Ritrovarti al buio del mio cuore
Non riuscivo ancora a perdonarmi ciò che era successo quella volta alle Hawaii. Come avevo potuto ferirlo così? Beh ovvio io ero la “regina dei cattivi”. Il punto era che io mi ero salvata per un pelo da quel masso enorme mentre fuggivo dall’isola in eruzione. Lui mi aveva già aiutato tante volte, beh, non tante… Solo quando ero rimasta bloccata nella buca da quello stupido sasso e lui si era accorto di avere ancora un cuore. Ma io avevo finito per deluderlo, come tutte le sante volte… E quando ero venuta a sapere delle condizioni in cui si trovava mi ero sentita in colpa.
Credevo che lui si fosse salvato, invece no. Chris, narcisista e psicopatico che non era altro, mi voleva far sentire in colpa per aver tirato un calcio nei gioielli di Alejandro. Certo, io ne ero totalmente cotta, però mi interessavano i soldi in quel momento e di sicuro li avrebbe vinti lui se io non fossi stata così temeraria. Ah, invece no. Era stato completamente bruciato dalla lava. Tutta colpa del calcio. Come un brutto idiota, Chris era riuscito a pensare solo a sé stesso e aveva rinchiuso in quel maledetto robot quel ragazzo. Beh l’unico motivo per cui l’aveva fatto era perché voleva fargli firmare la liberatoria. Che brutto idiota. Avevo intenzione però di riguadagnarmi la fiducia di Alejandro, visto che ormai il milioncino era andato liquefatto. Potev o benissimo evitare di calciare Al, perché l’avevo fatto? Per poi pentirmi di averlo lasciato friggere in quella lava?
Avevo intenzione di aiutarlo, ma per prima cosa dovevo trovarlo. Dove trovare Alejandro? Beh, a partire dal fatto che era Chris ad averlo rinchiuso in un robot, dovevo prima iniziare a cercare il conduttore pazzo e narcisista. Non fu molto difficile, soprattuto perché avevo un’amica molto speciale e quasi più pazza di Izzy: Sierra. Poveretta, la ragazza dai capelli viola rimasta pelata nell’esplosione dell’aereo. Però mi era stata molto utile con le sue informazioni utilissime su tutti i concorrenti e anche su Chris. Per cui non c’erano problemi. Senza pensarci due volte mi diressi nel “covo segreto” di Chris e Chef, ossia il garage della casa del cuoco. Da quanto stavano lavorando in quel posto? Ma questa domanda la lasciai sospesa, perché avevo bisogno di scoprire il modo per entrare. Mi sarei spacciata per una donna delle pulizie e sarei entrata nella casa; a quel punto avrei cercato la porta che conduceva al garage e lì avrei trovato il povero Alejandro-robot morto di fame.
Mi avvicinai alla e senza pensarci due volte, bussai. Si sentirono provenire dall’interno rumori di ogni tipo, seguiti dal sospiro di Chef. Quando aprì la porta, non mi aveva riconosciuta. Certamente, grazie alla mia abilità nel truccarmi (e grazie all’aiuto di qualche conoscente) ero riuscita ad ottenere un aspetto diverso dalla solita Heather. Chef si grattò la testa come per capire chi fossi.
“ Ciao sono Annalisa… la donna delle pulizie della casa accanto “ mentii. Cercai di usare una vocina stridula, per evitare che mi riconoscesse anche solo dalla voce.
“ Che vuole, bella signora? “ domandò Chef, facendomi l’occhiolino. Rimasi parallizzata. Uoh-oh! Avevo fatto centro. Sì, ma tutto questo non c’entrava niente con il mio piano… Mi guardai intorno in modo evasivo. Mi aveva fatto l’occhiolino!
“ Ah… Ehm… Beh… Mi piacerebbe spolverare un po’ la sua casa, se non gli dispiace… noto che c’è un po’ di polvere qua e là e… “ risposi io. Chef mi guardò in modo sospettoso.
“ Signorina, lei è davvero gentile! S’accomodi! “
Mi aprì tenne aperta la porta ed io entrai. Al primo sguardo, non sembrava ci fosse niente di sospetto. Che cosa potevo fare? Mi guardai intorno. Tutto normale. La televisione davanti al divano azzurro, il tavolino bianco con sopra il telefono e una lampada.
“ Che cosa sta cercando? “ Chef mi fulminò con lo sguardo. Spalancai gli occhi.
“ Ah, beh… Diciamo che sarebbe necessario se lei mi facesse fare il giro della casa, solo per sapere dove devo toccare dove devo lasciare tutto sporco e con la polvere… “ risposi io, cercando di sembrare il più naturale possibile.
“ Hmmm… sai, mi ricordi qualcuno… “ dichiarò Chef. Arrossii all’istante.
“ Ehmm… Forse si sbaglia, io non la conosco proprio! “ esclamai in modo evasivo.
“ E come mai vuole spolverarmi la casa? “
Ah, certo. Okay, il mio ragionamento di prima non sembrava più tanto logico. Questo piano faceva schifo, ero diventata più stupida di Lindsay. Che scusa usare? Quale scusa?
“ Sa, devo andare in bagno… Mi può indicare la strada? “
Chef mi guardò perplesso, poi mi trascinò lungo il corridoio e davanti alla porta del bagno. Si allontanò lentamente. Tirai un sospiro di sollievo. Adesso finalmente potevo cercare quella stupida porta che conduceva al garage. Camminai in punta di piedi e setacciai ogni angolo della casa, tranne il salotto, dove stava Chef. “Qui non c’è da nessuna parte” pensai amaramente “Dev’essere dalla cucina… già, ma per andarci bisogna passare dal salotto… E io non ho intenzione di andare in prigione per qualche accusa inventata da Chef”. Mi dovevo accontentare. In fondo, ero innamorata ancora di Alejandro e dovevo assolutamente riguadagnarmi la sua fiducia. Strisciai dietro al tavolino che si trovava vicino al divano. Chef stava guardando la televisione, meglio per me. Ma data la mia lunga assenza si sarebbe insospettito presto e io avevo poco tempo per salvare Al. Strisciai lentamente lungo il divano. Mi serviva qualcosa che lo allontanasse. Sguizzai il mio sguardo su qualche oggetto. Trovato! Una pallina. Non mi restava che lanciarla e causare un baccano tale da far alzare il sederone del cuoco dal divano. Tirai la pallina in una direzione a caso, finendo per colpire un armadietto con dentro dei bicchieri e dei piatti di porcellana. Causai un fracasso totale.
“ Annalisa? “ chiamò Chef, alzandosi improvvisamente e correndo verso l’armadietto. “Che demente!” Mi lasciai sfuggire una risatina sommessa, la quale però non venne avvertita da Chef. Me ne scappai nella cucina. Finalmente la trovai, quella maledetta portaccia! Ma non me ne potevo mica andare così… Afferrai un post-it e ci scrissi sopra: Mio caro Chef, sono dovuta correre via. PS: Mi dispiace per i piatti di porcellana, sono sicura che una vera donna delle pulizie ruscirà ad aiutarti a spolverare il tutto. Ciao ciao, babbeo!
Piegai il foglio a forma di aereplano e lo lanciai sul divano del salotto. Mi diedi alla fuga più veloce che io avessi mai fatto, tranne quando ero scappata dal vulcano in eruzione. Spalancai di colpo la porta ed entrai nel garage.
“ Com’è buio qui “ commentai, con il cuore in gola. Accesi la luce. C’erano un sacco di oggettini vari, che andavano da biciclette rotte e sfracellate a quadri di ogni tipo. Nessuno mi rispose. Okay, forte c’era qualche passaggio segreto che mi conduceva in un mondo parallelo in cui Alejandro era rinchiuso in un robot. Mi misi le mani tra i capelli “ Avanti, Cattivandro, lo so che sei qui “
Adocchiai il lavello e mi sciolsi tutto il trucco, almeno Alejandro mi avrebbe riconosciuta. Camminando sul pavimento sentii sotto i miei piedi qualcosa scricchiolare. Mi venne la pelle d’oca. Okay, se ciò che era sotto di me era pavimento e terreno, come poteva scricchiolare? Spalancai gli occhi. Ma certo! Se sotto i miei piedi c’era aria, allora il pavimento scricchiolava! Ciò significava che… C’era davvero un passaggio segreto! Certo, non per un mondo parallelo, magari per il laboratorio malvagio di Chef e Chris.
“ Puah! Ma qui dentro non si spolvera mai? Che schifo! “ inorridii a cercare con le mani un’apertura di quella botola. Era tutto così viscido e e gommoso che non sembrava nemmeno della polvere “ Aaaaah! Un RATTOOOOO!!! “ Mi misi a correre a destra e a manca, per poi accorgermi che era solo un mucchietto di polvere. Tirai un sospiro di sollievo. Alla fine riuscii ad aprire quella maledetta botola e ad entrarci dentro. Il posto dove ero capitata sembrava come in quei film in cui si utilizzavano super macchinari per distruggere il mondo, robe simili.
“ Cattivandro, dove sei? Ti tiro fuori io di qui “ Mi guardai intorno. Niente, nessuna risposta. Eppure quel posto era tanto grande… Doveva esserci Alejandro da qualche parte! “Ma dove cavolo è?” Dopo dieci minuti, mi sentii sconfitta. Avevo rinunciato alla persona più bella che io avessi mai incontrato per un milioncino ormai liquefatto. Che demente che ero. Singhiozzai rumorosamente.
“ Heather? “ Quella voce mi fece venire i brividi. Oh se non mi odiava era un miracolo. Mi guardai intorno. Dov’era Alejandro? Dove?
“ Cattivandro? “ lo chiamai perplessa, cercando di asciugarmi in fretta una lacrimuccia che mi era scesa per la guancia. Sentii qualcosa contro la mia spalla e mi voltai di scatto. Era lui. Mamma mia, ma allora non stava in un robot! Quanto tempo… i suoi capelli erano ricresciuti, ma le cicratrici e le scottature sul suo corpo erano come sempre fresche. Mi sentii la gola secca. Avevo rovinato la sua bellezza, cavolo! “ Ah, eccoti qui! “ Cercai di mantenere la mia voce ferma, ma senza risultato.
“ Da quanto tempo, Heather. Sai, mi sei mancata parecchio “ esclamò lui. La sua voce era colma d’ira e mi stava uccidendo con gli occhi. Avevo voglia di darmela a gambe, ma non volevo passare per una fessa che scappava davanti ai ragazzi infuriati.
“ Ah, peccato che non sia stato lo stesso per me! “ mentii io, arretrando un po’. Alejandro mi seguì, fino a spingermi contro il muro. Mi sentivo una totale idiota a ritornare ai vecchi tempi: lui che seduceva le donne e le faceva lavorare al posto suo. Eppure lì, senza alcuna via d’uscita e con i suoi pettorali contro il mio corpo mi sentivo intimidita. Mi batteva forte il cuore, non sapevo se per la rabbia, per la paura, o per… l’amore… Desglutii.
“ Perché mi chiami Cattivandro? Dopo tutto, sei tu quella che mi ha abbandonato nella lava rovente del vulcano “ ringhiò Alejandro, stringendo il pugno destro e mostrandomi la sua mano che tremava. Tremava di vendetta. Quante volte l’avevo deluso. Non avevo intenzione di parlare di quell’argomento, per cui non dissi niente “ Che cosa ci fai qui? “
“ Sono qui perché volevo vedere se mi avresti uccisa… Sai, tutto lo stress per passare dentro un robot… A proposito, non dovevi stare nel robot? “ sbuffai io. Alejandro non resistette più e mi tirò un pugno in faccia. Si era dimenticato come sedurre le donne? Gemetti addolorata, con il cuore immediatamente spezzato “ Cos…? “
“ Sono uscito dal robot un po’ di tempo fa. Sai, volevo tanto che tu tornassi… Ho tanta voglia di vendetta, chica. E pensare che mi ero fidato di te… Ma ora ho capito come agisci tu: fai in modo che le persone di fidino di te, poi tu le pugnali alle spalle! Avevo promesso a me stesso niente distrazioni da parte tua, e alla fine ti volevo concedere un po’ di tregua. Peccato che tu mi abbia respinto e abbia vinto il premio, che oltretutto è andato in fumo. Mi hai deluso di nuovo, inoltre, hai permetto alla lava del vulcano di friggermi come se fossi nella padella! “ Il resoconto delle mie azioni contro Alejandro mi fece venire delle fitte al cuore. Ero stata accecata dai soldi, ma in fondo ero ancora innamorata di lui.
“ Che cosa potevo fare, fermare la lava? Non sono Superman, idiota! “ ringhiai, divincolandomi per sfuggirgli. “Stai calma!” mi ordinai. “Andrà tutto bene, coraggio!”
“ Cagna che non sei altro… Almeno aiutarmi! “ Il ragazzo mi lasciò andare. Corsi verso la botola e cercai di riaprirla invano. Alejandro mi raggiunse in fretta “ Perché sei qui? “
“ Te l’ho già detto, deficiente “ risposi io. Mi fulminò con lo sguardo, segno che aveva capito che io gli stavo mentendo. Benissimo, dovevo cercarmi un’altra scusa. Ma perché dire una bugia? L’avevo deluso fin troppe volte… Non potevo permettermi di farlo anche dopo tutto quel tempo passato senza vederlo… E il mio sentimento per lui che si muoveva ancora nelle mie vene. “ Beh… Mi sentivo un po’ in colpa per quello che era successo… Così ho pensato di portarti da un medi, cose così… “ Cercai un oggetto da fissare che non fosse Alejandro. Il tutto fu totalmente invano, perché Al mi prese il volto con la mano e lo voltò verso di sé. Arrossii come un pomodoro soltanto a guardare i suoi occhi color smeraldo.
“ Ma che fai, babbeo? Mollami “ Afferrai il suo braccio e lo misi giù.
“ Come hai intenzione di farmi uscire di qui? Magia? “
Okay, a quel proposito non ci avevo pensato. Chef si sarebbe accorto di tutto… Ma anche se ciò fosse accaduto, che importava? Bastava correre in fretta e saremmo stati salvi. Lo trascinai fin sopra la botola e su per il garage. Ecco, adesso dovevamo solo prepararci alla velocità.
“ Pronto? “ domandai, cercando di decifrare il suo sguardo. Alejandro annuì. Aprimmo in tutta fretta la porta che conduceva alla cucina e poi scappammo nel salotto. Più svelti che potevamo, aprimmo la porta ed uscimmo all’aria fresca e pulita. Tirai un sospiro di sollievo, mentre Alejandro saltellava di gioia per aver rivisto la luce del sole.
“ Luce! Aria pura! Oh, grazie, Heather! “ Alejandro mi guardò con un minimo di gratitudine. Io sorrisi impacciata, cercando di non far caso alle sue condizioni che sotto la luce del sole sembravano ancora più gravi. Mi avvicinai a lui.
“ Quindi, adesso che ti ho aiutato, riuscirai a perdonarmi? “ Mi aspettavo un no. Al mi squadrò indeciso. Forte, quindi adesso mi ero guadagnata l’odio più totale da parte di… tutti. Tutti mi odiavano, io ero la ragazza cattiva. Tutti tranne Alejandro, che stranamente aveva una cotta per me. Cotta che poi credevo che fosse sparita dopo il suo tentativo di bacio e la mia respinzione che gli costò la salute. “ Beh, se non mi perdoni posso capirlo, ma voglio che tu sappia che in fondo, mi è dispiaciuto lasciarti scivolare giù dal vulcano e aggiudicarmi quel milioncino. Era da tre stagioni che bravamo quella vittoria e sono rimasta, come dire… Incantata. Perché era ovvio che vincessi tu, sei bravo in tutto… E io quella volta ad Alberta ti ho votato perché avevo paura di sfidarti nella puntata finale, perché ero sicura che avrei perso. E quando, alla fine, tu mi sei venuto incontro invece di buttare il manichino nel vulcano, ho visto la mia ultima chance… ma devi credermi, io non volevo che ti capitasse tutto questo… Sono così dispiaciuta… “ Cercai di non piangere dalla verità di quelle parole. Alejandro mi offrì un sorriso sincero.
“ Bene, quindi avevo ragione fin dall’inizio “ dichiarò. Perplessa, lo guardai.
“ Che? “ esclamai.
“ Tu sei innamorata di me “ mi sorrise. Oh no, ancora con questa storia. Ma come nasconderlo? Ormai l’avevano capito pure i cagnolini che ci scondinzolavano intorno. E dovevo ammetterlo, quel bacio non era stato niente male, calcio nei gioielli a parte.
“ Babbeo, ancora con questa storia? Scusa non dobbiamo andare dal dottore a curarti? “
Alejandro alzò gli occhi al cielo, poi mi afferrò per i fianchi e mi avvicinò ancora di più a sé. Mi divincolai leggermente, anche perché non avevo voglia di scappare, non in quel momento.
“ E che cosa dovresti curarmi, esattamente? “ domandò. Potevo rispondere qualsiasi cosa, tra cui anche “le tue cicatrici e le tue scottature”. Perché mi ero limitata a rispondere soltanto con:
“ Il tuo cuore spezzato… “ Mi guardava perplesso, e anche io lo ero di me stessa. Come avevo potuto tradire così i miei sentimenti? Oh, adesso era ovvio che lo amavo!
“ Sono felice che tu abbia detto ciò, perché non ho intenzione di mollarti finché non avrò finito di fare… una cosa “
Arrossii imbarazzata. Oh mio dio. Che volevare fare? Ricevere un altro calcio nelle parti basse? No, questa volta sarei stata io. No, non intendevo che sarei stata io a ricevere il calcio. Posai le mie labbra sulle sue e un fulmine colpì il mio cuore. Avevo chiuso gli occhi perché avevo paura della sua reazione colma d’ira, invece si era limitato a rispondere al bacio. Arrendersi così? Era impossibile. Ma se la resa aveva questo sapore, tanto valeva continuare per sempre.
“ Ti amo, lo sai? “ mormorò Alejandro. Certo, la sua cotta non si era dileguata nemmeno quando lo avevo fritto nella lava. Mi sentivo benissimo tra le sua braccia, chissà perché.
“ Certo che lo so. Anzi, perché dobbiamo proprio parlarne quando possiamo fare… Chissà, qualcosa di più…? “ gli feci l’occhiolino. Mi sorrise dolcemente, e fece per baciarmi a sua volta, ma io scappai via.
“ Fregato, babbeo! “ esclamai, scoppiando a ridere.
“ Che ci trovi di tanto divertente? “ domandò offeso Al.
“ Ehi, stavo scherzando! “ mi riavvicinai a lui e finalmente lasciai che mi baciasse, dimenticando tutto il dolore che ci eravamo fatti nel passato. Ormai non potevo negare che la mia vita con lui andava benissimo. FINE