Capitolo 1: 3-0 per lei
Probabilmente penserete che questa storia si svolgerà in una grande città, importante, famosa, a cui tutti portano rispetto… ma invece no. Questa romantica vicenda si svolge in un paesino, ai confini del mondo di cui nessuno ricorda più il nome. E questa storia inizia così…
Era una bella giornata in paese. Il figlio del re era appena tornato dal suo matrimonio con la figlia più giovane dell’uomo più ricco della città. Gwen e Duncan avevano scelto una vita semplice ma, per volere della sposa, anche molto sfarzosa. La villa in cui passavano le loro giornate era circondata da un immenso giardino i cui fiori coloravano il paese. Il principe, sebbene molto apprensivo, non riusciva a capire il comportamento della moglie. L’aveva scelta perché tutti le avevano assicurato che era una donna semplice e dal gran cuore. “Bugie” si ripeteva tutte le notti, guardando la sua stella.
La mattina del quinto giorno di matrimonio vide che i fiori che la moglie aveva tanto pregato di avere stavano morendo per la mancanza di cure.
-Chiamate il più bravo giardiniere della città, non voglio che il giardino di cui il pese va tanto fiero venga disonorato in questa maniera- Ordinò con autorevolezza.
Passavano i giorni e i fiori perdevano colore ogni secondo di più.
-Moglie mia perché hai chiesto dei fiori senza però curarli ed amarli?-
- Ci sono sempre stati dei giardinieri al mio servizio a casa mia, pensavo che ne prendessi almeno uno, marito mio.- Rispose lei indifferente mentre si provava il vestito regalatole da sua madre.
-E infatti è così-
-Mio signore il giardiniere è arrivato-
-Bene-
Duncan si diresse verso la porta, uscì ed andò al cancello.
-Dov’è il giardiniere? Non mi dite che tentavate di ingannarmi!- Disse con tono furente.
-No mio signore- rispose il cortigiano spaventato
- È gia al lavoro-
-Bene! Deve essere un uomo molto laborioso!-
-In realtà, mio signore, è una donna…-
-Una donna? UNA DONNA? Mi dite come fa una donna a prendersi cura del mio giardino senza combinare disastri?- Disse con aria iraconda. Si girò infuriato ma non poté più muoversi dallo stupore. La giardiniera aveva fatto rinascere il suo bel giardino facendo sbocciare il ciliegio, ridando colore alle rose e vita agli altri fiori. Duncan si sbloccò ed andò a cercare la persona che era riuscita a far rivivere le sue piante. Vide che qualcuno armeggiava tra le rose con acqua e concime. Le andò incontro con passo regale preparandosi ad accoglierla alla reggia. Pensava di dover parlare con un’anziana signora piena di esperienza e saggezza, ma non andò esattamente così. Avvicinatosi rivolse saluto alla donna che si girò. Il principe non poteva credere ai suoi occhi regali: era una donna giovane, tra i quindici e i vent’anni. Nonostante la terra le coprisse il viso la sua bellezza veniva notata da tutti. Portava i suoi capelli castani in una crocchia. Non era vestita elegantemente,
anzi, tutt’altro: portava un cencio sporco e strappato e camminava scalza.
-Buongiorno- disse lei fredda. Dopo questa parola si diresse verso gli Iris e iniziò ad annaffiarli.
Duncan era come paralizzato per la seconda volta di fila. Era la prima volta che una donna gli faceva questo effetto…
“Il suo nome” pensò “Devo sapere il suo nome”
-Signorina si fermi- Disse nel tono più autorevole che gli era concesso
Lei non si degnò di guardarlo.
-Signorina lo sa chi sono io? Il principe di questa contea!-
-Ma io, non essendo nata in questa contea, sono libera di non ubbidirgli in quanto,in questo momento, secondo la legge, io non ho un principe.-
Duncan si paralizzò per la terza volta di fila. Era 3 a 0 per lei. “Meglio tornare in casa, non vorrei che tirasse fuori un concetto che mi facesse perdere il diritto al potere” pensò sconvolto. Ritornato in casa si lasciò cadere sulla sua fidata poltrona pensieroso. Mai una donna aveva resistito al suo potere. Guardò fuori dalla finestra scrutando la piccola donna che ,instancabile, continuava a prendersi cura dei fiori.
Capitolo 2: Uno sguardo fugace, un bacio veloce, un’occhiata furtiva…
Duncan si accorse che il sole stava calando e pian piano la notte stava colorando di nero il cielo. Gwen lo chiamò con aria assonnata e lo spronò ad andare a dormire. Il principe cedette e si preparò per iniziare a sognare. Si cambiò e, dopo essersi scambiato un bacio veloce con Gwen si addormentò. Il mattino dopo fu svegliato dal rumore dei nitriti dei cavalli. Si alzò piano dal letto, si vestì e chiamò un cortigiano per chiedere spiegazioni.
-Che cos’erano quei nitriti?-
-Signore, qualcuno è venuto a trovarvi…-
-Chi è?-
-Non vuole rivelarci il suo nome… dice che deve vedervi…-
Duncan si avviò verso il cancello.
-Duncan!-
-C-cosa? Trent? Ma cosa ci fai qui?- un sorriso addolcì l’espressione dura del principe.
-Volevo solo vedere il giardino di cui tutto il regno parla!-
-Non sei cambiato affatto, sempre romantico come una volta!-
-E tu sei sempre il solito, ogni volta scherzi su questa mia debolezza!-
I due uomini si scambiarono un veloce abbraccio, dopodiché Duncan fece chiamare la giardiniera.
-Caro Trent questa fanciulla che vedi è la giardiniera reale… emh… ora che ci penso non so il tuo nome.-
-Mi chiamo Courtney-
-Un nome delicato come la sua proprietaria- disse Trent facendo arrossire di colpo la ragazza.
-Allora Courtney, te la sentiresti di far vedere il giardino a mio fratello?-
-Suo fratello?-
- Sì, non lo sapevi? Io e Trent siamo fratelli, io il maggiore lui il minore!-
-Eh già- rispose Trent facendo un piccolo sorriso
- Va bene… mi segua- disse la ragazza al fratello del principe
- Queste sono le mie rose rosse… e qui accanto ci sono quelle bianche-
-Non avete quelle rosa?- Chiese cortesemente il ragazzo, ma la sua gentilezza fu ricambiata da un duro sguardo da parte della giovane.
- Mi spiega perché io, la giardiniera più brava del regno, dovrei coltivare quegli ibridi che vanno tanto di moda?-
-Beh, io le coltivo-
-Ora capisco perché nessuno parla del suo giardino- dopo questa crudele ma veritiera affermazione il giro continuò. Passo dopo passo, fiore dopo fiore, i due arrivarono al centro del giardino appena un po’ più in là della fontana. Trent si sedette sotto il castagno invitando anche Courtney a fare lo stesso. Le fronde del maestoso albero riparavano i due giovani dai caldi raggi del sole mentre una leggera brezza scompigliava i capelli della ragazza, che per la prima volta se li era lasciati cadere sulle spalle, senza costringerli in una crocchia. Non avendo ancora lavorato, il viso della giovane era pulito e il suo sorriso radioso.
-Allora tu e Duncan siete fratelli…-
-Beh sì, in un certo senso…-
-Cosa volete dire?-
-Quando nacqui, mia madre morì di parto e toccò a mio padre prendersi cura di me. Eravamo una famiglia povera e per guadagnarsi da vivere onestamente, il mio genitore lavorava tutto il giorno in miniera, sebbene il lavoro fosse duro e mal pagato. Al mio quarantesimo giorno di vita in miniera ci fu un crollo e mio padre ne rimase vittima.-
-Oh… mi spiace…-
-La famiglia di Duncan si fece carico della mia vita e mi curò come se fossi uno di loro. Io e mio fratello eravamo sereni insieme. Certo, qualche volta litigavamo, ma ci riappacificavamo sempre qualche ora dopo, talmente robusto era il nostro legame. Io sono grato alla sua famiglia, senza di loro ora non sarei qui.- Trent guardò Courtney negli occhi e la ragazza fece lo stesso. Uno sguardo fugace, un bacio veloce e un’occhiata furtiva. Questo bastò a scatenare l’inferno.
Capitolo 3: Fuga dal destino
Trent assunse un aria preoccupata, il che fece sorprendere la ragazza che si aspettava un’espressione serena.
-Vieni, dobbiamo sbrigarci- Courtney venne presa per il polso e portata ai cancelli dove venne issata sul cavallo color cioccolato di Trent. Il principe iniziò a cavalcare in fretta, sempre più veloce, sempre più lontano.
-Dove stiamo andando? Perché mi hai portato lontano dalla reggia?-
-Perché lì non siamo al sicuro…non più…-
Le giornate passavano lente, e i due poveri ragazzi facevano solo brevi soste per dormire e, a volte, per mangiare. L’ennesimo sole stava sorgendo quando finalmente un sorriso colorò il volto di Trent.
-Siamo arrivati-
In una distesa di fiori vi era una casetta, piccola ma graziosa, costruita interamente in legno. L’interno era povero ma vi era lo stretto necessario per sopravvivere.
-Mi spiace, ma non eravate al sicuro fra quelle mura. Duncan ci avrebbe scoperti e la sua ira lo avrebbe accecato e non ci sarebbe stata più speranza di vivere da innamorati-
-Vi capisco ma, vi prego, datemi del tu-
-Come vuoi –
I giorni passavano e Trent, ogni dì, usciva di casa a cercar viveri e legna da ardere. “Ritorna presto” queste erano le parole che Courtney ripeteva instancabile, come dovessero portargli fortuna. Un giorno Trent, raccogliendo la legna, cadde ferendosi gravemente e solo grazie al suo destriero riuscì a tornare dalla sua amata che lo curò amorevolmente.
-Oggi vado io a raccoglier legna- Disse decisa Courtney -Non devi sforzarti-
-No, non te lo permetterò- Trent cercò di alzarsi, ma fu costretto a terra da una fitta dolorosa.
-Tornerò presto-
Courtney si avviò e presto la notte oscurò il cielo. La ragazza tornò a casa tranquilla quando vide che la porta della capanna era socchiusa. Gettò a terra i ramoscelli e corse all’interno dell’abitazione spaventata. Fuori infuriò una tempesta e nella casetta buia era impossibile vedere alcunché, quando un fulmine illuminò una scena terribile. Duncan impugnava l’elsa della spada e puntava la lama verso la gola del fratello, costretto a terra dalla grave ferita. Sul volto di entrambi vi era disprezzo, ma negli occhi di Duncan Courtney vide qualcosa che la spaventò. Negli occhi duncan c’era l’ira. L’ira contro un fratello.
-Duncan…- la voce di Courtney, fievole, rese ancora più dura l’espressione del ragazzo.
-Lui ti ha baciato e lui deve morire. Sapeva cosa provavo per te.-
-Duncan, se ucciderai Trent allora dovrai uccidere anche me.-
-Mai! Io non ti lascerò sfuggire come sabbia tra le mani-
-Io ho fatto solo quel che tu facesti a me.-
-Cosa?-
-Tanti anni orsono, quando noi eravamo ancora giovani, liberi da ogni rancore, io conobbi una ragazza che tutti definivano cupa e solitaria, ma che ai miei occhi era la più dolce creatura mai vista. Gwen e io diventammo presto amici, giocavamo insieme e pian piano crescemmo. Anche tu la conoscesti e scopriste di avere gli stessi interessi. Era un giorno di primavera quando decisi di chiederle la mano. L’aria era pura e io mi sentivo benissimo quando vi vidi. Voi vi baciavate con passione mentre tutte le mie speranze si frantumavano. Tu avevi sempre saputo cosa io provavo per lei ma questo non servì a fermarti. Io scappai e non ti feci mai sapere nulla di quell’ avvenimento. Poi venni in visita alla tua reggia e incontrai Courtney. Vidi subito che era una ragazza graziosa e piena di vitalità e capii subito che eri attratto dalla sua bellezza e dalla sua bontà. Anche io fui colpito e così la baciai.-
-Lo so che la baciasti. Io ero lì e vidi tutto con un’occhiata furtiva. Fu in quel momento che capii che l’amor della mia vita mi era stato sottratto e solo la morte me l’avrebbe restituito.-
-Non è vero- Courtney parlò con voce dolce.
-C-Cosa?-
Courtney baciò Duncan e Trent sorrise.
-Io ti ho sempre amato Duncan. E sempre lo farò-
Capitolo 4: Quando la luna sarà alta nel cielo…
Duncan sorrise piacevolmente sorpreso.
-Trent…-Iniziò Courtney
-No Courtney. Non dire niente. Sono io che ho sbagliato, dovevo dirti che il nostro amore (che poi in realtà non era altro che una cotta) non era possibile…-
-Beh… ora che si penso…-Disse Duncan. Courtney lo guardò confusa.
-Io sono sposato… il divorzio non è possibile e tantomeno il tradimento!-
-Shhh- Rispose Courtney -Sarà il nostro piccolo segreto…-
-Ora capisci perché la amo tanto?- Disse Duncan al fratello.
*
Trent tornò a casa in groppa al suo destriero mentre Courtney faceva di tutto per allungare il tempo, per rimanere ancora un po’ sola con Duncan, per fargli vedere che lo amava ancora un po’…
-Duncan non credi che sia ora di mangiare?-
-A mezzanotte?-
-Emh… sarai stanco… vieni a fare una dormita?-
Duncan capì le intenzioni di Courtney e le prese il viso tra le mani.
-Non possiamo scappare dal destino. Dobbiamo tornare a casa, prima che ci vengano a cercare.-
-Hai ragione…andiamo.-
Il ragazzo issò la giovane sul suo cavallo nero come la notte e iniziò a cavalcare spronando il destriero ad andare sempre più veloce.
Arrivati alla reggia il principe aiutò Courtney a scendere.
-Gwen non c’è, fortunatamente…-
-Quando ti potrò mai rivedere? Intendo… da soli…-
-Stanotte, quando la luna ormai sarà già alta nel cielo, uscirò e verrò a trovarti nella tua casetta- indicò la piccola capanna in cui dormiva la giardiniera.
-Fino ad allora…- Le baciò la fronte -Buonanotte principessa-
-Ma…io sono povera… non sono una principessa.-
-Tu per me potresti essere anche una regina-
Courtney arrossì alla luce delle stelle e salutò Duncan mentre il giovane si allontanava e spariva dietro il noce.
*
-Duncan! È notte fonda, dove sei stato fino ad ora?- Disse Gwen allo sposo
-Non riuscivo a dormire- mentì Duncan- così sono uscito con Tuono, il mio cavallo, a fare una passeggiata notturna-
Gwen lo guardava dubbiosa ma decise di lasciar perdere… o almeno fu quello che disse a Duncan.
*
La luna era ormai alta nel cielo e la reggia addormentata dava una strana sensazione di surreale.
Qualcuno scese dal proprio letto e uscì. Egli si diresse verso la casetta della giardiniera che era sulla soglia ad attenderlo pazientemente.
-Finalmente mio principe.-
Duncan baciò Courtney e le accarezzò i capelli di seta.
-Finalmente mia principessa-
-Non chiamarmi così…-
-Va bene principessa…-
Courtney rise alla battuta e i due entrarono in casa.
Le ora passarono e la stanchezza si fece sentire.
-Torna a casa-
-No. Io resterò qui e quando il campanile sonerà cinque rintocchi tornerò a casa.-
-La mia casa e piccola e inospitale-
-Dormirei anche su un albero per stare con te-
I due si misero nel letto e si addormentarono quasi subito abbracciati. Una lama risplendette alla fievole luce della luna