemente titubante. Scott si staccò dal muro e lo osservò per qualche istante. – Proprio non sai a che vai incontro...- Volse lo sguardo verso di lui, intento a scherzare con gli amici, e se ne andò dalla parte opposta della scuola, verso casa, lasciando a chiunque la libertà di vedere i segni dei suoi artigli, ormai segnati su quella parete... Alla festa di Geoff erano stati invitati anche i ragazzi nuovi, e quelli dell’altra classe, perché la casa del festaiolo era davvero grande, e con grande stupore di tutti anche “il solitario” ossia Scott, era nella lista; solo che non si fece vivo neanche quella volta. Ma tutti gli altri erano gioiosi e agghindati e si divertivano a più non posso alla festa. Le ragazze indossavano i loro vestiti più belli e i ragazzi si sfidavano un po’ in tutto: dal classico giochetto di “braccio di ferro” alle competizioni più assurde, tra cui era compreso l’alcol. Fortunatamente i genitori di Geoff si erano assicurati che le bevande avessero la minima quantità di alcol, sbarazzandosi di quelle ad alto contenuto. La musica era a tutto volume, e scatenò più volte le proteste dei vicini che si lamentavano di voler dormire, e le luci da discoteca schizzavano di qua e di la rosse e gialle, verdi e blu, di tutti i colori immaginabili per vivacizzare la festa. Dawn, soprannominata da tutti “Raggi o di luna” stava passeggiando da sola nel giardino della casa, molto ampio, e pieno di verde, per la gioia della ragazza. Continuava a passeggiare in silenzio, mentre di tanto in tanto qualche civetta si faceva sentire, facendo da coro alla musica della casa, ora più bassa. Il suo vestito, morbido e lungo fin sopra il ginocchio era di un verde selva, e richiamava il colore delle piante; adorno di piccoli fiorellini bianchi sulla scollatura, sulla quale era posata una mantellina, verde anch’essa ma un po’ trasparente, cingeva il cingeva il corpo della ragazza e metteva in risalto quel fiore bianco che aveva nei capelli. Al minimo soffio di vento ondeggiava nell’aria, rendendola bellissima alla vista di chiunque, e allo stesso tempo la rendeva più delicata e diafana di quanto già non sembrasse. Dopo una lunga passeggiata, Dawn si sedette sull’erba, assumendo la posizione del fiore di loto, e richiamò l’attenzione degli animaletti che vivevano lì. Dopo aver parlato con loro, se nza volgere lo sguardo disse – Perché ti ostini tanto? Se sei consapevole che così non lo convinci cambia metodo.- Una voce rispose pacata da un angolo del giardino, immerso nell’ombra di un salice; - Se non faccio così non lo convinco. Se faccio il buono cosa pensi che cambi?- - Di sicuro ti da più retta. E’ un ragazzo che custodisce un terribile rimorso e sentirsi così pressato certamente non lo giova.- - Non sono problemi miei; io cerco solo di fare del mio meglio, ma non mi da retta... E’ più cocciuto di quanto sembri.- - Eppure adesso sei tu quello cocciuto, perché ti sei ostinato a fare le cose a modo tuo. Se avesse una prova di quanto dici, di sicuro riusciresti a convincerlo.- La risposta risuonò dopo un’ attimo di silenzio. - Una prova? Ma certo, come se quanto ha visto oggi non bastasse. Lo voglio solo aiutare, niente di più, niente di meno...- Dawn, alzò lo sguardo e lo volse a quel punto del giardino, in cui lei sola intravedeva una sagoma poggiata al fusto dell’albero. - In realtà, c’è un qualcosa di più, e tu lo sai... Ma non vuoi dirlo perché è una fitta che fa troppo male, e anche solo il ricordo ti procura il dolore che provasti quel giorno...- La sagoma parve chinare lievemente il capo. - E tu come lo sai?- La sua voce era percettibilmente tremante, e sembrò trattenersi dal parlare a scatti. - Sai bene che sono ben più che una semplice sensitiva, ma sai anche bene che girare e rigirare nell’amaro ricordo della morte di tua madre, altro non fa che alimentare la tua ira verso lui. Ci sono persone che chiamano i tuoi intenti “follie”, altri “attacchi di rabbia”, ma la verità è che quando lo fai, lo fai per vendetta, credendo che sia un desiderio di sfogo, e fai del male a chi non dovrebbe, a volte con le parole più che con i gesti.- La sagoma stava lentamente uscendo dall’ombra e si era diretta ormai vicino alla ragazza. – Cerca di contenerti e prova a vedere con gli occhi della verità il mondo che ti circonda; scoprirai che quel ragazzo è prezioso e non devi perderlo se non vuoi che altre vite siano perse ingiustamente.- - Non ho alternative, ora che ho scoperto chi l’ha uccisa l’ho cercato per tutto il tempo Dawn, e non voglio farmelo sfuggire!- Era seduto accanto a lei. - Da solo non ce la farai mai Scott; ti farai uccidere anche tu, e l’alfa continuerà a distruggere la città, per passare poi a molto più! Fidati di me, le lacrime che vedo sul tuo viso sono la testimonianza della tua tristezza, ma anche del tuo timore. Cerca di avere prima la sua fiducia, e tutto si risolverà per il meglio.- Dawn sorrise al ragazzo e gli asciugò le gote. - Farò come dici tu... Forse riuscirò a combinare qualcosa di buono per una volta...- ricambiò il sorriso. Fu un attimo inestimabile, si guardarono negli occhi a lungo, finché tra i due sembrò nascere un legame forse vitale, tanta era la loro intesa, forse il primo che ci fosse mai stato tra un lupo e una ragazza come tante, che in fondo, così comune non era. Per entrambi uno era ormai indispensabile per la vita dell’altro, e nella loro speranza, desideravano che nulla potesse spezzare quel legame. Sotto il chiarore cristallino della luna quasi piena, nessuno era al sicuro con l’alfa in giro... Forse neanche loro... Intanto alla festa ci si divertiva un sacco e si fecero molte conoscenze: Zoey ne fu la più felice, perché non era mai riuscita ad avere così tanti amici in una volta, e in quell’atmosfera di gioia e divertimento, visto che ognuno si faceva i fatti suoi, nessuno sapeva cosa facessero gli altri. - Geoff, complimenti! Questa sì che è una festa da urlo!- - Grazie amico! Sapevo che ti sarebbe piaciuta, ma ora non perdere tempo; vai subito da Zoey e chiedile di ballare Mike, perché tra poco faccio un intervallo!- - Grazie Geoff! Sei un vito!- - Di niente fratello! Ehi, Dj, dopo metti un lento, ok?- - Certo Geoff, con piacere!- - Qualcuno ha visto Dakota? Mi ha promesso una foto insieme!- - E’ di la Sam! Alla fine facciamo una foto di gruppo?- - Ci sto!- - Geoff, dove hai detto che sono i rinfreschi?- - Dove ci trovi Owen! Senti Gwen, dopo faremo una foto e tu ci sarai!- - ...Va bene...- - Grande dark! Quasi dimenticavo, oggi Trent suona! Gliel’ho chiesto io.- - Davvero? Grazie tante!- - Pare che il nostro festaiolo preferito abbia tutto sotto controllo, eh?- - Sicuro Duncan! Senti, hai controllato bene la lista degli invitati?- - Mi spiace fratello, ma Scott proprio non si trova...- - Cavolo! Però ci tenevo che venisse, è la prima festa dell’anno! Non si manca mai!- - Eccezion fatta per lui.- - Vero... Beh, godiamocela, finché si può!!!!!- A quel punto partì una musica un po’ più calma, e iniziarono i primi balli in coppia. - Forza gente, ora calmiamoci con un po’ di musica lenta, e riprendiamo fiato. E se qualcuno non vuole farsi sfuggire quest’occasione... Ora o mai più!- Dj aveva appena accolto la richiesta di Geoff, e le acque si stavano calmando. - Perfetto, ora non me la posso più godere...- - Invece di lamentarti vai da Court o fatti due chiacchiere!- I due si misero a ridere e in quell’atmosfera calma e mite, tra risate e chiacchiere, qualche ragazzo ne approfittò per dichiararsi, in primis Mike... - Ehi Zoey, vuoi... vuoi ballare?- - Certo Mike! Molto volentieri!- La coppia cominciò a danzare a ritmo della musica, come buona parte degli altri. – Senti Zoey, c’è una cosa che vorrei dirti...- Il ragazzo era un po’ impacciato. – Davvero? E... Cos’è?- Lui esitò un po’ e poi disse – Vedi, tu... Tu mi piaci, e anche parecchio...- Zoey si sentiva un po’ lusingata – Dici davvero?- - Certo! Solo che ci sono due problemi: il primo è che non so se per te sia lo stesso...- - Ad essere sincera, lo è...- - Sul serio? Fantastico!!!- Mike si sentiva a sua vota entusiasta, ma dopo qualche istante si ricompose. – Cioè... Sono davvero felice che tu ricambi, ma il secondo problema non riguarda noi due...- - Mike, sei sicuro di quello che dici? Intendo dire, se è ciò che penso... Io non ne so ancora molto...- - Allora devi sapere! Non voglio che tu corra qualche pericolo!- - Sta calmo. Non accadrà nulla.- - Invece accadrà qualcosa Zoey! Voglio dire... tra poco. Ci sarà il plenilunio esattamente domani!- - Come?! Domani?! E Scott lo sa?- - Certo che lo sa, ma il problema è questo! Non riesce a farsi credere! Per questo oggi non è venuto. Mi ha chiesto di dargli una mano, ma non sono sicuro che in un giorno solo riusciremo a combinare qualcosa...- - Potrei darvi una mano io! ...Sempre se vi sta bene...- - Ecco, un aiuto in più fa sempre comodo, ma non è sicuro; se diventiamo suoi amici, c’è il problema che si allarghi un po’ la sua compagnia, e l’alfa, vuole che lui la elimini, solo per averlo tutto per se!- - Ma così si complica tutto!- - Possiamo solo sperare che riacquisti la ragione... Non vuole credere a nulla!- - Speriamo in bene...- Zoey sorrise a Mike e come per miracolo gli fece ritrovare il buon umore. Si divertirono alla festa, senza pensare più di tanto al problema che tormentava tutti, a loro insaputa, e fuori tra due chiacchiere e qualche risata, si trovava proprio Alejandro in compagnia di Heather. - Allora, a che ora vengo a prenderti domani mattina?- - Per le otto meno un quarto andrebbe benissimo.- - Perfetto. Così ti risparmio la fatica di andare a piedi fino a scuola...- - Ma se ci vado sempre a piedi?!- - Appunto!- Heather gli diede uno schiaffetto sul braccio per scherzo, e si misero a ridere di gusto tutti e due. Stavano insieme da un certo lasso di tempo, ed erano la coppia definita da tutti “più attesa”, visto il cataclisma che ci volle per farla creare... Ad un ceto punto però, Alejandro parve non sentirsi molto bene; cominciò ad avere uno strano senso di vertigini, sentiva il suo cuore aumentare rapidamente il battito e poi diminuirlo, per aumentare nuovamente. Ad occhio si vedeva che non stava bene. – Alejandro, va tutto bene...?- Il ragazzo riuscì a riprendersi rapidamente – Sì, tutto a posto. Era solo un attimo di stanchezza...- La voce di Geoff li richiamò. Era il momento della foto, il che significa che la festa era ormai finita. Dopo i saluti tutti tornarono a casa, e Alejandro trovò una sorpresa alla sua. Stava salendo in camera, e una volta giunto lì, fece per aprire la porta e accendere la luce, che... – Porca miseria!!!!- lo spagnolo trasalì e sbatté contro la porta stessa, chiudendola con un tonfo secco. Davanti a lui, seduto con un espressione seria sul volto, lo attendeva Scott. – Ma che... Si può sapere da dove sbuchi?!?!- - Ti do un consiglio...- disse alzandosi in piedi. - Non so che farmene dei tuoi continui consigli, grazie.- Scott lo guardò indifferente e accennò alla finestra. - La prossima volta che esci non lasciarla aperta.- Alejandro si sentì terribilmente in imbarazzo per la figuraccia che aveva appena fatto. Poi gli tornò in mente il fatto che Scott era entrato come un ladro e riprese il discorso. – Ora ti do io un consiglio: la prossima volta entra dalla porta. Sai, quella cosa di legno, rettangolare, che si trova all’ingresso di qualunque edificio!- Scott lo squadrò con lo sguardo di chi crede di avere di fronte una persona malata di mente. – Le chiavi ce le hai tu, non io, e i tuoi dormono. Se vengo io, busso, e chiedo di entrare per aspettarti nella tua stanza come un Serial Killer stile “Twilight” e farti prendere un infarto, pensi che mi lascino entrare o mi denuncino alla polizia?- Alejandro non rispose ma pensò “Preferirei la seconda opzione...”. Scott parve arrabbiarsi all’improvviso e disse: - Non sei affatto divertente!!!!- Lo spagnolo lo guardò confuso e lui rispose: - Hai già scordato come ti ho parlato stamattina?- - Ah, la telepatia... Aspetta, vuoi dire che hai sentito quello che... che imbarazzo!- - Puoi ben dirlo Mister “la prossima volta denuncio te e non il mio amico punk”! Comunque basta perdere tempo, devo parlarti...- - Ma certo, tu devi sempre parlarmi, vero? E qual è l’argomento di stasera? Come “ululare”?- - LO FACCIO SOLO PER IL TUO BENE!- Le urla del ragazzo svegliarono i genitori di Alejandro, che si stavano dirigendo in camera sua. - Oggi l’hai scampata, ma sappi che se non mi ascolti rischi la vita. Quelle di prima non erano vertigini o simili, ma i primi effetti collaterali che precedono il plenilunio!- i passi si avvicinavano – Per favore, ho bisogno di te...- - Per cosa?- la serratura della porta si aprì e ne uscirono i genitori di Alejandro; il ragazzo li rassicurò e li rispedì a dormire. Quando si voltò Scott non c’era più, ma poteva ancora percepire quell’intensa sincerità, che pareva quasi una supplica, nelle sue ultime parole... Si avvicinò alla finestra e guardò il cielo: la luna il giorno dopo sarebbe stata piena. “Basta negarlo, non serve a nulla. Se Scott è davvero l’unica persona che può aiutarmi, meglio accettare subito. Chi troppo vuole, nulla ottiene.” Poi andò a dormire, doveva prepararsi per il giorno dopo... - Giorno ragazzi! Come va?- - Alla stragrande fratello! Stamattina i miei hanno trovato cinque lettere di protesta dei vicini, e sai che vuol dire Ale? Che la festa è stata uno sballo!!!- Il bel gruppetto stava chiacchierando nel corridoio della scuola, in assoluta tranquillità, mentre dal lato opposto, Scott, sembrava discutere animatamente con Dawn; non si capiva che dicessero, ma di certo non era qualcosa di bello, ma al contrario, continuavano ad agitarsi e gesticolare, e di tanto in tanto rivolgevano qualche sguardo allo spagnolo. Il desiderio di quest’ultimo di sapere cosa dicessero, era talmente forte che involontariamente lo spinse ad usare uno dei suoi sensi... - Ma ancora non mi crede!- - Te lo ripeto ancora una volta: fammi provare!- - Non se ne parla! E’ troppo pericoloso, e poi stasera c’è il plenilunio; non avrà più di tanta lucidità...- - Se è per questo, neppure tu!- - Ma io intendo farlo ora, non stanotte!- La loro discussione venne interrotta dall’arrivo improvviso di Zoey; sembrava preoccupata, e parecchio. - Ragazzi! ...Mike! ...L’alfa... Scomparso!- - Mike e l’alfa sono scomparsi?!- - No Dawn! Ieri sera, cioè notte! Mike mi stava riportando a casa, ed è comparso l’alfa dal nulla che mi ha scaraventato via e l’ha rapito!!!! Ho cercato di contattarvi, ma non rispondevate!!!!- - Non va bene... Non va per niente bene! Le opzioni sono due: o l’ha rapito per intimorirci e farci fuori uno ad uno, o c’è il rischio, che proponga uno scambio...- Zoey era confusa; - Uno scambio... Come uno scambio?! Che vuol dire uno scambio?!- Dawn spiegò – Temo che Scott intenda Mike per... l’altro...- - Cosa?!? Mike!!! ...Scott...Scott!! Ora che facciamo?!?- - Filiamo con lui, prima che l’alfa catturi anche noi! In un modo o nell’altro ti riporterò Mike, vivo.- Si voltò verso lo spagnolo e senza neppure parlare quello li seguì, uscendo di corsa dalla scuola e lasciando di stucco i suoi amici. – Ma... dove va...?- I quattro giunsero di corsa alla casa di Scott, guidati da quest’ultimo, giungendo in un boschetto, davanti ad una casetta di legno un po’ mal ridotta. Allo spagnolo quel posticino ricordava vagamente qualcosa, ma ora non sapeva cosa; fece per appoggiarsi al muro dell’ingresso, come gli altri, per riprendere fiato, quando al minimo tocco gli volarono nella mente tutti i giorni passati ad addestrarsi con i ragazzi durante la Werewolf Resistence, il loro laboratorio, le chiacchiere e le battute che li rasserenavano durante le cene... Si staccò di scatto dal muro attirando l’attenzione degli altri. – Va tutto bene?- - Scott, io questo posto lo conosco...- - Perfetto, andiamo di bene in meglio! Hai sviluppato la memoria tattile!- - Cosa gli è successo?- - Un incidente... ad opera sua. Appena ha scoperto che sono venuto a viverci. Ha fatto sparire mio padre prima che potessi scoprire chi fosse...- - Vuol dire che hai vissuto da solo con tua madre?- - ...Togli l’ultimo pezzo...- una lacrima quasi impercettibile gli percorse il volto. Il ragazzo non rispose, ma capì, e questo gli bastava. – Qual è la prima cosa che devi insegnarmi a controllare?- Scott alzò il capo, e con un sorrisetto disse: - Che ne dici di partire dall’autocontrollo?- E fu lì che tutto ricominciò... FINE SECONDA PARTE TERZA PARTE TERZA PARTE - Allora, le basi per l’autocontrollo sono facili a dirsi, ma meno a farsi.- - E sono?- - Ecco l’impiccio: non esistono!- - Che?! Mi prendi in giro?!- - Ironia! Non ti prendo in giro, ma se vuoi veramente controllarti, devi imparare a non reagire alle provocazioni...- Scott gli mollò un montante fulmineo in pieno stomaco. – Ma ti sei, rincretinito?!?- - Vedi? Tipo questo! Quando meno te l’aspetti, capita. O ti controlli, o ti trasformi. A te la scelta.- Lo spagnolo si ricompose e tentò di resistere al desiderio di ricambiare il cazzotto speditogli... Zoey e Dawn assistevano agli allenamenti dei ragazzi o andavano a fare due passi nel bosco per tornare poi con qualche frutto da condividere nel pomeriggio o anche solo per fare una pausa. Di tanto in tanto, se il cielo decideva di giocargli qualche brutto scherzo, si rifugiavano nella casa di Scott, e mentre il vento o la pioggerella si facevano sentire, i ragazzi esploravano quella casa da cima a fondo. E’ incredibile come una casa così grande, possa diventare poi un rifugio e dopo una grande avventura, in un paio di giorni venga semidistrutta da un lupo mannaro... Alejandro, ogni punto che vedeva, ogni stanza che osservava o in cui entrava, ricordava alla perfezione a cosa corrispondesse: il laboratorio, il salotto, le loro camere, la sala da pranzo... Insomma, tutto. E in contemporanea Scott spiegava loro cosa fosse diventata adesso: una sala per allenarsi, le varie stanze in cui dormire, la cucina... E il laboratorio, solo un po’ diverso da prima... Ora era pieno di strani arnesi, mappe e liste, schede su cui erano segnati dei nomi sbarrati, e un portatile acceso su una pagina di Internet, guarda caso, riguardava le origini dei licantropi, infatti la scritta riportata era “lycantrop” ossia licantropi. Accanto c’erano dei cassetti ma uno di questi era socchiuso, e ne fuoriusciva una cordicella, o una radice... Mentre le ragazze osservavano le varie schede del laboratorio, Alejandro si avvicinò al cassetto per osservare meglio cosa fosse quell’oggetto, ma appena Scott se ne accorse, lo raggiunse di corsa e lo fermò. – Che cosa stai facendo?- Alejandro venne colto di sorpresa, e non sapendo cosa dire, usò la migliore difesa che conoscesse: la verità. – Volevo solo vedere cosa tieni in quel cassetto, tutto qui.- - Non è il caso che tu lo sappia; almeno non ancora...- - Vuoi dirmi perché sei sempre così misterioso? Insomma, che c’è di male se vedo cosa tieni lì dentro? Ci hai dato il permesso di vedere casa tua, no? Inoltre, fino a prova contraria, qualche giorno fa questa era la mia base, dico bene?- Aveva detto quanto più potesse dire, tentando di metterlo alle strette, ma Scott parve inflessibile. – Non ti do torto, ma ora questa è casa mia, e fino a prova contraria, certe cose sono off limits.- Lo congedò in questo modo e giacché si era fatto pomeriggio, e non avevano pranzato, si riunirono in sala da pranzo, e si sbizzarrirono come più gli andava, nel creare qualsiasi pietanza fosse possibile preparare con quei frutti... E anche se alla fine si conciarono un po’ maluccio a causa di una “guerra” col cibo, puntata più di tutti su Scott, fu da ammettere che erano capaci di cucinare davvero bene! Intanto, dalla comitiva di Alejandro, le cose andavano un po’ diversamente. - Chissà che cosa gli è preso oggi? Non è mica da lui mollarci così su due piedi, e senza un motivo preciso, per di più...- - Non chiederti troppo Bridgette, un motivo ce l’aveva di sicuro, solo che non ce l’ha detto perché andava di fretta.- - Duncan, possibile che vedi i ragionamenti così facili? Non hai tenuto conto che è letteralmente scappato dalla scuola con Scott, Dawn e Zoey senza neppure avvisarci?- - Court, ragiona così: a chi non verrebbe voglia di scappare dalla scuola il prima possibile per non tornarci mai più? Ecco il movente; Alejandro aveva a disposizione la sua auto, nuova di zecca, quindi poteva fuggire prima e senza essere rintracciato: arma; infine con tutto il movimento che c’era nei corridoi e la confusione, è fuggito immedesimandosi con la folla per non farsi vedere e raggiungere prima l’auto con i complici: opportunità. A dargli ancora più desiderio di farlo c’era il fatto che oggi avevamo un compito di algebra.- - Fratello, il tuo ragionamento spacca!- - Sì... spacca un tubo! Alejandro è uno studente modello, mica ha bisogno di fuggire dalla scuola senza un motivo!- - Ma Heather, il motivo te l’ho appena dato! Il compito!- - Senza offesa “cresta”, ma tu sei l’unico che è scappato in bagno per tutta l’ora pur di non farlo.- - Parla per te “chitarrista”! Io ho i miei motivi!- - Ossia Duncan? Quello di voler mantenere la media del quattro?- - E dai Gwen, ora non ti ci mettere anche tu!- Arrivò la cameriera che li servì e si intrattenne un po’ con loro a chiacchierare. - Chi ha ordinato il frappé fragola e panna per due persone?- Geoff e Bridgette alzarono la mano. – Bene, e la mousse al cioccolato fondente?- - E’ mia!- disse Gwen. – Invece il tiramisù va a Courtney e la torta al cioccolato è mia- s’intromise Duncan. – Restano un cappuccino ai frutti rossi e il gelato con la panna.- Trent alzò la mano – Il gelato è mio!- La cameriera servì tutti e poi chiese – Di cosa stavate parlando?- - Nulla di particolare...- disse Gwen - No, dai tranquilli! Ditemelo pure, tanto con tutte le chiacchiere che sento ogni giorno, potrei anche tornarvi utile!- - Da uno a dieci quanto ti interessi di gossip?- - Potremmo anche dire cento, biondina! E poi con questa pioggia oggi è anche una giornata un po’ morta...- - Io non ci vedo nulla di male a dirglielo. Insomma, non è che sia un segreto a livello mondiale...- Courtney riuscì a convincere gli amici. - Allora sparate! Mi state incuriosendo parecchio!- - Vedi, il fatto è che oggi un nostro amico, Alejandro, prima che cominciassero le lezioni, ci ha “piantati in asso” senza spiegarci nulla, ed è scappato dalla scuola insieme a due ragazze ed un ragazzo, tutti nuovi studenti.- le spiegò Geoff. - Ah – ah! Ma a chi vuoi che non venga l’idea di fuggire di scuola una volta tanto?- ribatté la cameriera. - Brava sorella! Io l’avevo detto, ma non mi credono mai!- Duncan le batté il cinque. - Uao, la prossima volta che avrai un’intuizione chiameremo la stampa...- disse sarcasticamente Trent. Duncan lo guardò male. - Ehi, voi due? Mi dite con chi è scappato?- riprese la ragazza. - Con degli... Emh... Amici.- disse Gwen. - Ora che ci penso, a proposito di amici, non è strano che Mike non sia venuto a scuola? Insomma oggi è il suo secondo giorno.- sopraggiunse Courtney. - Uao, una sparizione dopo l’altra! Si fa interessante il fatto!- disse la cameriera – Ma ora, perché non mi dite chi erano i ragazzi con cui è fuggito il vostro amico?- - Ecco, si chiamavano Dawn, Zoey e Scott.- - Uo, uo, uo. Fermo un secondo occhi verdi. Hai detto Scott?- lo interruppe bruscamente. - Sì, perché? Lo conosci?- le chiese Brigette. - Dipende biondina; descrivetemelo.- A quel punto s’introdusse Duncan – E’ alto, robusto, capelli arancioni, occhi grigi, lentiggini... L’hai mai visto?- - Umh... credo di conoscerlo, solo un ultima domanda: fa di cognome Worfleew?- Courtney controllò il registro di classe dal suo palmare. - Sì. Il cognome è quello.- - Oh mio Dio! Scott Worfleew! E’ proprio lui, più o meno!- disse allarmata la ragazza - Ah, beh, allora lo conosco...- si tranquillizzò in un secondo e cominciò a limarsi le unghie. - Sul serio? Puoi dirci qualcosa sul suo conto?- chiese curiosamente Gwen. La ragazza ripose la lima in tasca. – Qualcosa sì, ma sono cose che non andrebbero dette, e in questo caso, ogni cosa ha il suo prezzo...- Courtney le allungò dieci dollari, e lei cominciò a parlare. – Allora, fino ad un paio di anni fa, Scott viveva in campagna con i suoi genitori, ma frequentava il liceo a cui vado io. Durante l’estate, però, sua madre sparì, e lui restò solo con il padre; dopo alcune indagini si venne a sapere che la madre era stata assassinata, ma non si scoprì chi era l’artefice del delitto. Scott rimase segnato da quell’episodio, e dovette vivere solo con il padre; essendo figlio unico e non avendo né zii né nonni, il suo carattere si formò in maniera piuttosto difficile da trattare, divenne molto serio e solitario, e come se non bastasse, giocava brutti scherzi quando qualcuno osava deriderlo o fargli anche solo un dispetto... Dopo circa un anno e mezzo, però suo padre sparì, ma di lui non fu trovata nessuna traccia! Allora Scott rimase solo e finito l’anno, decise di trasferirsi in città. Cambiò liceo più volte, mantenendo però dei contatti con me e qualche altro amico, tra cui le due ra gazze che avete nominato, e l’ultimo liceo che risulta frequentare è proprio il vostro. Per quanto ne so io, la sua stirpe pare discendere da una misteriosa dinastia, che secondo alcune leggende d’origine aveva dei misteriosi legami con la Luna. Ma ovviamente sono solo leggende, anche se... Non ditelo a nessuno, perché questo l’ho scoperto io, Scott a quanto pare, la notte esce sempre, ma solo quando la Luna è visibile. Ancora non capisco che cosa faccia, ma secondo me non è una cosa normale... Perché non credo che sia normale aggirarsi nel bosco in piena notte, da soli...- Concluse così il suo discorso, che i ragazzi parvero aver ascoltato con molto interesse, e subito dopo fu richiamata dal suo superiore. – E’ pronta l’ordinazione per il tavolo numero sei!!- - Arrivo!- fu la sua risposta. Si scostò dal tavolo, ma prima di andarsene fu fermata da Duncan – Aspetta! Come ti chiami?- - Anne Maria! Piacere di avervi conosciuti, e se vi serve altro sul conto di Scott o dei suoi amici, chiamatemi pure!- Tirò fuori dalla tasca dei jeans un bigliettino con su scritto il suo numero di cellulare, e lo porse al punk. Poi ammiccò ai ragazzi e si diresse al bancone per ritirare l’ordine e tornare al lavoro. – Anne Maria, la prossima volta non stare tutto il tempo a chiacchierare, e vieni a darmi una mano in cucina!- - Sicuro Signor Hatchet! Ma ora dovrei andare a servire i clienti!- detto questo si allontanò e si diresse al tavolo sei. - Ah! Dakota! Sam! B! Come state ragazzi?- - Alla grande Anne Maria! Lo sai che ora io e Sam ci frequentiamo?- - Ma che bella notizia cara! Il tuo frullato dietetico!- - Puoi scommetterci! E lo sai che Zoey e Mike si sono messi insieme?- - Davvero Sam? Sapevo che sarebbe successo! Ma per il resto... Va tutto bene?- rivolse uno sguardo a B. Lui scosse leggermente il capo, e Anne Maria si fece improvvisamente scura in volto. – Volete dire che... Lui è qui?- Anne Maria sembrava seriamente preoccupata. – Ma loro non sanno nulla?- Dakota scosse nuovamente il capo, e un pensiero sfiorò la mente di Anne Maria. – Torno subito.- Si affrettò a posare il vassoio sul tavolo e raggiunse il gruppetto che era appena uscito di corsa. – Ehi! Ehi, voi, fermatevi un secondo!- Duncan si voltò di scatto e fece cenno al gruppo di fermarsi, poi raggiunse la ragazza. – Che c’è? Qualcosa non va?- - Stasera, qualunque cosa accada, se non vedete tornare né Scott, né Alejandro, non dovete assolutamente uscire di casa! Chiaro? Per nessun motivo, neppure se cascasse il mondo! E’ una questione vitale!- Era terribilmente seria, e la sua espressione era alquanto preoccupata. - Va bene, li avvertirò. Grazie del consiglio...- - Di niente! E salutatemi Scott!- - Senz’altro!- la voce di Duncan risuonò lontana, ma chiara e Anne Maria si calmò. – Bene, il mio lavoro qui è finito!- e tornò nel Cafè a lavorare. Nella foresta, intanto, i ragazzi erano riuniti nella casa di Scott e avevano da poco finito di pranzare. Alejandro aveva scoperto che per controllarsi doveva per forza pensare a qualcosa che lo tenesse calmo o quantomeno doveva cercare di arrabbiarsi il meno possibile. Mentre lui discuteva con Zoey e Dawn sulla scomparsa di Mike, Scott se ne stava in disparte con il suo portatile a fare delle ricerche sulle sue origini. “Deve pur esserci qualcosa in più. Deve! Non possono lasciare sempre le cose in sospeso!” pensava frustrato, mentre nei suoi occhi grigi scorrevano rapidi i caratteri delle sue ricerche. Trovava sempre un’informazione in più, ma mai quello che cercava e si trovava spesso con le idee alla rinfusa. “Proviamo così...” Scrisse sul fattore di ricerca “Aconito napello”; sullo schermo parve apparire una schermata con tutte le sue informazioni e Scott le lesse con estrema attenzione. “Dunque: L'Aconito napello definito Aconitum napellus è una pianta erbacea tra le pi ù tossiche della flora italiana... Il nome comune Strozzalupo deriva dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le volpi... Nelle credenze popolari l'aconito, può essere usato per tenere lontani i lupi mannari... L'ingestione di Aconito provoca disturbi gravi: rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la morte per asfissia. Quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg causano la morte di un uomo adulto...” Gli occhi di Scott si sbarrarono davanti a quelle informazioni. Le passo in tutta fretta su una penna e andò a stamparle. Una volta nel suo laboratorio, le ripose in un archivio e da uno dei cassetti della scrivania, ne estrasse un paio di guanti, delle piccole cesoie, un paio di pinzette e un piattino di vetro. Poi aprì con cautela il tiretto dalla quale spuntava quella piccola cordicella, rivelando che altri non era che lo Strozzalupo. Lo pose con cautela sul tavolo e con le cesoie ne tagliò un estremità della radice; poi con più cautela di prima prese il pezzetto con le pinzette e lo pose sul piattino di vetro. Prese quest’ultimo e lo poggiò sulla base di un microscopio per analizzarlo. Scoprì che buona parte del veleno, oltre che nel fiore era contenuto anche nella radice, e venne a sapere anche che in un solo pezzo di circa un centimetro erano presenti circa 10mg di veleno. - Basterebbe anche la minima quantità di questa pianta per uccidere l’alfa... Tutto ciò che dovrei fare e riuscire a farglielo assumere, o almeno ingerire...- sussurrò a bassa voce; subito dopo rimise tutto a posto e prese dei postit. Si mise ad appuntare in poche parole ciò che aveva scoperto e attacco il foglietto ad una bacheca. Per qualche strano motivo, il laboratorio era l’unica zona non distrutta della casa. E ora Scott aveva capito perché... Era grazie a quella pianta. Ma ora doveva uscire, o sarebbe soffocato, se non altro, lui era un lupo, e dopo un po’ lo Strozzalupo fa sentire il suo effetto. Salì in fretta di sopra e per poco riuscì a salvarsi... Riprese un attimo il portatile e inviò una mail a B; Bastarono poche parole: “Grazie dell’informazione B, senza lo Strozzalupo non avrei concluso nulla.” La inviò e questa fece il suo lavoro. Poi si diresse dai compagni, che stavano lavorando sulla scomparsa di Mike. - Quindi in teoria è ancora vivo?- chiese Zoey. - Beh, sì in teoria sì, perché sento ancora la sua aura, ma percepisco anche una presenza negativa vicino a lui...- - E’ l’alfa, vero Dawn?- gli chiese Alejandro. - Chi altri credi che sia, se no?- Scott s’introdusse nel discorso all’improvviso. - Scoperto qualcosa?- chiese nuovamente. - Più o meno; in pratica sappiamo che è vivo, ma è vicino all’alfa... E come se non bastasse è qui da qualche parte, quindi è vicino, ma non quanto basta per capire dove.- - Almeno avete fatto progressi Zoey.- - E tu Scott? Hai scoperto altro? ...Su ciò che stavi cercando, visto che non ci hai detto neppure cos’era?- - Sì, ho fatto dei progressi; diciamo che in condizioni estreme ho capito come tenere testa all’alfa, solo che per farlo, mi indebolirei io steso; quindi i progressi li faccio, ma nelle sperimentazioni su campo sono ancora ad un punto morto...- - Non hai motivo di abbatterti Scott, tutto sommato, abbiamo fatto tutti un passo in avanti...- Dawn tentò di consolarlo. Scott volle cambiare discorso - Alejandro, lo sai che stasera c’è la luna piena, giusto?- - Sì, ma sono ancora alle prime armi, sai com’è...- - Appunto... Neppure io sono certo che oggi si possa concludere qualcosa...- - Beh, io avrei una domanda da farvi...- S’introdusse Zoey. – Se Alejandro stanotte si trasforma, è perché c’è la luna piena, quindi ti trasformerai anche tu, dico bene Scott? Allora come faremo ad essere sicuri che non ci accada nulla?- Scott tacque. Non le avrebbe voluto rispondere, ma doveva. - ...Scott?- - Non so chi sarà al sicuro e chi no.- disse ad un certo punto. - Ma se non lo sai, vuol dire che non sei capace di controllarti, quindi mi avresti mentito, trascinandomi in questo impiccio.- - No, Alejandro! Il fatto è che io so controllarmi, ma non sono sicuro di ciò che avverrà da qui a poco. Tu ti trasformerai, e potresti avere anche degli attimi di follia, ma per un preciso motivo. Io invece, non so se potrò controllarti, o se sarò spinto dal mio istinto a cercare l’alfa, o peggio, se lui verrà a cercare me.- - Nulla è lecito a questo mondo, neppure il fatto che tu e lui vi siate fatti un torto a vicenda...- - Come sarebbe un torto a vicenda? Scott? Gli hai fatto del male?- - L’unico che ha subito un torto sono stato io, Zoey! Dawn sarà pure capace di leggere o percepire le aure, ma non di certo di sapere perché mi fu fatto!- - Scott, si tratta di un torto che neppure sai di aver compiuto!- - Allora non è colpa mia!- Scott volse lo sguardo fuori dalla finestra; si stava facendo buio e la luna sarebbe presto stata alta. – Ora basta parlare, è tardi, dobbiamo fare in modo che Alejandro non possa fare del male a nessuno...- - Come sarebbe a dire?- - La prima volta che hai una metamorfosi, gli impulsi “assassini” sono sempre più forti, perché di volta in volta, impari a controllarti.- - Vuoi dire che tra qualche minuto sarò un “Serial Killer Mannaro” che si aggira per chissà dove?- - In teoria...- Scott suscitò le risate delle ragazze. – Ma che incoraggiamento che mi dai...- rispose lui sarcastico. – Ma di niente!- Stavolta risero un po’ tutti. Almeno, qualche bel momento per distendere i nervi c’era... Stavano ancora elaborando un modo per tenere a bada lo spagnolo, quando questo non si sentì bene e uscì dalla casa per prendere un po’ d’aria. Il tutto purtroppo avvenne in assenza di Scott e al suo ritorno questo era piuttosto preoccupato di non sapere dove fosse. – E’ andato fuori; ha detto che aveva bisogno di un po’ d’aria.- rispose Zoey. – E voi l’avete lasciato andare?! Ma si può sapere che vi è preso?! Non avete visto la luna...- Non ebbe il tempo di finire la frase che da fuori si udì un ululato lontano, ma non troppo da non essere rintracciato. -...piena...- sussurrò Scott osservando di scatto fuori; questa infatti era piena e alta nel cielo, e brillava incessantemente, seppur coronata da fasci di nubi nere, in contrasto con la sua luminosità. - ...Restate qui e non uscite. Io devo evitare che combini qualche guaio!- Subito dopo si fiondò fuori e cominciò a correre, ad una velocità impressionante, seguendo il suo istinto e tutto ciò che poteva seguire di Alejandro. S i addentrava nella notte buia come se nulla fosse, e evitava ostacoli o impedimenti con altrettanta facilità; il tutto era dovuto alla sua vista, che pareva fargli vedere tutto come se fosse giorno. In pochi minuti giunse nei pressi di quello che doveva essere il confine tra bosco e città; decise di fermarsi per riprendere fiato. Si guardò attorno e, con una rapida occhiata, esaminò ciò che lo circondava. Solo piante; ad un certo punto, però, sentì uno strano rumore, come se fossero dei passi rapidi e fugaci. I suoi occhi s’illuminarono improvvisamente d’un blu brillante per tornare poi grigi, e intanto, ebbe modo di vedere ciò che lo circondava identificando in ogni essere o oggetto, solo il calore. Fu così che intravide una figura correre svelta e agile da poco distante. Gli si scaraventò contro all’improvviso, impedendogli il passaggio e cominciò ad innescare un combattimento senza esclusione di colpi; per lui fu facile schivarli tutti, ma per l’avversario, molto meno. Do po vari tentativi falliti di farlo soccombere, il suo nemico tentò il tutto e per tutto, pur di sconfiggerlo, ma fu prontamente respinto e atterrato. Fu un istante; lo guardò dritto negli occhi, e dopo qualche secondo di tensione emise un ringhio che avrebbe fatto tremare chiunque. Poi mollò la presa e il suo avversario indietreggiò spaventato, come se fosse prigioniero di un senso di inferiorità; quella poca pelliccia castana che lo faceva sembrare in parte un lupo, scomparve in pochi secondi, portando con sé artigli, zanne e tutto il resto, e rivelando la vera identità del lupo: Alejandro. Aveva un’espressione spaventata e non osava neppure pensare ad un contrattacco, ma rimase immobile lì dov’era. – Ti avevo avvertito...- gli disse il suo avversario, attraversando un fascio d’ombra. Un istante dopo, al posto del feroce lupo dal pelo rossiccio, apparve dinanzi alla vista dello spagnolo, Scott, con la sua solita espressione seria sul viso. - ...Scott?- chiese con voce fl ebile lo spagnolo. - Ti avevo detto che non ti dovevi allontanare, perché anche solo una minima distanza, e tu sei allo scoperto, alla mercé dell’alfa, pronto a sfruttarti in ogni singolo momento...- - Ma cosa mi è preso?- - Hai quasi attaccato la città, o meglio, i tuoi amici...- - Non mi sarei mai sognato di farlo! Come è possibile?- - Quando c’è la luna piena, se non vuoi perdere totalmente il controllo devi mantenere la lucidità, ed avere un motivo per farlo.- - E ora, cosa mi sarebbe successo?- - Non eri più in te. E l’alfa ne ha approfittato per tentare un primo attacco, ma ora basta chiacchiere; sei debole, vieni, ti riporto a casa...- - Non a casa mia però... Non in questo stato...- Scott acconsentì e, tenendolo sottobraccio, lo aiutò a rialzarsi per portarlo a casa. - Ma che fine hanno fatto quei due?- Zoey era incessantemente turbata. - Ti vuoi calmare? Stanno per arrivare, ma ora vedi di smetterla, per favore.- - E come faccio Dawn? Già è scomparso Mike. E se ora toccasse a loro due? Cosa faremmo a quel punto?- Le sue parole vennero interrotte dal rumore di alcuni passi. Dall’ingresso principale erano appena entrati Scott e Alejandro. Zoey nel vederli trasse un sospiro di sollievo. – Per fortuna siete arrivati.- - Ma che cosa ti è successo Alejandro?- Dawn era un po’ sorpresa di vederlo in quello stato. - E’ una lunga storia...- - Non così lunga, dopotutto.- Scott non poté fare a meno di esprimere il suo commento a riguardo. Lo spagnolo venne preso sotto la custodia delle ragazze, le quali si occuparono della sua salute. Non ci volle molto; le ferite si rimarginarono subito e bastò qualche minuto di riposo per recuperare tutte le energie. Scott, dal canto suo, si era nuovamente fatto da parte, ed era particolarmente assorto nei suoi pensieri; pareva non reagire più neppure quando lo chiamavano, tant’è che alla fine rinunciarono a chiedergli una mano. A Dawn non servì neppure tanto per capire a cosa, o meglio, a chi stava pensando... A casa sua, Heather era connessa ad Internet con il suo computer portatile, e stava facendo alcune ricerche su un compito che avevano assegnato per il giorno dopo: le origini della propria famiglia, se nobile, regale o semplicemente della media o bassa borghesia. In base a quanto aveva trovato, era originaria di una famiglia nobile americana, dal lato paterno, mentre da quello materno di origini orientali. Dal principio questo genere di famiglia era considerata quella dei “cacciatori”, giacché passavano molto tempo a caccia, ma avevano soprattutto trofei di volpi, lupi o felini simili. In entrambi i casi scoprì anche di avere più casate nemiche, che a quanto sembra, avevano degli strani rapporti di inimicizia con tutte le famiglie che, al contrario, erano legate da rapporti di amicizia con la sua famiglia. Il tutto le sembrava a dir poco strano. Decise così, dopo aver finito la ricerca, di indagare un po’ su quelle che erano le sue “casate nemiche”. Tra queste vi trovò alcune piuttosto insolite, come quella dei “Moon”, ma non riusciva a trovare quella che doveva essere la principale. O così credeva lei. Riuscì a trovarla dopo parecchio, ma le sembrava una cosa fin troppo strana. - ...Ma come è possibile?- Prese al volo il cellulare e compose il numero di Harold, mentre continuava a navigare tra le informazioni di quella famiglia, che parevano farsi sempre più interessanti. Ad un certo punto Harold rispose – Ciao Heather. Ti serve qualcosa?- - Sì, mi puoi ripetere come si usa quel programma per fare gli anagrammi delle parole?- - Se vuoi ti invio le istruzioni con una mail. E’ un po’ lungo da spiegare.- - Va benissimo, grazie.- Dopo qualche minuto arrivò il messaggio sul computer della ragazza, che cominciò ad inserire codici e impostazioni, per riuscire nell’intento. – Tutto ciò che ho trovato non è una coincidenza allora... Urge una spiegazione, e subito. Non puoi nasconderti per sempre Scott!- Subito dopo si allontanò di scatto dal portatile per riferire tutto ai suoi compagni. Sullo schermo si poteva vedere tranquillamente la traduzione fatta dal programma, qualcosa, inaspettato per chiunque: “Worfleew = Werewolf”. FINE TERZA PARTE. QUARTA PARTE. -...Allora... Voi, cosa direte ai vostri genitori, per essere mancati ieri?- In tutto il fermento della scuola, tra chiacchiere e pettegolezzi, fu proprio Zoey ad aprire quella discussione. – Io non avrò bisogno di dare alcuna spiegazione...- Scott era freddo e distaccato, come sempre, in ogni sua risposta; Alejandro ancora non sapeva che dire, mentre Dawn optò per una delle sue tante uscite meditative, nel bosco. In fondo non mentiva più di tanto. Zoey pareva ancora insicura, perché riteneva che i suoi genitori non avrebbero creduto a nessuna scusa; fu a quel punto che a Scott venne in mente la scusa più assurda ma più ragionevole del mondo: - Digli che Dawn ti ha invitato ad uscire con lei.- - Nel bosco?- - Sì.- - A meditare?- - Sì.- - Sicuro?- - Hai idee migliori, o almeno constatabili?- - ...No, non credo.- - Appunto.- Fece per aprire l’armadietto, quando qualcuno glielo chiuse all’improvviso. Era Heather; lo guardava come un investigatore che osserva i sospettati, e lui semplicemente come una persona che si aspetta una domanda. Ma dovette prendere parola prima lui. – Ti serve qualcosa?- - Sì, in teoria mi servi tu, giusto un secondo, devo chiederti una cosa.- - Cosa?!- chiese incredulo mentre lei lo trascinava via per il polso. - Te lo dico dopo cosa!- - Non “cosa” in quel senso!- - Ti sorprendi se una ragazza vuole parlarti?- - No, ma mi sorprende se vuole parlami una ragazza che porta al collo quel ciondolo.- Indicò un ciondolino d’argento cui era riprodotta la figura della luna piena affiancata da un lupo in punto di morte. – E’ un prezioso cimelio di famiglia. Che ha di strano?- chiese lei. – Beh, è inquietante.- - Tu sei inquietante!- - Non come quel ciondolo...- - La smetti? Io odio i lupi, e mi piace anche per questo.- - Se è per questo io amo i lupi.- - Sei ridicolo!- - Non come quel ciondolo...- - Basta!!!- - Abbiamo finito? Ok, ciaooh!- stava per andarsene, quando la ragazza lo tirò nuovamente indietro, tornando faccia a faccia con lui. – Non era di questo che volevo parlare.- - E di cosa? Mi stai facendo perdere tempo!- - Come mi dispiace. Sono così triste che, me ne pentirò per tutta la vita, e passerò l’eternità nell’ultimo girone dell’Inferno... Tornando a noi...- - No, grazie...- - Ieri ho fatto una ricerca sulla mia famiglia, e ho scoperto un po’ di cose anche sulla tua. Tipo che l’anagramma del tuo cognome è Werewolf, oppure che il tuo genere di dinastia è considerata quella dei “custodi” dei lupi, e ancora che da tempo avete un certo legame ricorrente con la Luna e cose simili...- Scott non aveva più fiatato, si sentiva colto sul fatto come mai prima d’ora - ...Mi spieghi il perché? In fondo è la tua famiglia, no?- - Ragazzi, che fate qui?- - Alejandro, ma dov’eri finito?- - Come mai tanto interesse?- - Scott non mi hai ancora risposto!- - Heather, ora sono occupato!- Scott fece intendere ad Alejandro di appoggiarlo. – Sì, in effetti, abbiamo alcune cose da fare.- - Oh, e posso sapere cosa?- - No!- I ragazzi risposero all’unisono, mettendosi in guai ancora più grossi. - Sì, in fondo mi sembra logico passare più tempo con un nuovo amico, ignorando tutti gli altri amici, ragazza inclusa, vero?- - No Heather! E’ che si tratta di un fatto di vecchia data. Capisci?- - Quindi vi conoscevate già tu e Scott?- - Se vuoi vederla da questo punto di vista... sì e no. Comunque ti risponderò la prossima volta, ok?- - No! Voglio delle risposte ora!- - E va bene! Tutta la mia famiglia ha sempre amato i lupi! Ok?- - E che mi dici dell’anagramma? Sai che vuol dire in inglese, no?- - Certo che lo so, magari e solo una coincidenza! E ora non te ne venire con tutto il repertorio, chiaro?! Anzi, lo chiedo io a te: ti piacciono gli animali?- - Certo. Ho anche un gatto.- - Hai un gatto?- Alejandro s’intromise di nuovo nei loro discorsi. - Sì, non lo sapevi?- - Come si chiama?- - Ora basta Scott! Sono io che ti devo fare le domande!- In quel momento suonò la campanella, segno che l’interrogatorio era finito. “Sia lodato il cielo!” Scott trasse un sospiro di sollievo e con un cenno della mano salutò per dirigersi in classe. – Sì, perfetto... Occasione persa...- - Heather, mi spieghi cosa ti è preso?- - No, nulla, solo che stavo per capire qualcosa che mi sarebbe tornato utile in questa storia...- - Se vuoi posso aiutarti io a trovare delle risposte. Cercherò di liberarmi il prima possibile dai miei impegni e...- - No, no, non ce n’è più bisogno...- - Non preoccuparti, troveremo una risposta a tutto.- - No Alejandro. Faccio da sola; sei cambiato un po’ troppo in poco tempo, non so per quanto potremmo andare avanti così, quindi, ti prego, d’ora in poi fammi fare tutto da sola...- - Come sarebbe da sola? Lo sai che non ti lascerei mai sola.- - Infatti. Ora, come sei riuscito a fare in questi giorni, cambia: non provarci più, non aiutarmi più... Non cercarmi più, perché... Voglio stare sola...- Subito dopo si allontanò verso la classe, commettendo un unico errore: si voltò un ultima volta verso di lui, e mentre le lacrime cominciavano a percorrerle le gote, emise un debole sussurro, come una richiesta di perdono per qualcosa che non vorresti fare; – Scusa...- si voltò nuovamente e proseguì a passo svelto. E lì, nei corridoi di quella scuola, ormai quasi vuoti, giaceva immobile lo spagnolo. Non si vince sempre, e lui lo sapeva bene, ma questa volta aveva perso ciò che di più caro aveva al mondo. E gli era costato fin troppo. In classe, intanto, Scott stava discutendo con Dawn su alcuni particolari di estrema importanza. – Ma se lei sa questo su di te, non corre più rischi?- Scott pareva turbato. – E’ questo il problema, capisci Dawn? Ora non so cosa potrebbe succederle; il peggio è che il suo genere di famiglia non ha ottimi rapporti con la nostra...- In quel momento arrivò l’insegnante e cominciarono le lezioni; durante tutta la giornata, però Alejandro non sembrò particolarmente attento, Scott parve non esserci mentalmente affatto, Heather non prestò molta attenzione a quanto veniva detto, Zoey passò tutto il tempo a scrivere di lei e Mike su un quadernetto per poi riempirlo di disegni, mentre Dawn stette tutto il giorno a guardare fuori dalla finestra... Alla fine della lezione dovettero restare un’ora extra tutti quanti, ma Heather, avendo un impegno familiare, riuscì a scamparla. Il primo quarto d’ora ebbe come compagno solo il silenzio assoluto, e dopo altri cinque minuti, qualche sospiro d i tristezza... Alla fine uno di loro prese parola. – Alejandro... Mi spieghi perché sei così triste...?- Lo spagnolo non ascoltò neppure quelle parole, e per evitare litigi, Scott decise di non aggiungere altro. Sapeva che era sicuramente colpa sua, era successo qualcosa tra lui e Heather, ne era certo; era sempre colpa sua se succedeva qualcosa di brutto a chi lo circonda, ormai lo sapeva per esperienza. Volse lo sguardo a Zoey: stava ancora pensando a Mike, le si leggeva negli occhi, così come si vedevano, di tanto in tanto, quelle fugaci lacrime di tristezza percorrerle le rosee gote. Volse ancora lo sguardo verso Dawn, e lo incrociò. Fu ancora silenzio, e senza dire nulla si dissero tutto ciò che si poteva. Bastò uno sguardo, uno solo. Poi il ragazzo tornò a contemplare ad occhi bassi, il tavolo che li ospitava, e continuò a navigare in quel mare di pensieri nella quale si ritrovava, e da cui ancora non sapeva come uscire... Di ritorno verso casa, i ragazzi, si divisero, seguendo ognuno la direzione per casa sua, ritrovandosi ognuno da solo, a pensare. Pensare a ciò che era successo e che stava succedendo; pensare come e perché così poco basti per perdere una persona a sé cara; pensare a come risolvere un danno causato, e come rimarginare le ferite di un conflitto che dura da troppo... Si era da poco fatta sera, e a casa sua Dawn si sentiva inquieta, aveva come l’impressione che qualcosa, non andasse bene, che stesse per succedere qualcosa di brutto... Decise così di avviarsi nella foresta per trovare forse un po’ di calma, forse per meditare, o forse per trovare una risposta alla sua domanda. Scott, invece, dopo qualche ora passata sui suoi appunti, tra esperimenti e ipotesi, si era dedicato ad un po’ di allenamento, per scaricarsi; dopo essersi riposato per una decina di minuti, però, non riusciva ancora a trovare risposte alle sue domande: “Perché ha rapito Mike?”, “Per quale motivo ce l’ha con noi?”, “A quale scopo vuole impossessarsi della città?” e l’ultima, la più ricorrente e frustrante “Se hai ucciso mia madre e fatto sparire mio padre, perche mi rovini l’esistenza ancora di più? E soprattutto, chi sei?”. Non tollerando più quei pensieri, decise di uscire. Forse, all’aria aperta del bosco, si sarebbe tranquillizzato un po’. Ma non aveva calcolato un piccolo fattore, comune nelle intenzioni di qualunque nemico, quando sei solo... La vendetta. Si ritrovava a passeggiare da solo tra la fitta vegetazione, quando sentì un rumore, o meglio, un fruscio, provenire dal fondo del bosco... Scrutava attorno a sè, sospettoso e allo stesso tempo, non riusciva a nasconde re un velo di paura che lo circondava. Il suo istinto animalesco si fece ancora più forte; percepiva un grande pericolo, una presenza oscura, qualcuno che non avrebbe voluto incontrare mai da solo... Rimase immobile lì dov’era per qualche minuto, poi, sentì un leggero fruscio, più vicino, e un secondo dopo, un tonfo secco, dietro di lui... Era paralizzato dalla paura, ma sapeva che doveva vincerla; era ancora immobile, nella stessa posizione di prima... – Eccoti, finalmente. Era un bel po’ di tempo che ti cercavo.- Una voce cupa parlò alle spalle di Scott, ma questo non ebbe ancora il coraggio di voltarsi, né tantomeno di proferire parola. – Sei cresciuto dall’ultima volta che ti ho visto, lo sai? Un po’ mi dispiace ciò che dovrò fare...- Fu un secondo dopo quelle parole che Scott trovò un po’ di coraggio, quanto bastasse per parlare. – Che cosa vuoi da me?- Il lupo si fece più vicino – Assolutamente nulla, sei tu che hai voluto metterti in mezzo ad una questione che non ti riguarda. Ed ora, voglio togliere un po’ di pesi dalla mia vita, perché tra poco ci saranno dei bei cambiamenti… E tu sei il primo punto della lista.- Scott sentiva il suo cuore andare a mille. In fondo non poteva immaginare quanto fosse forte il suo avversario. – Vuoi sbarazzarti di me?- Chiese con voce tremante. – Non vederla così, vedi il lato positivo: ti faccio un favore! In fondo la tua vita non è che ti piaccia più di tanto, vero… “Solitario”?- Quella parola, quel soprannome, colpì in pieno il cuore di Scott; non voleva esserlo, ma non riusciva mai a trovare alternativa, a causa del suo comportamento, ormai inquietante per tutti. Strinse i pugni in una morsa ferrea, e si voltò lentamente verso il nemico; era un lupo completo, dal pelo un po’ più scuro del suo, ma simile. Si teneva su due zampe, mostrando un portamento fiero e robusto. I suoi occhi, color dell’oro, inquietavano il ragazzo stesso, incutendogli un senso di inferiorità, come lui aveva fatto con Alejandro. Ma doveva superarlo. Il lupo lo istigò – Aspetti questa opportunità da anni, che hai a non volermi attaccare? Hai paura?- Scott, inaspettatamente ribatté. – Sarebbe il colmo; io che ho paura del lupo cattivo che si è sempre nascosto.- Quelle ultime parole fecero arrabbiare l’alfa, e i suoi occhi si illuminarono ancora di più. Per sua fortuna Scott si era già trasformato fin dove poteva; non aveva mai sperimentato la metamorfosi completa, perché troppo difficile e possibile solo ad un certo livello di esperienza. La voce cupa del lupo risuonò un ultima volta nell’aria. – Allora parto prima io.- Neanche a un secondo dopo che l’alfa già si era scaraventato su Scott, facendolo crollare a terra. Cominciò una nuova lotta, molto più lunga e faticosa della precedente, con affondi ancora più potenti, e attacchi di sorprendente agilità e schivate altrettanto sorprendenti. Purtroppo la battaglia non fu a favore di Scott, ma dell’alfa, più esperto, più potente, più possente e assetato di vendetta… Scott dopo essere stato atterrato, subì una raffica di colpi, che non riuscì a respingere, se non in parte, e solo ad un certo punto, riuscì a liberarsi e passare al contrattacco. Si gettò di scatto addosso all’avversario, e gli bloccò gli arti superiori da dietro, affondandovi poi gli artigli, e guadagnando un po’ di vantaggio, il quale però si dimostrò vano, in quanto l’alfa, una volta ripresosi dall’attacco, afferrò i polsi di Scott e lo tirò in avanti, sbattendolo a terra, per poi girare su se stesso per caricare un impatto, e scaraventarlo contro un albero, causandone un visibile piegamento. Scott cadde nuovamente a terra, ma non volle arrendersi, al contrario; nonostante le sue condizioni decise di continuare a lottare, anche con più foga di prima. Si aggrappò all’albero, e si diede la spinta per scaraventarsi nuovamente contro l’alfa, atterrandolo con un calcio rotante, che acquistò maggiore forza, avendo l’impatto dall’alto verso il basso. A seguito tent ò di bloccargli nuovamente le braccia, ma fu inutile, in quanto fu sorpreso da una scossa improvvisa dell’alfa, che lo fece cadere all’indietro; in quell’attimo di vulnerabilità, quest’ultimo lo prese per le caviglie e lo scaraventò in aria, per colpirlo in pieno nello stomaco con un montante, al momento della ricaduta. Mentre era ancora a mezz’aria per il colpo assestatogli, Scott ricevette in piena fronte una testata da parte del nemico, finendo nuovamente al tappeto. Era orami quasi incapace di reagire, ma si ostinò a fare quel che poteva; una volta in piedi, anche se barcollante, tentò di assestare qualche pugno e qualche calcio all’alfa, mancandone molti, ma riuscendo a sorprenderlo con varie combo, tra cui la più forte che conoscesse: il Salto Combinato. In un preciso momento, mentre combatteva, l’alfa tentò di sferrargli in pieno un pugno, ma fu prontamente parato, così lo scaraventò nuovamente contro un albero, ma fu lì che scattò l’attacco: Scott eseguì una capriol a in aria, con un avvitamento all’indietro, e riuscì ad atterrare sul fusto per poi ridarsi lo scatto con entrambe le gambe, e fiondandosi verso l’alfa, che colto di sorpresa, incassò un pugno in pieno viso; a quel punto Scott si diede un’ulteriore slancio ed eseguì una nuova capriola, con un avvitamento in avanti, però, per ricadere con un doppio calcio rotante sulla schiena dell’alfa, causandone un’improvvisa caduta. Ma a quel punto aveva esaurito le energie. Senza poter più reagire, subì una nuova raffica di pugni, e una volta trovatosi al punto dal reggersi a stento in piedi, fu atterrato per l’ultima volta da un montante direttogli. Era steso a terra, e aveva riacquistato la sua forma originale. Sanguinava, pressoché da tutto il corpo: aveva varie ferite sparse, in particolare sugli arti e sul volto; i vestiti lacerati facevano intravedere le ferite scarlatte, e la canotta era piena di buchi; il viso, cosparso di tagli, coronava un ampio taglio sulla gota destra, sangui nante. A fatica riusciva a tenere gli occhi aperti. L’alfa parve calmarsi. Si avvicinò lentamente al ragazzo e lo osservò per qualche istante. – Quanta pena mi fai. E pensare che ti ho sempre valutato forte e orgoglioso. Anche se ammetto che sei stato bravino, e sei durato più del previsto. Ma ora è il momento di farla finita.- Gli prese il colletto della canotta e lo tirò su; era sospeso a mezz’aria, e osservava il suo nemico negli occhi, forse per l’ultima volta. – Prima di finirti, però… Voglio che tu sappia chi sono io, oh, e vorrei che tu mi salutasti la tua gemellina, ma non potrai… Peccato, lo farò io.- Scott aveva uno sguardo confuso. – Non te l’ho mai detto? Hai una gemella; se non ricordo male si chiama... Zoey.- “Zoey”. Quel nome fece rabbrividire Scott; sperava che non fosse lei, ma, dovette accettarlo. Così come dovette accettare chi fosse realmente l’alfa... – ...Perché lo fai?- Con le poche energie che gli rimanevano, gli fece quella domanda. – Per ripagare un torto!- “un torto”, ma quale? – Tempo fa, ti feci un favore uccidendo tua madre! Non era pura! Lo saresti diventato pure tu, se non avessi ereditato tutti i poteri da tuo padre! E ora non saresti neppure qui! Tua sorella è pura, ma non del tutto. Così l’ho allontanata. Ingegnoso, eh? Rimanevi solo tu. Ma il rancore che serbavi per l’assassino di tua madre mi ha costretto a tirarmi in disparte, e sei rimasto solo. Se la tua dinastia è sempre stata pura al cento per cento, vale la pena che finisca, come è cominciata. Fosse l’ultima cosa che facessi.- Scott nel sentire quelle parole lo guardò con più disprezzo di prima. – E Mike?- L’alfa sogghignò. – Era un diversivo. Volevo prima te, ma lui era l’unico modo per averti. Ora è libero, ma al suo arrivo a casa tua, così come i tuoi amici, troverà una brutta sorpresa... Hai un ultimo desiderio?- Scott annuì, e disse con tutto il suo cuore, poche, semplici parole. – Và all’Inferno, stronzo!- L’alfa, già tornato umano, s’infuriò, ma quando fece per caricare il colpo di grazia, qualcosa lo bloccò; in un soffio, qualcuno, di cui non aveva avvertito la presenza, gli tolse dalla presa Scott, impedendo che questo riuscisse nell’intento di ucciderlo. Quando l’alfa si liberò, era tardi: Scott non c’era più; scomparso, assieme a quella misteriosa figura... Per la rabbia e la frustrazione, levò lo sguardo al cielo, ed emise un urlo che fece da coro ad un ringhio di vendetta... L’avrebbe ritrovato. Lo giurò sulla sua stessa vita... Più in là, nel folto della foresta, la figura misteriosa posò il corpo privo di sensi di Scott per terra, e chiamò Mike. – Sono io. Conduci Zoey e Alejandro a casa di Scott, e portate anche un kit di Pronto Intervento ben fornito. Ci conto. Ma fate presto...- Mike dall’altro lato del telefono acconsentì e riagganciò; la figura si rivolse ad alcuni animali che erano nei paraggi – Mi dareste una mano? Ci tengo a salvarlo, ma sono stanca...- In pochi minuti, gli animali più grandi aiutarono Dawn a riportare Scott a casa. – Grazie! Da qui faccio io.- Trasportandolo di peso, lo portò fino alla sua camera e lo distese sul letto. Non c’erano cuscini; l’aveva detto che dormiva senza... Così Dawn, tolte le scarpe, si mise sul letto, seduta sui talloni, e poggio la testa di Scott sulle sue gambe. Si era macchiata i vestiti con il sangue del ragazzo, ma non le importava; ora voleva solo salvarlo. Le ferite continuavano a sanguinargli, e solo ripensando a ciò che aveva visto nella forest a, Dawn non riusciva a trattenere una lacrima. Cominciò ad accarezzargli delicatamente il viso. “Pensare che l’hai fatto solo per salvarci da lui... Io ti avevo avvertito. Ti sei ridotto così perché non mi hai ascoltato. Ma l’hai fatto lo stesso, e questo lo apprezzo...” Un’altra lacrima le cadde dagli occhi, facendo lo scivolo sui ciuffi stellati che le coprivano le gote. Strinse a sé il ragazzo, macchiandosi nuovamente. “Non posso permettere che accada di nuovo... Se muori tu, muoio anche io... Ma ciò che mi importa è che tu sopravviva, e basta! Non puoi fare questa fine, non lo meriti... Giuro che non lo permetterò, fosse anche la cosa più difficile al mondo!” Lasciò la presa, ma non smise mai di accarezzarlo. Voleva che sentisse la sua presenza... Gli baciò delicatamente la guancia, e attese immobile l’arrivo dei ragazzi, pronta a spiegare tutto. Mentre li attendeva, però, vari ricordi le affiorarono in mente; pensò alla prima volta che lei e Scott si erano incontrati: f u all’età di quindici anni. Il professore lo presentò alla classe, e con tutti i posti liberi che stavano, lui scelse l’ultimo in fondo alla fila più lontana. Si posò e non prestò molta attenzione alle lezioni. Da quel momento, da quando lo vide, capì che era diverso... Divenne la sua prima amica, e col passare del tempo, la migliore che avesse. Solo lei lo capiva. Ripensò alla festa di Geoff, quando si era ritrovata nel giardino con Scott a parlare... Non ricordava ogni dettaglio, ma ricordava che fu uno dei momenti più belli della sua vita. Non aveva mai stretto il rapporto del “Chain”, lo chiamavano così. Nasce da solo quando con una persona hai tanta affinità da legare la tua vita alla sua, come due anelli di una catena... Inseparabili. E mai avrebbe permesso che quel rapporto si rompesse. Mai... Mike aveva già avvertito Alejandro, e ora erano davanti alla casa di Zoey, pronti ad avvertirla; Alejandro aveva in mano il kit di Pronto Soccorso, mentre Mike fremeva di nervosismo. La porta si aprì e apparve la madre di Zoey. – Siete suoi amici? Ora la chiamo.- Mezzo minuto dopo Zoey era scesa, e nel vedere Mike, scattò di corsa verso l’uscita, catapultandosi sul ragazzo e buttandolo a terra. – Mike!!!!!! Oh, come mi sei mancato! Per fortuna stai bene!- Lui non perse tempo. – Non ora! Dobbiamo andare di corsa a casa di Scott!- Zoey era confusa. – Come mai?- Mike la aiutò ad alzarsi e disse frettolosamente – Te lo spiego durante il tragitto! Arrivederci signora!- Poi assieme ad Alejandro scattò di corsa verso la foresta, tenendo Zoey per mano e lasciando di stucco la madre. Il silenzio regnava ancora soprano in quella casa, e Dawn non si era ancora mossa, quando udì la porta aprirsi, la voce dei ragazzi. – Sono di sopra, veloci!- “E’ Mike!” pensò, mentre dei passi veloci si facevano sempre più vicini. – Fate piano!- Dawn li ammonì prima ancora che entrassero, e quando lo fecero, rimasero praticamente senza fiato nel vedere il loro amico in quelle condizioni. – Accidenti! Ma che gli è successo?- domandò Mike, senza distogliere lo sguardo da Scott. Zoey era terribilmente preoccupata e Alejandro non pareva certo indifferente, anzi. – E’ stato l’alfa! Ha cercato di ucciderlo!- disse Dawn, sotto lo stupore generale dei suoi amici. – Che cosa? E lui l’avrebbe affrontato da solo?- - Sì, proprio così! Sei ancora sicuro che ti sia solo d’intralcio?- - Non credo proprio... Solo, non pensavo che potesse, ecco, tenergli testa.- - Ora occupiamoci delle ferite! Sono ovunque! Sbrigati, apri quel kit! Ma come se le è fatte?- Dawn sorrise nel vedere la reazione di Zoey. – Che ci trovi da ridere?!- - Non è per quello, sei tu. Ora vi spiego cos’è successo...- Dawn raccontò per filo e per segno quanto aveva visto, dall’inizio alla fine, senza saltare neppure una virgola. Voleva che sapessero tutto, ma proprio tutto, su ciò che era successo poco fa. Intanto Scott era stato accuratamente medicato, avevano fermato le perdite di sangue e fasciato ogni ferita; ma ancora non riprendeva i sensi... – Sul serio ha fatto tutto questo?- - Ti pare che io scherzi Mike?- Dawn, tentò di spiegare loro anche del momento in cui l’alfa aveva mostrato il suo aspetto, ma non riuscì a farlo riconoscere da nessuno. – Aveva gli occhi dello stesso colore dei tuoi Zoey, e i capelli di poco più scuri di quelli di Scott, ma non so chi sia.- Nessuno rispose. Dawn posò un secondo lo sguardo su Scott; ancora nulla. Lo accarezzò di nuovo, ma le parve che questo avesse stretto appena gli occhi; ritirò la mano di scatto. – Che ti prende Dawn?- Lei sorrise all’amica. – Credo che stia riacquistando i sensi!- Il trio ne parve entusiasta, ma tentarono di restare nel silenzio più assoluto, per evitare che avesse un brusco risveglio. Dawn lo accarezzò ancora e ancora, e ad ogni tocco pareva reagire sempre di più. Ad un certo punto, aprì lentamente gli occhi. Vedeva una sagoma sfuocata, dinnanzi a sé, ma ci volle poco affinchè la vista gli tornò chiara. - ...Scott...?- La ragazza sussurrò appena il suo nome, nella speranza di avere una r isposta, e dopo qualche esitazione, la ottenne. - ...Dawn? Sei tu?- La ragazza gioì vivacemente assieme al resto del gruppo, e abbracciò Scott, che si era ripreso, dopo ore di attesa. – Sono così felice che tu stia bene!!!- Scott tentò di mettersi seduto, ma tutte le ferite che aveva ancora non glielo volevano permettere. – Fa piano! Ti sei appena ripreso, sarai debole.- Le ragazze lo aiutarono a sedersi, e subito dopo i suoi amici cominciarono a fargli delle domande. – Come giudichi l’alfa in fatto di forza?- - Beh, direi molto forte Mike... Non provarci mai.- - Ma perché ti voleva uccidere, e cos’è questo fatto dell’ “essere puri”?- - Vedi Alejandro... Quando fai parte del mio genere di famiglia, o entri a farne parte, nascendo così, oppure, venendo infettato. E mia madre non era nata così.- - Allora hai scoperto qualcosa sulla tua famiglia?- Scott guardò Zoey per un istante, e poi le sorrise. – Che c’è ti faccio ridere? O il fiore è messo male? Ah! Ho capito! Per la corsa mi si sono scompigliati i capelli e ora sono ridicola! Qualcuno ha uno specchio?- Scott cominciò a ridere di gusto. – No, non c’entrano i tuoi capelli!- Zoey lo squadrò. – Davvero? E cos’è allora? Giuro che non rido! Promesso! Né critico.- - Ok... Noi due siamo gemelli.- - Che cosa?!? Mi stai prendendo in giro?- - No, affatto! Ci hanno divisi alla nascita!- - E perché siamo diversi?- - Ci sono dei casi in cui i gemelli nascono fisicamente diversi. Come due fratelli. Ma restano gemelli.- Zoey era un po’ dubbiosa, ma poi pensò che forse era vero, in fondo lei era stata adottata. – Quindi... Siamo gemelli? Allora non sono davvero figlia unica!- Scott scosse il capo. – Neppure io!- - Sono felice per voi due, ma alla fine... Scott, tu hai scoperto chi è l’alfa?- Mike non ottenne risposta. Scott si era fatto improvvisamente cupo, e aveva smesso di ridere. Aveva scoperto una realtà terribile, ma vera. – Scott? Guarda che se non lo conosci, non fa nulla, insomma, non l’ha riconosciuto nessuno di noi...- - Fidati Mike. Lo conosco, e anche bene...- Strinse nuovamente i pugni, e un desiderio di rabbia e vendetta s’impossessò di lui. – Quello è mio padre.- In quella stanza piombò improvvisamente il silenzio. Mike e Alejandro rimasero a bocca aperta, e neppure respiravano più. Dawn si era portata entrambe le mani sulle guance in segno di stupore, e aveva spalancato gli occhi; Zoey invece si mordeva il labbro inferiore e si portò una mano davanti al mento, non riusciva a crederci. Intanto Scott si era alzato e si era avvicinato alla sua scrivania. Ci si poggiò e tenne lo sguardo basso, pensieroso. - ...Mio padre... La persona di cui mi fidavo di più al mondo dopo l’assassinio... MIO PADRE, CAZZO!!!- Sbatté violentemente il pugno sulla scrivania, provocandone una spaccatura di grandi proporzioni. – Ah! S-Scott, non, non fare così! Questo genere di reazioni non porta mai a nulla... A nulla, capisci?- Zoey lo raggiunse. – E cosa dovrei fare? Quello st...- - QUELLO è tuo padre!- lo riprese la gemella. – E vedi di smetterla! Avrai modo di vendicarti, ma finché io non ne so nulla, devi dirmi perché fai cosa!- Scott ora stava in silenzio. La verità a volte fa troppo male... Riuscì tuttavia a contenersi, e tornò al loro discorso. – E’ me che vuole prima di tutto.- Il giorno dopo i ragazzi tornarono a scuola, anche se un po’ insicuri e titubanti, giacché correvano un certo pericolo... Scott non era ancora guarito del tutto, e presentava ancora dei graffi sul viso e un vistoso taglio sul braccio destro, ma pareva essere noncurante degli sguardi incuriositi di tutti. Dawn lo raggiunse al suo armadietto, e volle scoprire se era ancora arrabbiato per il giorno prima. – Scott, va tutto bene? Ti vedo un po’ insicuro...- Il ragazzo rispose senza voltarsi. – Ho un motivo per non esserlo?- lei non capì. – Mio padre si aggira per la città come un pazzo assassino mannaro, che vuole uccidermi, e magari uccidere anche voi, e io dovrei essere tranquillo?!- Sbatté la porta dell’armadietto, e per il tormento, ci si appoggiò per calmarsi. – Scott, se tuo padre si comporta così, dobbiamo tentare di precederlo, come nella foresta. Non si aspettava certo la mia apparizione!- - Questo lo so Dawn... Ma il fatto è che ora non riesco più a ragionare... Intendo, pensare che mio padre abbia ucciso mia madre, solo per una ridicola “tradizione”, e ora vuole fare lo stesso con me... Beh, mi uccide dentro! E non so più che fare, che dire, che pensare... A volte non capisco neanche più da che parte sto... Se solo non fosse tutto così difficile...- Si voltò. Mike, Zoey, Alejandro e Dawn erano lì, ad ascoltarlo. Abbassò lo sguardo e mise da parte i suoi problemi. – Piuttosto... Tornando a lui... Cosa dovremmo fare ora?- Alejandro suggerì di riprovare con l’imboscata, ma a Scott parve troppo scontato. – Un’esca?- Mike l’aveva sparata grossa. - ...Un’esca. Te ne vieni con un’esca?! Mike, vuoi mandare qualcuno a farsi uccidere?- Non poté ottenere risposta, in quanto un urlo squarciò l’aria, e suonò subito l’allarme della scuola. – Che succede?- Zoey era confusa, ancora. – E’ successo qualcosa... C’entra lui. Me lo sento! Sbrighiamoci, dobbiamo uscire! Svelti!!- Si diressero di corsa all’uscita della scuola, e per poco non vi rimasero chiusi dentro. Qualche minuto dopo arrivarono le auto della polizia, e mentre i ragazzi parlavano animatamente, da una delle auto uscirono i genitori di Duncan, entrambi poliziotti. – Mamma! Papà! Che succede? Come mai questo trambusto?- Sua madre gli rispose frettolosamente. – Hanno dichiarato di aver trovato un cadavere nella scuola; c’è stato un assassinio figlio mio. Devi stare attento, perché c’è un killer in libertà!- Duncan rimase sorpreso da quella risposta, e riuscì a scoprire di chi era stato ucciso: era uno degli assistenti del coach. Il più stretto. Lo disse subito ai suoi amici, i quali si sorpresero, e parecchio. In un qualche modo Scott riuscì a sentire quel che avevano detto, ma in parte, e il concetto non gli fu molto chiaro; tuttavia, Alejandro, recatosi temporaneamente da loro, riuscì a sapere tutto, e raccontò al gruppetto. – Si parla anche di una strana scritta, “VENDETTA” su un mu ro; dicono che secondo alcune analisi sia fatta di sangue...- - No, un momento, hai detto sangue?- - Purtroppo temo di sì... Non credo che ci sia una vernice che abbia lo stesso colore fresca, e secca sia quasi marrone.- - Devo parlare con una persona... Torno presto.- Si era avviato di corsa in città, verso il cafè di quel giorno... Entrò in tutta fretta, e trafelato, chiese subito allo chef di vedere Anne Maria. Quando questa arrivò, nel vederlo così preoccupato, mutò subito espressione e lo prese da parte. – Che è successo?- - Un assassinio. Ecco cosa. Ha fatto fuori il miglior assistente del coach; quello che, guarda caso, era l’addetto alla custodia del campo. Ora ha libero acceso dal retro, senza essere visto. Si rischia grosso... Come faccio?- - Devi dirmi se c’è un secondo ingresso; se è così, potete usarlo, per poi bloccalo a chiave e una volta usciti, chiudere quello primario; a quel punto sarà in trappola, vi basterà una di quelle bombolette di gas esilarante per farlo svenire, e poi il lavoro è fatto. Una bombetta, o un colpo in pieno cuore ed è fuori. Solo bisogna fare attenzione, perché vi segue, però, dovete essere scaltri, e attrarlo in modo che segua qualcuno, mentre un altro chiude l’entrata. Poi chiudete l’uscita e via. E facile da dire, ma non da fare: niente finestre, né condotti dell’aria in vista, né porte interne. Se volete fare così lo bloccherete nella scuola, altrimenti...- - Dovrò usare lo Strozzalupo... Potrei optare per la seconda, è più sicuro, ma grazie comunque dell’aiuto. Sei un genio Anne Maria!- - Di nulla, e buona fortuna!- Scott era già uscito. – Perché ti servirà Scott...- FINE QUARTA PARTE. QUINTA PARTE La notte era calata sulla città, e in un vicolo deserto, sotto la luce della luna, una sagoma giaceva immobile. Pareva aspettare qualcuno, o qualcosa, ma non era identificabile… Ad un certo punto davanti a quel vicolo, giunse un ragazzo scuro e in sovrappeso; indossava un’ampia giacca, dalla quale estrasse una busta che mostrò all’individuo, riscattandolo da una sorta di estasi mentale. Sventolò nuovamente la busta e l’individuo parlò. – Hai rispettato i patti vedo. C’è quello che devo sapere?- il ragazzo annuì, senza proferire parola. – Bene, allora possiamo concluderla qui; non vorrei destare sospetti…- Come se incontrarsi così, di notte, in un vicolo buio, non destasse sospetti... Il ragazzone porse la busta all’individuo misterioso e in cambio si fece dare delle informazioni private, alla quale solo poche persone possono avere accesso. – Funziona così: se lo fai ingerire, muori sul colpo, a causa del veleno, un semplice contatto, causa l’avvelenamento e i vari sintomi, qu indi è da evitare, se invece venisse colpito da qualcosa intinto nel veleno stesso, il gioco è fatto. Il problema sta nel preparare l’estratto… Non posso avere a lungo contatti con lo Strozzalupo, perciò vorrei che di questo ti occupassi tu, B. Almeno sarei certo di ricevere ottimi risultati…- B accettò di buon grado, e fissò un incontro il giorno dopo a casa sua. A quel punto le due figure si separarono, e una prese la direzione per la città, mentre l’altra, per il bosco. E mentre B camminava, sperava vivamente che quel mistero si sarebbe presto risolto, o la prossima vittima poteva essere anche lui… Intanto nel folto della foresta, Scott camminava a passo svelto con la busta tra le mani. La stringeva e cercava di resistere alla tentazione di aprirla prima di arrivare a casa; conteneva tutte le informazioni sulla sua famiglia, dalla prima all’ultima. Da lì sarebbe potuto risalire alle debolezze del padre, alle sua forze, ideali e modi di fare; avrebbe controllato l’archivio di famiglia per assicurarsi che non fosse seriamente solo al mondo, ma anche per accertarsi che qualcun altro non fosse puro in famiglia, e fosse stato vittima di un assassinio. Arrivato a casa si sedette nel salone; era finalmente a conoscenza delle informazioni più preziose che potesse avere in quel momento; i guardiani della sua famiglia erano i “Moon” che da sempre li avevano protetti fin dal principio, stabilendo un rapporto perpetuo, grazie al legame del “Chain”, possibile ad un determinato livello di fiducia tra le due famiglie. Aveva scoperto di essere custodito da una Moon… da Dawn Moon. E questo spiegava la continua fiducia che nutrivano a vicenda. La madre era l’unica impura, mentre la sorella, essendo stata allontanata aveva ereditato solo le conoscenze sulla sua famiglia, ma non i poteri. Lui invece, essendo vissuto con il padre dall’età di quindici anni, periodo in cui si ereditano i poteri fisici per eccellenza, della madre aveva solo ereditato il controllo, e tanti amari ricordi… Prima dei diciotto anni, avrebbe sviluppato la metamorfosi completa, e lui ne aveva già compiuti diciassette; se suo padre lo faceva fuori non avrebbe vinto mai, ma se fosse riuscito a ereditare quell’ultimo potere… Sarebbero stati ad un livello quasi equo. Ma come fare? Non c’erano informazioni a riguardo, era quel genere di potere che arriva all’improvviso. Ma gli serviva subito. Ci pensò a lungo, finché la stanchezza, impossessatasi di lui, lo fece cedere trasportandolo in un mondo dove non regnava altro che fantasia e sogni… Un mondo dove, una volta tanto ci si rifugia dalle ostilità del mondo senza dover temere che queste ti raggiungano, e a volte sperando di non rivederle più. Al mattino fu risvegliato dal continuo vibrare di un cellulare. Lo prese e ci buttò un occhio: segnava la sveglia delle sette e due messaggi. Li lesse subito: uno era di Alejandro e l’altro di Mike; quello di Alejandro era piuttosto strano però: “Scott, ricordi l’altro gior no, quel discorso con Heather? Pare che ti voglia rivedere urgentemente.” Il che era strano e indesiderato dal ragazzo. – Non ci penso proprio, lei è una cacciatrice, rischio di… aspetta… Ma certo!- All’improvviso al ragazzo era venuta un’illuminazione. In tutta fretta si preparò per andare a scuola e si portò nello zaino anche le informazioni di famiglia, un po’ per precauzione e un po’ per usarle. - Possibile che ci costringano ad andare a scuola dopo due soli giorni di indagini?- - Lo sai come sono fatti gli adulti Gwen. Non ci possiamo opporre.- - Ma per favore Court! Parla per te, io mi oppongo sempre! E lo faccio a modo mio.- - Certo Duncan, lo sappiamo. Mi desti pure l’idea per una canzone con il tuo carattere… Con il contributo di Court.- Lei sorrise. Le piaceva cantare. - Sì, me la ricordo Trent! E uscì anche bene!- - Fai l’ironico o sei sincero?- - No sul serio, era bella.- - Di che parlate ragazzi?- - Difficile a dirsi Alejandro… Qui si passa da un discorso ad un altro con uno schiocco di dita.- - Bridgette ha ragione; ora eravamo sul discorso della canzone di Trent.- - Ah, parli di quella “My Bad Boy” Geoff? Sì era proprio bella!- - Ehilà! Come va gente?- - Heather! Bene direi, a parte il fatto che dobbiamo tornare a studiare…- - Non me lo ricordare Gwen… Ma avete saputo qualcosa di nuovo sull’omicidio?- - No, non di preciso Heather, ma potremmo scoprire da soli qualcosa.- - Facile a dirsi Alejandro, ma come le troviamo quel genere di informazioni? Non credo che Anne Maria questa volta ci possa aiutare.- - Chi? E’ una tua amica per caso?- - Non la conosci, ma lavora al Café che sta in centro, quello dove andiamo ogni fine settimana.- - Ah, ho capito. Pensavo di passarci questo sabato. Ti va di venire con me?- - Non ci vedo nulla di male… Ok.- In quel momento arrivò frettolosamente Scott, che senza neppure accorgersene sorpassò sia Heather che lo spagnolo; aveva lo sguardo fisso davanti a sé, e teneva le mani nelle tasche come suo solito, ma quella volta era diverso. Una volta raggiunti Dawn, Zoey e Mike, venne risvegliato dalla voce di quest’ultimo e si fermò di scatto. – Ehi, Scott hai letto il messaggio che ti ho inviato? Sabato andiamo con Alejandro al Café in centro. Vieni anche tu?- - Beh… Ok, vengo. Solo che ora devo andare, ci vediamo in classe.- Salutò con un cenno della mano e si diresse all’interno della scuola. Durante le ore pomeridiane, i ragazzi potevano svolgere le loro attività preferite, come fare ginnastica, o dei corsi pomeridiani di lingue, arte, o semplicemente passeggiare nell’istituto con gli amici e organizzarsi per la sera. Di solito Scott si dedicava all’attività fisica, ma quel giorno era in biblioteca; ma non aveva libri con sé. Solo un quadernetto e una penna tra le mani, con contorno di pensieri tormentanti… Stava appuntando qualcosa quando qualcuno si sedette vicino a lui. Ma il ragazzo parve non accorgersene. – Che cosa stai facendo?- Quella domanda lo riportò con i piedi per terra, ma senza distogliere lo sguardo disse – Appunto alcune cose…- la figura che lo affiancava parve incuriosirsi, ma prontamente Scott richiuse il quadernetto e lo mise nello zaino. Non era il genere di cose pubbliche; quando si voltò si ritrovò davanti Heather, e in un lampo si ricordò di chiederle una cosa, ma fu anticipato da lei. – Ho bisogno di risposte Scott. Ma non come quelle che mi hai dato la scorsa volta intesi? Devi rispondermi chiaramente, perché per colpa tua è successo un altro cataclisma qui!- Scott la guardava vagamente perplesso, ma acconsentì. – Ma a una sola condizione: se io rispondo, tu dovrai fare una cosa per me. Siamo d’accordo?- - Se è l’unico modo, sì.- - Allora dimmi cosa vuoi sapere.- - Quali sono le vere risposte alle domande che ti feci qualche giorno fa?- - Per l’anagramma del cognome, non è una coincidenza; ogni anagramma di dinastie come le mie, corrisponde sempre a un collegamento con i lupi, mentre quello dei “custodi” costituisce i rapporti tra lupi e natura, diciamo così. Ma non è necessario l’anagramma, lo indica la parola stessa. Nel mio caso, essendo la famiglia principale il significato simbolico deve indicare per forza l’essere stesso, mentre i custodi della mia famiglia devono rendere quello del rapporto più stretto tra lupo e natura. In questo caso “werewolf” ossia “lupo mannaro” per me e “Moon” ossia Luna, per i custodi.- - Ora è più chiaro, ma c’è qualcuno dei Moon qui, giusto? Se non sbaglio, Dawn. Non è vero Scott? Lei è la tua custode? O no?- - Lo è. Ognuno ne può avere uno diverso ma della stessa famiglia. Ti serve altro?- - Mi puoi spiegare perché c’è stato un nuovo attacco alla città, ma come omicidio? E chi è se lo sai.- - L’ultimo dettaglio non lo voglio dire, ma l’ha fatto per agire di nascosto, e attirare l’attenzione su un preciso fatto per avere campo libero e agire. Cerca delle specifiche persone, ognuna per un motivo diverso, e per fermarlo una volta per tutte è necessario che qualcun altro lo “sfidi” fuori dalla città e riesca ad ucciderlo, ma è difficile data la sua forza. Potrei dirti anche qualcosa su di te lo sai? Tipo che la tua famiglia caccia la mia…- - Che intendi dire con caccia? Spiegati meglio Scott.- - Intendo dire che ci sono i lupi, i custodi dei lupi, e i cacciatori dei lupi. Cacciatori con balestre e fucili d’assalto. Hai capito ora? Balestre e fucili d’assalto! E tu sei nella lista dei cacciatori Heather, quelli della mia famiglia.- - Ma bene, quindi ora dovrei farti fuori? Non sarebbe difficile, ho frequentato un corso di tiro con l’arco e sono una professionista. Ma non penso che serva in questo momento.- - Alejandro ti ha invitato a venire al Cafè sabato pomeriggio?- la ragazza annuì. – Bene, allora ti spiegherò cosa devi fare lì, così avrò modo di dirlo anche agli altri, e lo farò fuori una volta per tutte.- - Di che famiglia è? Posso saperlo?- lui la guardò per un istante. - …La mia.- Poi si alzò e si diresse verso l’uscita, lasciando sorpresa la ragazza. Ma in quel mentre, mentre volgeva i suoi passi verso l’uscita, una lacrima fugace gli percorse il viso, e quella lacrima fece capire una volta per tutte a Scott che farlo, sarebbe stato una giusta causa, ma anche un terribile dolore… Il sabato stesso, dopo aver consegnato la pianta a B, per ottenere l’estratto, Scott si diresse al Cafè, un po’ meno sovrappensiero del solito, e un po’ più turbato di quanto già non fosse. Quando entrò fu salutato calorosamente dai suoi amici, che lo avevano preceduto; il rosso si limitò ad accennare un saluto con la mano e si sedette, vicino a Dawn. – Eccoti, finalmente sei arrivato. Ti stavamo aspettando; Dawn dice che hai un’idea su come sconfiggere l’alfa.- - Esatto Mike, ma come hai fatto a saperlo Dawn? Non l’ho detto a nessuno.- - Io leggo le aure, ricordi? Posso percepire oltre alle emozioni e ai sentimenti, anche i pensieri del mio interlocutore. Anche se non penso che loro capiscano...- Alejandro la squadrò. - No, infatti, io non l’ho capito...- la ragazza fece spallucce; nessun’altro lo sapeva tranne Scott. – Non serve che ve lo spieghi. Non avrei un valido motivo per farlo.- I ragazzi erano curiosi, ma le spiegazioni sarebbero durate troppo, così sorvolarono quell’argomento, e Scott cominciò ad esporre il suo piano. – Vedete, quando ho ricevuto il messaggio di Alejandro stamattina, mi sono reso conto che Heather fa parte di una famiglia di cacciatori, quindi mi potrebbe tornare utile. L’altra sera, invece, mi sono incontrato con B, e gli ho consegnato poco fa lo Strozzalupo per ricevere l’estratto del veleno stesso. Il piano sarebbe questo: visto che dal mio incontro con l’alfa è passato quasi un mese, da qui a poco ci sarà il plenilunio, e lui potrebbe tornare all’attacco, così suggerirei di pr ecederlo con una “trappola”.- Heather lo interruppe – Un secondo, che genere di... trappola?- lui si limitò a dirle che avrebbe avuto un ruolo fondamentale. Poi spiegò tutto il necessario. Una freccia avvelenata dalla balestra della ragazza al momento giusto sarebbe stata la carta vincente. Ma Dawn non era molto sicura, tuttavia non lo diede a vedere; erano cose che doveva chiarire lei con Scott... Poco dopo i ragazzi avevano cambiato argomento, e si erano messi a parlare del più e del meno, della scuola, dei prof più fastidiosi, di cui Mike sapeva fare perfettamente le caricature del carattere, e di molto altro. Non si seppe come, ma in un modo o nell’altro riuscirono anche a far sorridere Scott. – “Ammirate ragazzi miei, la bravura della professoressa Svetlana! Da! Forma perfetta! Ricordate: Svetlana può fare tutto! Da!” Ahahah!!! Ecco l’imitazione della professoressa di ginnastica! Ahahah!!! Da!- Mike riusciva sempre a farli ridere tutti con quelle imitazioni. – Oppure il professor Chester! Quello di storia, il brontolone! “Ahhh! Ai miei tempi noi giovanotti studiavamo dal vivo! Altro che libri! Io l’ho vissuta la seconda guerra mondiale! E ho anche vinto il titolo di miglior soldato!!! Sempre fedeleeee alla patriaaaa!!”- Scoppiarono tutti in una fragorosa risata. Scott fece la richiesta del professor Manitova Smith, di geografia. – “Hola, uova in salamoia! Oggi vi racconterò di quando ho esplorato il Perù! Schizzai giù come un razzo con dei carrelli da miniera!” Certo! E noi ci crediamo, vero ragazzi? Ahahah!!!- Zoey si mise a scuotere freneticamente il braccio per attirare l’attenzione. – Oh! Oh! Fa l’imitazione di Vito, quello del corso di recupero!- Mike si allisciò i capelli e disse: - “Oh! Ehi! Non voglio stare qui tutta la mattina! Poi se ne va il sole! Come fa un povero diavolo ad abbronzarsi, senza?!”- Di nuovo risate. Heather canzonò la prof di ginnastica. – Allora, gimnasta olimpionica russa, dove la truovi tanta fuorza e precisio ne?- Mike rise. – “Svetlana prova sempre e ovunque! Triplo salto carpiato con volteggio mortale!! Dall’altura, senza pauraaa!!!!”- lei continuò. – E chi è la migliore e pluripremiata campionessa olimpionica russa?- Mike si alzò in piedi ed urlò con la voce da “femminuccia”: - “E’ Svetlanaaaaaaa!!!!!”- quello che seguì fu un riso ininterrotto da tutti, anche dagli altri clienti e dallo Chef e compagnia bella. Finalmente un po’ di quiete, dopo la tempesta; ma si sa, che il bel tempo dura sempre poco... Altre quattro chiacchiere tra amici e poi via, partì la gara alle ordinazioni e, ovviamente, le gare a chi finiva prima! Quello, fu un pomeriggio memorabile... Prima di dirigersi a casa sua, Scott passò da B e prese l’estratto del veleno; era abbondante, ma non poteva sapere quanto ne sarebbe servito, così, nel dubbio lo volle nascondere nel laboratorio. Per giungere a casa prese la via più lunga, un sentiero che tagliava dritto per il bosco, attraversandone il cuore. Lì a volte veniva per rifugiarsi da tutto e tutti, e si metteva a intagliare delle statuette di legno, a cantare un po’ delle canzoni scritte da lui, o semplicemente, si stendeva sull’erba fresca e umida di rugiada, come era solito fare ogni mattino e ogni notte, e osservava il cielo. Osservava la luna e le stelle, o il sole che sorgeva. Si sentiva meglio lì, perché quello era un posto diverso da tutti... Perché lui era diverso da tutti... Aveva sempre preferito il poco al troppo, la solitudine alla troppa compagnia, il freddo al caldo, l’alba al tramonto, la luna al sole... Era sempre stato l’eccezione alla regola; ma tutto sommato, non gli aveva mai dato fastidio. Am ava essere diverso; sapeva che in quei casi nessuno poteva dire che avevi un punto di vista diverso dal comune, poiché non sapevano cosa gli piacesse. Aveva conosciuto persone originali, e il suo era davvero un gruppo strano... Forse troppo? Nah... con loro si sentiva... bene. Si sentiva a suo agio, ma con una persona in particolare... – Dawn?- La ragazza stava meditando, come suo solito, nel bel mezzo del verde. Ma quel giorno era davanti alla casa di Scott. Al suono della sua voce, aprì lentamente gli occhi, e volse lo sguardo verso il ragazzo. Osservava il suo sorriso, che più che altro, pareva un ghigno, ma la faceva sempre sentire bene. Gli sorrise e lui si avvicinò. – Che ci fai qui? Fa freddo, e di sicuro da qui a poco si metterà a piovere.- - Non fa nulla. Se Madre Natura vuole questo, chi sono io per impedirlo?- - E chi sei tu per volerti ammalare?- si divertiva da sempre a stuzzicarla. Calma com’era se si arrabbiava faceva davvero ridere! Ma non funzionò. - Piuttosto, chi sei tu per voler fare ciò che pensi?- - Semplicemente un ragazzo che ha avuto un’ idea e vuole metterla in atto…- - Ma è troppo rischioso! Tu vuoi farti uccidere!- - No, ti sbagli Dawn, io faccio solo ciò che è giusto. E se fare la cosa migliore per migliaia di persone implica anche la mia morte, beh, sono sempre disposto a farlo! Non è una cosa che prendo alla leggera, sai? Anche se è mio padre… non posso lasciarlo correre… Ha ucciso mia madre, fatto uccidere migliaia di persone con quella dannata guerra, e ora torna all’attacco! Voglio fermarlo Dawn… Devo fermarlo.- - Anche a costo di perdere la vita Scott? A costo di lasciare un vuoto nella vita dei tuoi amici? Una ferita irreparabile nel loro cuore? …E …nel mio?- Scott si rimise in piedi; una goccia d’acqua gli sfiorò il viso, facendo lo scivolo sulla sua gota. Guardava il cielo, Scott. E pensava. Pensava Scott, a come aveva potuto non tener conto di lei… A ciò che le avrebbe provocato… Al dolore che le avrebbe inflitto in quel momento… Ammettilo, Scott. Tu non vuoi questo. Tu non vuoi ferire Dawn. Lei è tutto per te; per lei daresti tutto ciò che hai e che sei capace di procurarti. Per lei tu daresti la tua vita… Ma non puoi più tornare indietro, Scott. Un’altra goccia cade dal cielo e ti sfiora di nuovo. E tu sei ancora lì a pensare… Ne cade un’altra, e un’altra ancora… Tante gocce limpide si infrangono sul terreno umido e fresco, accarezzano l’erba e le foglie. Si aggrappano ai petali dei fiori e ai ruvidi fusti degli alberi… E tu sei sempre lì, impassibile, ma sei lì fermo, a pensa re… Un piccolo suono ti riporta alla realtà… Uno starnuto. Ti volti e lei è ancora lì; ti sta guardando con i suoi occhi azzurri, spruzzati di grigio, due occhi innocenti e puri, che la fanno sembrare una bambina. Eppure, quegli occhi, così semplici, così gentili e iridescenti, sanno scrutare nel profondo la tua anima, e sanno scavare fino in fondo ai tuoi più remoti ricordi. Così penetranti e lucenti… Non meritano di perdere quella luce che brilla di suo. Tu non vuoi che accada, vero Scott? Non vorresti mai lasciarla, ma ora sei costretto a farlo… Così la raggiungi e la avvicini a te. La pioggia è diventata più intensa di prima, ma non te ne importa. O come avresti detto tu, non te ne frega. Senti i tuoi occhi appannarsi, ma trattieni le lacrime, e le ricacci da dove sono venute. I tuoi occhi argentei, sono ancora lucidi, e quando li posi nei suoi, non puoi fare a meno di notare che per lei è lo stesso. Sei bagnato fradicio, e anche lei, ma non te ne accorgi neppure. Lei le gge le aure, e di sicuro sa cosa stai per dirle, ma, spinto dal coraggio e forse anche dal tuo orgoglio, lo dici lo stesso. E lei lo sa, per questo già la vedi piangere… La tieni stretta e sussurri quelle poche parole… - Dawn, so che abbiamo avuto giorni migliori di questi, ma non pensavo che saremmo arrivati fino a questo punto… Tu mi hai detto che gli amori muoiono, le persone cambiano… E io non sono sicuro di tornare questa volta… sono passati solo due anni dal giorno in cui ti conobbi, ed è come se ti conoscessi da sempre. Come se tu mi conoscessi da sempre… Ora ascoltami. Io non voglio che tu soffra, quindi promettimi Dawn, promettimi, che se non riuscirò a tornare, tu farai di tutto per continuare a vivere al meglio la tua vita.- Un sussurro lo interruppe. – Ma Scott, io…- - Tu nulla, Dawn. Devi prometterlo. Dawn, fallo. E se non ci riuscirai, prima… dimenticami.- Vedi delle lacrime cristalline solcarle il volto; quel volto candido come un raggio di luna. E non lo sopporti… - I-io non… non riuscirei mai a dimenticarti capisci? Sei l’unica persona con cui io abbia stretto un legame vitale!- Un singhiozzo le spezza la frase. La stai facendo soffrire, Scott, ma più di tutto soffri tu… - Promettimelo Dawn. Ti prego… promettimelo.- Lei annuisce flebilmente con il capo, e delle nuove lacrime le bagnano il viso, mescolandosi alla pioggia. La stringi forte a te, in un abbraccio che lei ricambia. Poi, senti un sussurro, una voce, dolce. - Carpe Diem…- tu non capisci, ovviamente. – Cosa?- Lei si avvicina ancora di più a te e ripete. – Cogli l’attimo, Scott… Sempre.- La guardi, gli occhi cerulei, brillano come la luna di notte. Non riesci a resistere e ti avvicini piano, e inconsapevolmente a lei… Pochi centimetri vi dividono, ma in quell’istante ti fermi. Sei tornato in te. – Non posso…- sussurri. Lei ti abbraccia di nuovo e qualche secondo dopo vi dividete. Tu in casa tua e lei nella foresta, da qualche parte. Tra poco adempirai al tuo destino Scott, e ti chiedi se mai rivedrai quella ragazza dai tratti elfici, o se davvero hai voluto buttare la tua unica chance, solo per non farla soffrire… Lei cammina sotto la pioggia e trova riparo sotto un salice. Si siede e guarda la pioggia cadere. Si sente sciocca e frustrata, perché sa che ha commesso un errore. Non doveva lasciarlo andare così. Ma l’ha fatto perché lo ama, e non può vederlo soffrire. Coglie un fiore dai petali bianchi, e per la prima volta fa quel rito del “m’ama non m’ama”; ma è diverso… Ad uno ad uno, i petali bianchi cadono, e vengono portati via dal vento, e ad ogni petalo si chiede “ho fatto la cosa giusta o no?” quel fiore soffre, come lei, in una straziante agonia. I suoi giovani petali vengono separati l’uno dall’altro, e questo li vede volare chissà dove… Soffre come lei. Finiscono i petali e il fiore, ormai spoglio di tutti i suoi averi, giace a terra dolorante, e un secondo dopo, una carezza, uno strappo secco. L’ha spezzato, perché non vuole che soffra ancora come lei. Non sa se ha fatto il giusto o meno, allora perché chiederselo? Perché tormentare quel povero fiore per nulla? Non hai avuto risposta Dawn, eppure quel fiore non ha fatto nulla. E’ forse colpa sua? Cala la notte, e tutto è coperto da un velo di oscurità. Il bosco cela sempre dei misteri, e tra questi risalta sempre uno in particolare; quando la Luna è alta e brillante, la notte diviene la terra del possibile, anche oltre ogni limite… Sotto quella luce bianca e scura allo stesso tempo, qualcuno si aggira sempre nel bosco. Nessuno ha mai il coraggio di entrarci, non quelle volte, tranne chi ne sente il bisogno… Nel cuore di quel luogo, un ragazzo steso sull’erba fresca, contempla il cielo notturno: pare un velo di seta tempestato di diamanti. La Luna, quasi piena, fa risplendere la sagoma di quel giovane disteso dinanzi a lei, e pare voler prendere vita, solo per lui. Una brezza leggera gli scompiglia i fulvi capelli, mentre i suoi occhi scrutano il cielo innocentemente, colorati d’argento e notte assieme, e con quel fresco, corre un piacevole brivido per la schiena di Scott. Sorride dinanzi a quello spettacolo notturno, e si chiede perché la gente di oggi, preferisca un televisore a schermo piatto ad un cielo stellato; che senso abbia girare per i negozi che si conoscono come il palmo della propria mano, invece di fare una passeggiata nel bosco o in spiaggia; si chiede come mai gli altri vogliano essere tutti uguali invece di avere uno stile diverso, proprio. Ma sa che non avrà risposta a quelle domande. Allora perché farsele? Finirebbe solo per girare in tondo su un interrogativo senza senso. Senza senso… Come quello che voleva fare. Dawn aveva ragione: non avrebbe dovuto pensare a qualcosa di così assurdo… Allora perché? Perché sentiva il bisogno di farlo? Perché voleva salvare i suoi amici? Ma se lo avesse fatto con molte probabilità non sarebbe tornato vivo. Le sue vere intenzioni erano di distrarlo, farsi sconfiggere… Non avrebbe sospettato che una freccia sarebbe scoccata da lì a poco. Ma se non fosse tornato, Dawn l’avrebbe davvero dimenticato? O sarebbe rimasto nei suoi ricordi? Sperava nella prima o nella seconda opzione? …Acciden ti! Gli stava scoppiando la testa! Si coprì il volto con le mani, e cercò di svuotare la mente; ma appariva sempre lei. Ne era certo; da tempo la amava, ma scoprirlo proprio ora, bruciava più di tutte le fiamme dell’Inferno. Ora doveva rinunciare a lei. Ma allo stesso tempo, la voleva tenere stretta a sé e non lasciarla andare; la desiderava, desiderava che fosse sua, ma non poteva più… In tutto quel tempo, lei era stata l’unica che gli avesse donato affetto; quello che in famiglia non aveva quasi mai ricevuto. Un padre impegnato ventiquattro su ventiquattro, una madre che doveva occuparsi della casa, dei “conti” con i cacciatori, e tenere al sicuro la loro dimora, e una sorella che neppure sapeva di avere, che era cresciuta lontano da lui. Pochi erano i momenti che aveva passato con i genitori; ma erano durati pochi minuti, solo qualche parola dolce e via. Aveva sofferto da piccolo e soffriva tutt’ora. Dawn poteva capirlo, poteva vedere i ricordi che lui non aveva il coragg io di raccontare, sapeva confortarlo al meglio, ed era tra tutti, la persona che gli avesse donato quell’affetto mancato. E adesso? La vuole abbandonare… “Che genio che sei! Vuoi cacciare l’unica persona al mondo che ti possa voler bene!” Ma andiamo! Ora pure la coscienza?! No, era lui che l’aveva pensato… Dentro di lui vi era una tempesta di emozioni, che infuriava e tentava di dominare la parte che si opponeva. Ma la verità è che lui era sempre stato Scott la Iena; tutti lo vedevano così, e il suo ghigno aveva sempre fatto la sua parte… Tuttavia, si sforzava da sempre di sopprimere il lato buono che c’era in lui, e ora non capiva neanche più il perché. Perché, perché… Troppi perché! Poi si ricordò di una strofetta che Dawn gli aveva insegnato poco tempo fa; guardò il cielo e tra sé e sé la recitò a bassa voce: “Ogni persona muove tre stelle; ti senti solo con tante paure; basta un motivo e non vuoi più fuggire; ti guardi le mani e continui a sognare. Quello che senti non è mai lo stesso, e anche se sbagli nessuno è perfetto. Passano i giorni in fila indiana; vinci una mano e non sai se ti andrà più così…” Respirò a fondo e si calmò. Quella ragazza era davvero magica. Ora ne era sicuro: non voleva rinunciare a lei. Avrebbe almeno tentato di opporre resistenza la sera seguente, ma per ora, voleva solo pensare a lei. Per la prima volta, il vero Scott era prevalso su Scott la Iena. Ma, come si è sempre saputo, il fato ha progetti diversi per noi; basta un soffio di vento a sconvolgere i nostri piani… Deboli raggi dorati infiammavano il grigio del cielo; Scott riaprì subito gli occhi per godersi lo spettacolo del crepuscolo, poi dell’alba. Tutto poteva attendere, ma non quei momenti. Il cielo era di un azzurro chiaro, con spruzzi di grigio un po’ ovunque. “Il nome che porta le si addice perfettamente; l’alba stessa ha il colore dei suoi occhi” Un leggero sorriso si posò sul volto del rosso fintanto che il cielo si dipingeva di rosa, poi rosso e oro, fino a fare spazio al sole in una nuova giornata. Forse l’ultima. Erano circa le cinque di pomeriggio, e i ragazzi erano riuniti a casa di Scott per discutere del piano. – Allora, una volta che ho intinto la freccia nel veleno devo aspettare il tuo segnale per lanciarla?- - Esattamente Heather; ma ricorda, una volta scoccata, devi scappare via se non hai fatto centro, invece se hai centrato il bersaglio devi andare ad avvertire il resto del gruppo. Intesi?- La complice annuì. – Ma noi cosa dovremmo fare fratello? Insomma, è anche mio padre dopo tutto, e vorrei vederlo almeno una volta.- Scott estrasse da un tiretto una foto un po’ ingiallita, che lo ritraeva qualche anno prima assieme ai genitori. Il padre era un uomo robusto e dal portamento fiero: i capelli fulvi facevano capolino ad un po’ di barbetta, mettendo in risalto gli occhi ambrati. La madre invece, era una donna dal portamento garbato e modesto: i capelli di un rosso brillante contrastavano con gli occhi grigi tinti di blu, e sul volto sorridente si scorgevano delle simpatiche lentiggini; nel mezzo vi era Scott all’età di quindici anni; mostrava un sorriso vero e innocente, che, presto si sarebbe spento… – Questo è tutto ciò che mi resta di loro. Inoltre, è troppo rischioso che tu ti metta allo scoperto Zoey. Non sappiamo che gli passa per la testa.- - No ti sbagli, perché lo sai e anche bene.- lo corresse Alejandro. Ed era vero: come negare che volesse ucciderlo? – Beh, io mi riferivo più a ciò che può pensare in quel momento, perché…- - Sarà fuori di zucca. Vero?- Mike finì la frase per il suo amico. Questo annuì. In quel momento Dawn si risvegliò dalla meditazione e decise di intervenire. - Scott, sei davvero sicuro di volerlo fare? Sai bene che genere di rischi corri. E poi per quale motivo noi non dobbiamo esserci?- - Sono certo che lo farò, e voglio che ci sia solo Heather perché a lei spetta un compito di vitale importanza. Voi dovrete starne fuori, perché troppe persone insieme sono facilmente percepibili, e a quel punto, puff! Salta tutto il piano e ci rimettiamo la pelle!- Su questo non ci pioveva, in fondo un lupo è pur sempre un lupo. E un licantropo, è molto più di un lupo comune… Questa volta era più sicuro se ne fossero rimasti fuori. Così, dopo varie discussioni, e preparativi, giunse la notte, e per Scott, il fatidico momento. Un ragazzo si aggirava nella vegetazione con passo deciso, mentre la luce lunare illuminava il suo volto rendendolo più chiaro di quanto già non fosse; i capelli fulvi venivano scompigliati ancora di più dal vento che soffiava a dispetto della stagione ormai estiva. Ad un certo punto si fermò, e pochi minuti dopo udì un tonfo secco alle sue spalle. Era ancora immobile, non tremava; pareva una statua. – Sei tornato allora. Ti aspettavo da parecchio figlio.- Scott si voltò. I suoi occhi color grigio perla parevano colmi di rabbia e rancore, desiderosi di vendetta. Uno sguardo gelido, che fece rabbrividire addirittura l’alfa per un istante. – Pensavi davvero che non sarei tornato? Mi credi un codardo? Un vigliacco? Credi che non abbia il coraggio di sfidarti più di una volta?!- Senza che se ne rendesse conto aveva alzato di molto la voce. – Pensavi che mi sarei tirato indietro, giusto? Sappi che ti sbagli! Non sono come te, non agisco nell’ombra per paura di essere scoperto, io agisco e basta! Non temo gli altri! Non sono mai scappato neppure dai cacciatori, li ho sconfitti ogni, sacrosanta, volta! Di certo non mi tiro indietro ora. Non davanti a te.- Lo guardò con disprezzo; ormai non lo riconosceva più come padre, desiderava solo vendicarsi e basta. Non sapeva dove sarebbe andato o che avrebbe fatto dopo. Ora voleva solo pensare al presente. – Sei venuto per questo allora? Bene, è ciò che desidero anche io, sappilo. Ma questa volta non ci andrò piano.- Erano uno dinnanzi all’altro, uno completo, l’altro non del tutto; uno che lottava per il male, l’altro che si batteva per il bene; padre contro figlio. Un solo vincitore. In un istante la battaglia era già cominciata: si erano scagliati uno contro l’altro in una successione di colpi potenzialmente forti, e in alcuni casi anche sorprendenti per la loro portata. Scott mostrò di essere migliorato molto, ma non poté resistere a lungo ai contrattacchi del suo avversario e in un momento di smarrimento f u colpito in pieno volto, cadendo a terra con un tonfo pesante; decise di rispondere al colpo con un calcio nel preciso istante in cui l’alfa gli si voleva avventare contro, riuscendo a colpirlo in pieno nello stomaco. Approfittò di quel momento per rimettersi in piedi e riattaccare, ma fu meno fortunato di prima, in quanto il suo attacco fu prontamente parato e respinto. Ma il ragazzo non volle darsi per vinto; si riprese subito e si scaraventò di corsa verso il nemico, riuscendo ad assestargli una numerosa raffica di pugni, anche se in buona parte furono schivati, finché con l’inganno sferrò un montante dritto in faccia all’alfa, facendolo indietreggiare di qualche passo. Sperava di essere nuovamente fortunato, ma non fu così; aveva fatto infuriare di brutto il suo avversario, che in preda all’ira cominciò a colpirlo incessantemente, sferrando artigli e pugni, tanto da procurargli ferite su tutto il corpo, che non ne volevano sapere di smettere di sanguinare. Perdeva costa ntemente energie, e ora era molto più difficile respingere i colpi, o anche solo pararli. Ad un certo punto, l’alfa con un’artigliata energica lo fece cadere nuovamente a terra, sfregiandogli tutta la gota destra. Ma il rosso era ostinato, e non voleva arrendersi così facilmente. Tentò di rialzarsi, anche se nel tentativo cadde più di una volta. In quel mentre, l’alfa avanzava deciso verso di lui, sicuro di farlo soccombere facilmente, ma si dovette ricredere, perché Scott nonostante le sue condizioni era perfettamente in grado di riattaccare, respingere ogni mossa, e schivare attacchi a sorpresa, cose che lui stesso non si aspettava di saper compiere. Era guidato da una sola cosa: l’istinto di sopravvivenza. Da sempre vige la legge del più forte, e lui non ne voleva proprio sapere di farsi battere! Il suo avversario era visibilmente sorpreso: nonostante le ferite sulle membra, era capace di sferrare calci e pugni molto forti, come se niente fosse. Decise così di passare all ’artiglieria pesante, e invece di schivare i colpi, cominciò a bloccarli, afferrandogli subito la caviglia sinistra e smentendo le sue intenzioni di colpirlo ancora. Prontamente lo sbatté a terra, causandogli un urto molto doloroso al dorso, e strappandogli anche un gemito strozzato, per poi scaraventarlo contro il fusto di un albero molto robusto, facendogli sbattere violentemente la testa. Una smorfia di dolore gli invase il volto, mentre il sangue prese a percorrergli il viso inesorabilmente. Ancora rantolante, poggiava sul fusto dell’albero, mentre le energie venivano sempre meno. “Devo sfruttare quest’opportunità…” Tentò di scostarsi da lì, ma invano; l’alfa lo raggiunse subito bloccandogli ogni via di fuga. Ora poteva solo sperare che sarebbe riuscito a sopravvivere. Tornato umano venne subito afferrato per la gola in una morsa che non lasciava scampo, e che si stringeva sempre di più, trovandosi almeno a mezzo metro da terra. Cominciava a mancargli l’aria quando sentì una frase che gli fece ghiacciare il sangue nelle vene. – Sei stato avvertito Scott; il tuo stupido orgoglio ti porterà alla morte, anche a costo che sia io a farlo.- Una coltellata in pieno cuore. Ecco cos’era; si era veramente illuso di poterlo sconfiggere? Consapevole del fatto che fosse stato addestrato, cresciuto, da lui? Consapevole del fatto che il rancore l’aveva portato addirittura a disconoscerlo come padre. “Colpa tua Scott! Tua e del tuo fottutissimo orgoglio!” Si maledisse mentalmente mentre la morsa si faceva sempre più stretta; da quell’altezza intravide la figura di una ragazza armata, nascosta nella vegetazione, e non esitò a proferire una sola parola con il poco fiato che gli restava: “ora”. E fu un istante. Una freccia di puro argento, dalla punta intinta di veleno scoccò dal nulla, trapassando da parte a parte la gola del lupo, che lasciò subito la presa, facendo cadere Scott a peso morto. Questo tossì più volte, e quando rialzò il capo lo spettacolo che gli si parò davanti lo lasciò paralizzato per alcuni secondi: suo padre, l’uomo che l’aveva cresciuto in tutti quegli anni, che aveva tentato più volte di ucciderlo, che lo aveva amato come solo un padre può fare, giaceva a terra con gli occhi sbarrati, e una freccia che gli sporgeva dalla gola per un buon palmo. Tentava di dire qualcosa, ma tutto ciò che il rosso poté percepire era il disperato movimento delle labbra di compiere un movimento concreto. Si alzò in piedi con fatica, ed osservò il padre con un’espressione truce, quasi di rimprovero e disprezzo nei suoi confronti. Ma quell’espressione si addolcì all’improvviso, nel sentire nella sua mente le poche parole del padre: “Perdonami Scott, mi hai reso fiero di te. Ma mantieni la parola.” Poi chiuse lentamente gli occhi, emanando un ultimo rantolo, o forse un ultimo addio a quel mondo crudele. Scott volse lo sguardo alla luna, e sorrise; aveva finalmente saldato un debito, e salvato tutti da una minaccia incombente. Ma la sua gioia durò poco. Il tempo di formare un’espressione compiaciuta sul volto, che fiotti di sangue cominciarono a rigargli la gota, nascendo dalla tempia; sentì una fitta lacerante alla testa, e un senso di debolezza invaderlo, finché il buio s’impossessò di lui, facendolo svenire, concedendogli solo di esalare un ultimo respiro… FINE QUINTA PARTE.
Commenti
wow, è una ff bellissima!!complimentissimi!! aspetto il continuo! ^-^ 19/05/12 19:31 - HieiTheBest Vai Daphneeeeeeeeeeee
Sei troppo una grande!!!! Se davvero ne faremo un film, sarà un successone!! ^^ P.s. Nota bene che questa volta ho commentato subito! u.u <3 18/05/12 20:25 - darkettonapunk è stuntastica!
che è un mix tra stupenda e fantastica! 09/05/12 15:37 - Ninfea MOLTO BELLA .pOTREBBE ESSERE LA SCENEGGIATURA X UNA NUOVA SERIE ! 04/05/12 22:03 - Gwentrentlover .....
mezzeca o.O è... è.... è indescrivibile!!! troppo, troppo, troppo, troppo, TROPPO bella!! fantastica, stupenda, meravigliosa.... non so che aggettivi usare x descriverla!!! bravissima!!!!! 21/04/12 22:29 - fan del bacio proibito Mi dispiace, andrea, ma l'ha giá venduta!! Verrà un film fantastico, Daphne, grazie a questa storia ancora più bella! 12/04/12 10:05 - darkettonapunk ed ora si passa alla tragedia amletica di Scott.... vendi questa ff ad un regista. 11/04/12 20:29 - andrea micky lungaaaa e stupendaaaa 10/04/12 17:33 - cresta verde È stupenda! Fantastica! Incredibile! Eccezionale!
*due secoli dopo* Impressionante! Favolosa! Andrea ha ragione, se i personaggi fossero inediti verrebbe un film grandioso! Se mai da grande riuscirò a diventare una regista, ti chiamerò di sicuro! ^^ sei una grande! 17/03/12 09:40 - darkettonapunk concordo con miki! 16/03/12 22:21 - Gwentrentlover Non mi abituerò mai a vedre Alejandro e Scott buoni...cmq hai fatto davvero un bel lavoro. se i personaggi fossero inediti, sarebbe un bel copione per un film. 16/03/12 20:34 - andrea micky Molto bella! Complimenti! 16/03/12 19:18 - duncan e cody È arrivato il seguito!!! Siiiiiiii!!! Che bello!! Ed è stupendo quanto l'inizio! Mamma mia Daphne mi fai sentire un'incapace quando leggo queste cose... 19/02/12 15:02 - darkettonapunk K bella!!!! Aspetto il seguito!!!!!!!!!!!! L'idea del lupo alpha, beta etc. l'hai presa da twilight, vero? Non ti sto rimproverando, solo che ora mi hai messo in testa l'alfabeto greco: alpha, beta, gamma, delta, epsilon, zeta, eta, theta, iota, cappa, lambda, mi, ni, xi, omicron, pi, rho, sigma, tau, upsilon, phi, chi, psi, omega...! Scusate, è che ho iniziato quest'anno il classico e sto impazzendo con greco e latino... Sempre meglio che 5 ore a settimana di mate + 3 di fisica!! xD 14/02/12 16:38 - FantasticCourtney Molto bella complimenti 13/02/12 18:33 - duncan e cody Letta 2 volte (anche di più!!), commentata due volte, ma sempre fantastica rimane!! Daphe sei un genio!! Aspetto il continuo con impazienza!! 13/02/12 17:05 - darkettonapunk ahahahah xD pardon Daphne xP che testaaaaa 13/02/12 09:09 - iGwen97 che direee forissimaaa!! 12/02/12 16:21 - iGwen97 bellixima, bravaaaaaaaa, vrmnt, 6 grandiosa! ^.^ 07/02/12 16:33 - fan del bacio proibito Ma è stupenda!!! Di più fantastica!!! Di più, meravigliosa!!!!
Potrei andare avanti così per un bel pezzo senza trovare le parole adatte!! Daphne sei una grande!! 06/02/12 17:39 - darkettonapunk prima a commentare siiiiiiiiiiii!!!!!
bella! 06/02/12 17:01 - bridgettecourtney00 |
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