Parla Duncan
Era un mondo duro questo: guerre, bombardamenti, e grida di terrore. La gente moriva ma nessuno faceva niente. Mi ero nascosto, non per paura, sia chiaro, ma perché ancora alla mia vita mancava qualcosa e non volevo morire senza averla ottenuta. Stavo tutto il giorno al buio, senza fiatare, a volte non potevo neanche mangiare. Fuori i soldati urlavano, cercavano i pochi sopravvissuti. Non potrò mai dimenticare l’angoscia di quei giorni bui. Ma poi arrivò qualcosa, un avvenimento, che cambiò tutta la mia vita.
Era notte fonda ed ero appena uscito dal mio nascondiglio per cercare del cibo. Il mio istinto mi disse di andare verso la piazza e, visto che non riaveva mai tradito, lo seguii. Nel buoi intravidi la piazza ma una luce mi accecò. La luce sparì pochi secondi dopo e al suo posto c’era solo una ragazza. Era svenuta ma la sua bellezza le illuminava il viso. I suoi capelli erano morbidi e la sua pelle soffice. Sembrava un angelo. Le toccai la fronte. Scottava. Aveva la febbre alta. La presi in braccio e iniziai a correre. Entrai nel pertugio che era la mia tana e la riposi sul mio “letto”, se così si poteva chiamare, visto che era solo un accumulo di stracci. Dopodiché uscii. Dovevo trovare del cibo. Riuscii a trovare due tozzi di pane, una mela ed un cavolo. Ritornai a casa. Era un po’ diverso quello che intendevo per casa, ma almeno avevo un tetto sotto cui stare. Mi misi accanto a lei. Stava ansimando, la febbre doveva esserle salita ancora. Presi un lembo della mia maglietta,
lo strappai e lo imbevetti d’acqua. Glielo misi sulla fronte, tanto per darle un po’ di sollievo. Se avesse continuato così non sarebbe sopravvissuta. Notai che aveva un sonno agitato. La febbre doveva averle fatto sognare degli incubi. Ad un tratto sentii l’impulso di sentire il suo profumo. Lo feci: profumava di rose, proprio come un angelo.
Parla la ragazza misteriosa
No, non voglio, lasciatemi, no! Mi svegliai di colpo. Dovevo aver fatto un incubo. Mi guardai intorno. Non ero a casa mia. Allora dov’ero?
-Finalmente ti sei svegliata-
Nell’ombra intravidi un ragazzo. Mi tirò un tozzo di pane, metà mela e qualche foglia di cavolo.
-Che cos’è questa roba? Dov’è il miele di ninfea?-
- Senti bellezza, io non so da dove vieni, ma qui siamo nel bel mezzo di una guerra ed il miele di ninfea non è proprio comunissimo. Ora dovresti ringraziarmi di averti tratta in salvo e di aver diviso il cibo con te-
Ero confusa. Guerra? Ma quando era scoppiata una guerra? Tutto d’un tratto ricordai: non ero più ad Atenia, ora ero sulla terra. Diedi un boccone al cavolo, cercando di apprezzarlo. Evidentemente non ci riuscii.
-Cos’è non ti piace? Beh, allora vedi di fartelo piacere perché: 1-morirai di fame 2- non riuscirai a guarire-
Ma chi si credeva di essere? Se avesse saputo chi aveva davanti…
-Come ti chiami-
-Cosa-
-Come ti chiami.-
-Mi chimo Courtney-
-Bel nome dolcezza. E da dove vieni?-
-Atenia-
-È una città della Grecia, no?-
Oltre che sgarbato era anche ignorante!
-Dove mi trovo?-
-A Milano-
-Qual è il programma di domani?-
-Starsene zitti fino al calar della notte-
-Uffa. Va beh… come ti chiami?-
-Duncan-
-E da dove vieni?-
-Da Firenze-
-Ah-
-Fa toccare la fronte!-
-Perché?-
-Per vedere se hai ancora la febbre.-
Lo accontentai.
-Ti è scesa. Ora è meglio dormire, e ricorda: muta come un pesce fino al calar della notte. Dormi pure lì, io dormirò qui, se c’è qualcosa svegliami ma non parlare. Tutto chiaro? -
-Certo.-
Parla Duncan
Courtney. Un nome da angelo. Tutto in lei mi ricordava un angelo. Mi girai. A quanto pare stava già dormendo. Mormorava qualcosa: “Aveo no, non voglio, lasciami!”o qualcosa del genere. Che strana ragazza. Beh, almeno era una forte, che non mollava. Il modo in cui dormiva mi dava tantol’impressione di un…beh,lo sapete, no? Ad un certo punto si svegliò.
-Stanno arrivando i soldati!-
-Che cosavai blaterando?-
-Stanno arrivando i soldati ho detto! Vieni!-
Mi prese il braccio e mi trascinò fuori. Mi portò in un negozio abbandonato, per precisare nello sgabuzzino.
-Courtney, che cosa…-
-Stai zitto e guarda!-
Mi mise davanti ad uno spiraglio da cui potevamo vedere senza essere visti. Dopo circa dieci minuti sentimmo delle voci. I soldati! Accipicchia, come era possibile che gli avesse sentiti? Le guardie trovarono il mio nascondiglio iniziale ormai abbandonato. Se non fosse stato per lei a quest'ora sarei carne da macello. Ma come aveva fatto?
-Ora puoi parlare.-
-Mi spieghi che caspita…-
-Ora non c’è tempo.-
-Che significa che non c’è tempo?-
-Dobbiamo pensare a trovare cibo e acqua.-
-Torniamo da dove siamo venuti e li riprendiamo, che problema c’è? Il problema è che i soldati avranno probabilmente capito che quel nascondiglio era abitato fino a pochi minuti fa e lo terranno sotto stretta sorveglianza-
-A questo non avevo pensato. Intanto esploriamo un po’ il nuovo nascondiglio.-
-Buona idea-
Andai un po’ in giro. Non trovai niente di interessante, finché…
-Duncan, vieni a vedere!-
Andai verso il luogo da dove courtney mi aveva chiamato.
-Duncan, guarda qui!-
Non ci potevo credere! Su un vecchio scaffale c’erano numerose bottiglie d’acqua e confezioni di carne in scatola!
-Brava angioletto!-
-Come mi hai chiamato?-
-Emh… lascia stare.-
Parla Courtney
Angioletto? Perché mi aveva chiamato così? Non avrà mica capito…no, impossibile.
-Dai Courtney, ritorniamo nello sgabuzzino, è ora di dormire.-
-Ok, ti seguo-
-Hai un’aria pensierosa. Che succede?-
-No, niente, davvero.-
-Se lo dici tu…però, qui fa più freddo dell’altro nascondiglio.-
-È vero, ora che facciamo? Non siamo vestiti molto pesanti…-
-Lo so io come fare. Dai, vieni qui!-
-Che vuoi fare?-
-Scaldarti!-
-Abbracciandomi?-
-Esattamente! Dai su, non fare la timida!-
-Lo faccio solo per sopravvivere!-
-Va bene angioletto!-
Ancora con quel nome. Lo faceva tanto per farmi innervosire oppure…
-Ehi, piantala di chiamarmi così!- -Va bene…nervosetta?-
-Uffa!-
-Lo prendo come un sì. Ora vieni qui che ti scaldo.-
Mi misi fra le sue braccia e appoggiai la testa sul suo petto. Dopo pochi minuti già sentivo caldo. Per qualche strano motivo, però, non riuscivo a dormire. Mi sentivo strana, quasi emozionata.
-Che c’è angioletto? Non riesci a dormire?-
-No-
-Prima dormivi sonni agitati, ora non dormi affatto, che dobbiamo fare?-
-Non lo so, canta qualcosa.-
-Io? Ma non so cantare!-
-Tu provaci, tentar non nuoce-
-E va bene angioletto-
Iniziò a canticchiare una canzoncina dolce e tranquilla. Mi piaceva molto quella canzone.
-Canti bene!-
-Grazie!-
-Dai, continua!-
Come richiesto riprese a cantare. Cantava come un…non lo so,una voce così non si può paragonare a niente, però cantava benissimo. Mi strinsi a lui fingendo di aver freddo. Lui mi abbracciò più forte per scaldarmi, ma senza smettere di cantare. Era piacevole starsene lì. La sua canzone mi cullava e il suo respiro accompagnava il sonno. Per me fu la prima notte in cui dormii da angelo.
Parla Duncan
Si strinse a me fingendo di aver freddo. Non era una grande attrice. L’abbracciai più forte. Intanto continuai a cantare. Quella canzone l’avevo scritta io. Parlava di un angelo che scopriva per la prima volta il vero amore in un umano. Pian piano Courtney si assopì e si addormentò. Le accarezzai i capelli di seta. Nessuno era così perfetto, neanche un angelo. Lei non mi meritava. Meritava qualcuno che sapesse onorarla, che sapesse renderla felice. Io il massimo che potevo fare era cantarle una canzone, ma proprio perché potevo offrirle solo questo, stavo dando il meglio di me. Fuori dallo sgabuzzino si sentirono delle voci. Continuarono ad avvicinarsi. Tutto d’un tratto la porta si spalancò:i soldati!
-Altolà, canaglia!-mi dissero con voce sprezzante.
Nel frattempo courtney si era svegliata. Riuscii a farla sgattaiolare via, ma per me era troppo tardi.
-Duncan…-
-Courtney, corri!-
Lei si diresse verso i soldati.
-Courtney, che ca**o fai? Vai via!-
Ma ormai aveva raggiunto le guardie. Le toccò con un tocco leggero e svennero…o almeno così pareva. Gli toccai il polso per controllare il pulpito del cuore.
-Sono…morte?-
-Sì Duncan, sono morte.-
-Ma… prima erano a terra, pronte ad uccidere, ora sono a terra, morte…-
.Vieni, i spiegherò tutto.-
Mi portò in piazza. Ci sedemmo sull’orlo della fontana. Quella notte la luna era piena e… bellissima.
-Sai, voi umani ci ammirate tanto. Parlate di noi come degli idoli, ma non lo siamo.-
Non capivo…voi umani? Che cosa intendeva dire?
-In realtà noi siamo macchine de guerra, di quelle più potenti. Io sono la più potente di tutte, per questo sono qui, per distruggere l’umanità. Io sono l’angelo della morte.-
Cosa? Non ci potevo credere…la guardavo con occhi a palla…però non ero così sorpreso, in fondo ho sempre saputo che era un angelo…
-Però è successa una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere. Mi sono innamorata.-
Cosa? No, non poteva innamorarsi, non potevo perderla!
-E di chi?- dissi con voce tremolante.
-Di te-
Ci guardammo negli occhi. In un attimo ricordai tutti i momenti passati insieme, dal primo all’ultimo. Poi ci baciammo. La bacia come se fosse l’ultimo bacio della mia vita. Un lungo bacio angelico, uno di quelli più puri. Finalmente avevo trovato quello che mancava alla mia vita, finalmente avevo trovato l’amore. ero felice, ma poi venne il buio.
Parla Courtney
Pian piano riprese i sensi. La prima cosa che vide furono i miei occhi, ne sono certa, e la prima cosa che vidi fu il suo mare blu. Occhi meravigliosi erano i suoi. Mi sorrise, si alzò e si guardò intorno.
-Ma…questa non è Milano!-
-Infatti, questa è la volta celeste-
-La volta che?-
-La volta celeste. Il cielo, lo spazio-
-Ah… e io cosa ci faccio qui? Aspetta, ho capito, questo è un sogno e quando mi risveglierò mi renderò conto che non ci siamo mai baciati, che tu non mi hai mai confessato il tuo amore e che io non ho l’unica cosa che desidero al mondo.-
-Questo non è un sogno- dissi dolcemente
-Come faccio ad esserne sicuro?-
-Proviamo così.-
Lo baciai.
-Sì, ora sono sicuro, questo non è un sogno,meglio così-
Si guardò intorno
-Però non ho ancora capito cosa ci faccio qui-
-Tu mi hai baciata Duncan-
-E quello è stato il momento migliore della mia vita, ma non capisco cosa centra-
-Chi bacia un angelo diventa uno spirito celeste insieme a lui. E per questo ti ringrazio-
-E per cosa?-
-Tu mi hai reso libera. Ora non sarò più costretta ad uccidere.-
-Allora prego. Senti un po’…che cosa fanno gli spiriti celesti?-
-Sono loro che illuminano il cielo con le stelle. Le fanno nascere, morire, le dispongono fino a creare costellazioni-
-E la terra? L’hai distrutta?-
-No, mi sono solo limitata a portarla ai tempi in cui regnava la pace-
-Prima hai detto che si potevano creare delle costellazioni, vero?-
-Sì-
-Dai, vieni!-
Mi portò vicino alla via lattea e iniziò a scegliere le stelle più luminose. Le dispose una accantoall’altra, fino a formare un piccolo cuore.
-Per te-
-È bellissimo-
Se scrutate attentamente il cielo verso la parte nord, potrete notare un piccolo cuore, simbolo dell’amore fra due anime che ancora oggi persiste.