Questa è la mia fanfiction, tratta da un film mooolto comico e divertente che adoro. Le ho dato una sistematina in versione TDRotI e beh... spero venga pubblicata!
MI SONO PERSO IL NATALE
by BeaNoah
Prologo
NIENTE BABBO NATALE
Stati Uniti dell'Est
MIKE GOLDFINCH e il padre erano in fila tra bambini e bambine che attendevano ansiosamente di sedersi sulle ginocchia di quel tipo dalla lunga barba bianca e la giacca di un rosso brillante.
– Mike, – cominciò il padre, rivolgendosi al figlio undicenne che si dondolava da una gamba all'altra nervosamente. – quest'anno, ti senti bene... vero? –
Mike cercò di sorridere il più sinceramente possibile.
Francamente, il suo "sorriso" somigliava più ad una colica...
– Mai stato meglio di così. – mentì.
Il Babbo Natale per cui i bambini avevano atteso ordinatamente in fila fino ad allora chiamò il prossimo.
Ovvero Mike.
Il ragazzo (l'unico superiore ai 10 anni in quella carcassa di bambini) deglutì e avanzò timorosamente.
Giunto dinanzi alla finta slitta di quel finto Babbo Natale, gli occhi fissi su di lui, mormorò, pallido: – Wow... T-tu non sei veramente... – non fece in tempo a finire la frase che svenì perdendo i sensi e si accasciò a terra.
– Tranquilli, è tutto a posto, lo fa tutti gli anni... – e svenì anche il padre.
Stati Uniti del Nord
ANNE MARIE CONRAD e le sue amiche si trovavano al centro commerciale.
Tutte e 4 stavano borbottando in direzione del ragazzo sui 16 anni vestito da Babbo Natale stravaccato su un piccolo divanetto bianco.
Ad un certo punto, Anne Marie si fece avanti e si sedette sulle ginocchia del ragazzo.
– Senti, abbiamo fatto una scommessa. – annunciò lei.
– Su cosa? – domandò il finto Babbo Natale.
Lei con uno scatto fulmineo gli abbassò la barba finta del costume dal mento.
Le 3 ragazze ancora in piedi, sbigottite, sgranarono occhi e bocca.
– Lo sapevo, sei un gran figo! – gridò Anne Marie, poi, rivolgendosi alle amiche: – Ho vinto: mi dovete un cappuccino al cioccolato! –
Ricorse di nuovo al ragazzo: – Ci fai avere lo sconto? –
Stati Uniti del Sud
ZOEY MALONE, costretta a tenersi ai codini due imbarazzanti nastrini rossi, incrociò le braccia e diede le spalle alla madre.
– Su, vai! – la incalzò ancora una volta la donna.
– Mamma, ho 11 anni! – sottolineò indicando il tizio dagli occhi a mandorla che si credeva Babbo Natale e col quale la testarda madre voleva far fare una foto a sua figlia.
– E sarai una bambina in punizione se non lo fai! – La donna oscillò i lunghi capelli biondi spingendo la figlia tra le braccia dell'uomo vestito da Babbo Natale.
Zoey dovette rassegnarsi.
Appena l'uomo cercò lentamente e timorosamente di mettere una mano sulla spalla della ragazza, quest'ultima si alzò di scatto.
– Ehi, giù le mani, ciccione! – e sferrò un pesante pugno nel pancione del Babbo Natale.
Stati Uniti dell'Ovest
DAKOTA DEVENPORT, davanti alla poltrona dove era seduto un (piuttosto giovane) Babbo Natale, gridò spalancando i grandi occhi verdi con tutta la forza che aveva in corpo: – NON VOGLIO ANDARCI! –
Suo fratello, SCOTT DEVENPORT provò invano a convincerla "gentilmente": – O ci vai oppure ce ne andiamo via! –
Lei non sentì ragioni: – NON VOGLIO ANDARCI! –
– Vai almeno a sederti sulle sue ginocchia. –
Dakota, ancora più stravolta, gridò aumentando il volume e impaurendo il tizio dalla folta barba finta: – HO DETTO CHE NON VOGLIO ANDARCI! –
Il Babbo Natale allora intervenì. – Oh, oh, oh. – imitò il classico "verso" di Babbo Natale. – mi sa che quest'anno a chi fa i capricci porteremo solo carbone. –
La bambina, disperata, si accasciò a terra piangendo.
Scott fulminò il Babbo Natale, sarcastico: – Complimenti, hai fatto un corso apposta? – e poi, rivolgendosi alla sorellina: – Vedi, Dakota? Non devi avere paura. Va tutto bene. – lentamente si avvicinò al tizio e si sedette sulle sue ginocchia per dimostrare alla bambina che non c'era da avere paura di un omaccione vestito di rosso, con una barba finta e un cappello con pon pon. Purtroppo per lui, una ragazza della sua stessa classe lo vide e chiamò immediatamente i suoi stupidi amici: – Guardate, quell'imbranato di Devenport si sta facendo la foto con Babbo Natale! –
Scott abbassò la testa. Era l'unica cosa che gli venne in mente.
Capitolo 1
24 DICEMBRE, AEREOPORTO di NEW YORK
– Ma perché dobbiamo passare il Natale da papà? Tanto lui lavorerà tutto il tempo... – borbottò Scott mentre lui, Dakota e la madre attraversavano l'aereoporto in cerca di un addetto ai voli.
– Tesoro, so che non sarà come rimanere a casa, ma tua sorella conta su di te per passare un buon Natale. Ti prego prenditi cura di lei. Ormai sei tu l'uomo della famiglia, lo sai. – Bridgette sorrise, cercando di nascondere la tristezza per la partenza dei figli. Sistemò il giaccotto rosa della piccola Dakota e in quel momento passò una donna piuttosto in carne con una divisa blu punteggiata da piccoli e tondi bottoni dorati. Sui capelli rossi aveva un cappello simile a quello della polizia e dipinta in viso un'espressione severa.
Bridgette cercò di fermare il passo svelto della donna.
– Mi scusi, – la chiamò. La donna si voltò verso di loro. – i miei figli prendono l'aereo senza di me e mi chiedevo se... – L'addetta ai voli la interruppe.
– HO DUE MINORI NON ACCOMPAGNATI! – gridò. La sua voce grave tuonò per tutto l'aereoporto tanto da zittire i passanti. In men che non si dica, giunse un uomo con in mano due cartellini e due spille a forma di ali. Fece infilare il cartellino ai due fratelli in fretta e appuntò a Dakota la spilla sul golfino di lana a righe rosa e bianche.
– Vedete cosa c'è qui? Le ali. – e porse un'altra spilla a Scott. Era piccola e appuntita, le ali erano ben ricamate e al centro c'era scritto, in piccole lettere in rilievo:
Aereoporto Centrale - New York
Minori non Accompagnati
– Su, muoversi. Entro l'anno, dobbiamo camminare! – il tizio prese Dakota per un braccio e fece muovere anche Scott.
– Ti voglio bene, Dakota! – salutò la madre con un accenno di malinconia.
– Ti voglio bene, mamma! –
– Anche a te, Scott! – insisté Bridgette, il pianto nella voce.
Scott si voltò verso la madre, ma l'addetto ai voli lo bloccò. – Non fermarti. – ordinò.
Bridgette rimase sola a guardare i figli allontanarsi e lentamente se ne andò anche lei, preoccupata e dispiaciuta.
– Perché dobbiamo cambiare aereo? Quello mi piaceva. – si lamentò Dakota, trascinando il trolley rosa con le ruote sulla moquette che rivestiva l'intero Reparto Voli.
Scott sospirò. – Per andare da papà serve prendere due voli. E questo è il prossimo. –
Davanti a loro si fermò un ragazzo piuttosto giovane fra i vecchietti che popolavano l'aereoporto. Al contrario, come molti di loro indossava giacca e cravatta rossa. Sembrava che aspettasse i due fratelli.
– Ciao. – salutò. Dakota notò immediatamente l'orecchino dorato che portava. – Voi dovete essere i Devenport, esatto? –
La bambina scuotè rapidamente la testa mentre Scott solo accennò ad un debole "sì".
– Io sono Lightning Van Borgh, il vostro tutore prima del volo. E dammi il cinque! – esclamò raggiante a Dakota, porgendole la mano. La bambina caricò a mano e la sbatté violentemente contro quella del tutore.
– Ah! – sorrise Lightning, mostrandole che lo schiaffo non gli aveva fatto un baffo. – Venite con me! – appena si voltò dall'altra parte, gemé di dolore scuotendo la mano.
Dakota non lo notò.
– Dove sono le decorazioni natalizie? – domandò la bambina scendendo per le scale mobili insieme a Scott e Lightning.
– Al nostro capo non piace tanto il Natale, ma qualcosa ce l'ha lasciato mettere. – rispose Van Borgh, chinandosi verso la bambina e indicando uno spoglio muro bianco sul quale c'erano incollate due sagome di stoffa plastificata. – vedete laggiù? Il triangolo verde è un albero di Natale e le palline rosse agrifoglio. –
Dakota fece una smorfia di disgusto. – Non sembra Natale neanche un po'. –
– Sì, anche secondo me... ma così vuole il signor Porter. –
– Chi è il Sig. Porter? – intervenì Scott, che fino a quel momento era rimasto zitto.
– Gestisce i rapporti coi passeggeri, e potrò sbagliarmi ma non gli piacciono i passeggeri... oh, e nemmeno le vacanze. –
– E' un uomo cattivo? – domandò Dakota.
– Mah... dipende dall'umore del giorno. – Lightning scese dalle scale mobili e quando si dice "Si parla del lupo e il lupo è alla porta", il signor Porter, appena dietro di loro, circondato da agenti di sicurezza con in mano le sue valigie cariche, attendeva con impazienza il primo volo della sua prima vacanza in 15 anni.
– Finalmente saremo io, una splendida spiaggia delle Hawaii e nessun passeggero lamentoso fra i piedi. Oh, no. Sapete chi sarà a lamentarsi adesso? IO! E mi lamenterò per ogni cosa, e loro dovranno stare lì ad ascoltarmi perchè quello sarà il loro lavoro, non il mio! – borbottò, raggiante.
– Divertente, signore. – lo accomodò l'agente Sam Hoffmann, al suo fianco.
– Oh, sarà molto più che divertente. Il mio aereo è pronto? Aloha, citrulli! – salutò prendendosi le proprie valigie.
Un inconveniente all'ultimo secondo non poteva certo mancare.
Una voce metallica e femminile annunciò: – Tutti i voli per le Hawaii sono stati cancellati a causa del maltempo, ci scusiamo del disagio. –
Il signor Porter non ebbe nemmeno la forza di urlare.
– E Buon Natale A ME! –
FINE PRIMA PARTE