Lost and Delirious
La prima volta che si incontrarono quasi si detestavano.
Erano come pioggia e sole , come nero e bianco , come terra e mare.
Accomunate da una cosa sola : un collegio femminile rigido e severo, in cui avere un interazione con una altra ragazza era proibito. Anche solo una parola durante la lezione poteva causare la sospensione.
Ogni comportamento era perseguibile , inadeguato , e per questo degno di una punizione di varia natura .
Il primo giorno, Courtney entrò incerta nella propria stanza : con lei dormiva Gwen e un’altra ragazza , Bridgette .
L’iniziale odio fra Courtney e Gwen si mostrò palesemente anche in questo contesto di forzata convivenza : i loro letti erano accanto e dovevano dividere praticamente tutto.
Rachel era la tipica figlia di papà , abituata ad avere un bagno personale , una camera da letto di qualche decina di metri quadrati a sua disposizione e una cameriera di un qualche paese del Sudamerica sottopagata pronta a servirla e riverirla .
Gwen era … bhe, i suoi capelli neri con mesch blu e abiti dark lasciavano intendere parecchio.
Era ribelle, scontrosa , pungente e i genitori l’avevano mandata al collegio per rieducarla.
Gwen aveva accettato solo per potersi allontanare dai suoi genitori.
Ogni giorno chiamava sua madre e passava mezz’ora al telefono a lamentarsi di quanto faccia schifo quel collegio , quanto fossero insopportabili le coinquiline e noiose le lezioni.
E la risposta della madre era sempre la stessa : “un giorno mi ringrazierai , tesoro , per averti fatto seguire la giusta strada”.
La depressione di Courtney aumentava ogni giorno . Chiamare suo padre non la aiutava e pretendeva sempre troppo da tutti. L’unica che pareva il coraggio di metterla al suo posto , farle aprire gli occhi e renderle consapevole che il mondo non è una favola era proprio lei. Quell’odiosa , scurrile , supponente ragazzina Dark che ha paura del sole.
Si odiavano ogni giorno di più . Eppure .
Eppure non riuscivano a separarsi l’una dall’altra . Si cercavano a volte , anche solo per discutere, litigare , oppure per rimanere in silenzio a fissare il pavimento.
Era un rapporto strano , particolare , che in qualche modo le salvava da quella realtà opprimente e ovattata che era il collegio .
Le altre ragazze non sapevano nemmeno cosa fosse un bacio , avevano solo sperimentato strette di mano e sguardi languidi da scadenti film romantici.
D’altro lato , la mora perfettina non si era mai interessata alla sfera amorosa e affettiva , non amava parlare dei propri interessi in quell’ambito : si limitava ad ascoltare le altre , per poi sorridere e annuire .
Ma.
Ma a stimolare certe riflessioni era proprio lei , con quelle domande sempre invadenti e poco consone : Gwen.
Il loro rapporto era indecifrabile. Bridgette e le altre ragazze della camerata si interrogavano su che cosa ci fosse tra loro , se odio , amicizia o altro .
Quando litigavano lo facevano lontano da sguardi indiscreti , e prediligevano entrambe la solitudine , accettandosi reciprocamente come unica compagnia.
Ogni giorno , insieme all’odio , cresceva il legame che le rendeva inscindibili l’una dall’altra .
Gwen aveva cominciato a riflettere , a pensare , a farsi domande . voleva capire quale rapporto c’era con Courtney , cosa provava veramente per lei.
Perché sentiva una fortissima fitta al petto quando la vedeva ?
Perché cercava ogni istante per parlare , anche se solo per litigare ?
Era un’attrazione irresistibile , un gioco sottile e perverso che le rendeva profondamente coinvolte e appassionate .
Un giorno , durante una delle solite litigate , cominciarono a fare la lotta con i cuscini .
Iniziarono a ridere senza mai fermarsi , ad insultarsi , a tirare cuscini su cuscini , facendo fuoriuscire e volteggiare nell’aria le piume soffici al loro interno .
“smettila , dai !” supplicò Courtney guardando profondamente Gwen negli occhi .
Un attimo di silenzio.
Courtney fisso la ragazza accanto a se e la guardo con un enorme punto interrogativo .
Cielo , non poteva fingere di non volere tutto questo . No, lo voleva eccome . Non sapeva perché , com’era successo.
“ Gwen , ma che cavolo …?”
“Umh, zitta …”
le loro labbra si incontrarono dolcemente e il viso di entrambe si fece rosso acceso .
Si sentirono in paradiso , il cuore cominciò a pulsare più velocemente ed irregolarmente , il respiro si fece via via più affannoso . Tutto questo solo per un bacio.
Quel bacio fu la cosa più vicina al paradiso che entrambe avessero mai provato.
Rimasero immobili , in silenzio , entrambe a tentare di decifrare lo sguardo dell’altra .
Entrambe compresero che quello era un vero bacio , tutt’altro che trascurabile.
Da quel giorno cominciarono a ritrovarsi tutti i pomeriggi sotto un portico nel cortile del collegio a parlare a ridere e a scherzare .
Gwen amava sentirla parlare e litigare con lei per quella sua fastidiosa saccenza e supponenza. Una volta rientrate nella loro stanza , passavano qualche minuto a guardarsi intensamente sorridenti e poi cominciavano a sistemarsi per la notte.
Fino a quella sera .
“ o cielo, ma sono … nude ?”
Gwen e Courtney si svegliarono di soprassalto all’udire un mormorio sommosso ed intimidito di un gruppo di bambini , tra cui la sorella minore di Bridgette che frequentava il collegio insieme a loro .
Courtney si nascose istintivamente sotto le coperte imbarazzata , e Gwen scacciò la scolaresca con tono minaccioso.
Anche Bridgette si svegliò , ma continuò a fare finta di dormire , per osservare le due ragazze mentre si baciavano e andavano in bagno per lavarsi.
Tuffò di nuovo il viso nel cuscino disperata .
"Ma stai scherzando per caso? Vorresti credere a delle stupide chiacchiere? Io... Cosa? Tu sei impazzito!"
Courtney camminava nervosamente su e giù per la stanza, parlando al telefono e cercando di giustificarsi.
"Dai, sappiamo entrambi che i bambini hanno una fervida immaginazione! È vero, lei è venuta nel mio letto, ma voleva solo essere consolata per una cosa che... No, papà, non ti dico di cosa si tratta! No, basta, mi hai stancata, non vado da nessuna parte."
Gwen rimase qualche minuto ad osservarla in silenzio, appoggiata allo stipite della porta.
"No, basta, ciao!" e gettò il telefono violentemente sul letto, per poi sedersi con un tonfo sordo e sbuffare.
"Che è successo?"
"Mio padre... L'ha chiamato la preside, dicendo che un gruppo di bambini ha subito un trauma nel vedere me e te... Nude... Dopo... Beh..."
"... Oh." fu la risposta di Gwen. Non sapeva cosa dire, come comportarsi.
"E io... Ho negato, ma mio padre ha detto... Ha detto che entro questa settimana viene a prendere me e le mie cose e mi riporta a casa."
Nascose il viso tra le mani, e scoppiò a piangere.
Gwen le afferrò le mani e le strinse, accarezzandone il dorso con il pollice. "Ehi, andrà tutto-"
Courtney si alzò di scatto.
"No, niente andrà bene! Cavolo, non ci arrivi? Ho compromesso tutto, tutto! Curriculum, rispettabilità, fiducia, futuro, per una notte con te !"
"Bene." prese la giacca di pelle nera e la indossò per poi uscire dalla loro camera e andare il più lontano possibile da lei e da quella stanza.
"Papà, no! Basta! Ricominci? Ti ho detto che non mi piace quella ragazza... Si, la tizia punk ha un nome, si chiama Quinn... No, non voglio contraddirti... Perché non vuoi capire cosa voglio dirti? Non mi accusare di cose che non... Come vuoi, ciao"
E così si era chiusa l'ennesima discussione tra Courtney e suo padre. In quella settimana passò più tempo al telefono con lui che a frequentare le lezioni. Dalla discussione di qualche giorno prima, le due ragazze non si erano più rivolte la parola. E quando arrivava il momento di dormire, si scambiavano uno sguardo fugace e un'altrettanto frettolosa "Buonanotte" e piangevano entrambe in silenzio.
Le cose non dovevano andare così. L'amore non poteva essere punito in tal modo
La settimana giunse al termine. Courtney gettava letteralmente i vestiti nella valigia, rancorosa ed insoddisfatta. Amava Gwen. Sì. Tutti quei pomeriggi passati a parlare, a ridere ma anche a piangere, a litigare sovente, erano solo un ricordo. Un bellissimo, ma sbiadito ricordo. E poi...
Quella notte...
Trattenne a stento le lacrime e mise nella valigia le ultime cose.
Apparve Gwen , gli occhi rossi e gonfi di lacrime.
"Non andartene..." la supplicò, fissandola intensamente negli occhi.
"Devo... Mio padre ha-"
"NON MI IMPORTA NIENTE DI TUO PADRE, CHIARO? CAVOLO , COURTNEY , IO TO AMO ! E NON VOGLIO STARE IN QUESTO COLLEGIO, FACENDO FINTA DI NON MORIRE OGNI ISTANTE CHE VEDO UN ACCENNO DI SORRISO SULLE TUE LABBRA, UNO SGUARDO RICAMBIATO, UN GESTO, O QUANDO MI RIVOLGI LA PAROLA ANCHE SOLO PER CHIEDERMI CAVOLATE ! TI AMO, E SONO PRONTA A COMBATTERE CONTRO TUTTO E TUTTI PER STARE CON TE! NON MI ABBANDONARE!"
Courtney rimase pietrificata. Non sapeva cosa dire. Cielo, provava le stesse cose, ma ammetterle era così... Difficile. Le parole gli morivano in gola ancor prima di pronunciarle.
"Scusa, non posso" e prese la valigia per avviarsi fuori da quella stanza, così importante per entrambe.
Gwen rimase pietrificata. Era smarrita più che mai, e disorientata. Senza più un percorso da seguire o un obiettivo da raggiungere.
Folla. Pianti. Urla.
Courtney si fiondò nel cortile e guardò dove tutti avevano rivolto disperatamente il loro sguardo.
Sul tetto, una figura fin troppo familiare stava farneticando e minacciava di buttarsi giù, avvicinandosi sempre di più al bordo.
Rimase immobile ad osservarla, e l’altra notò subito la sua presenza.
Courtney balbettò qualcosa con le lacrime agli occhi.
“G-Gwen ! ti prego … non lo fare !”
Anche Gwen disse qualcosa.
“ Ti amo”
Si spostò leggermente, e scivolò su una tegola.
Un tonfo pesante sull'erba umida. Urla di orrore. Figure in continuo movimento. Frenesia. Smarrimento.
Fu tutto ciò che Rachel riuscì a percepire, osservando Quinn, ormai priva di vita, accanto a lei. Allungò la mano, e strinse quella dell'altra, singhiozzando sempre più forte.
Sarebbe stata sua, sì, nonostante la vita le avesse separate.
La strinse a sé e baciò la folta e scompigliata chioma rosa.
Insieme, finalmente, e stavolta per sempre.
L’amore puro tu mi hai dato un istante prima di morire. E come una fiamma che mi accompagna perennemente accesa , che mi permette di vedere anche al buio. E’ l’amore che mi ha salvata da quel pozzo nero . Io la sogno ancora ogni notte , e credo che continuerò a sognarla”