Libro 1- La figlia del corsaro verde
-Vai! Fagli saltare la spada!-
-Su siamo tutti con te!-
-Garcias, buttala a terra!!-
Io e Garcias ci giravamo intorno come lupi mentre la folla incitava un po’ l’uno e un po’ l’altra. Io ormai conoscevo il suo stile di lotta. Non dovevo far altro che essere paziente… ecco. Si stava lanciando verso di me. Io prontamente schivai il suo attacco e iniziammo un duello all’ultimo sangue. Io ero solo una ragazza, quasi nessuno credeva che sarei riuscita a battere quel colosso spagnolo di cinquanta chili e passa. Il sudore mi imperlava la fronte, l’adrenalina saliva e l’emozione cresceva. Molti già si stavano chiedendo come Garcias non fosse già riuscito a mettermi al tappeto, quando io scivolai sul pavimento di legno umido di quella taverna scalcagnata. Lui passò qualche secondo a guardarmi ghignante prima di puntarmi la lama della sua spada alla gola. Quel sorrisetto malefico mi fece scappare un ringhio di rabbia.
-Allora ragazzina, visto che ora la tua vita dipende da me… o urlerai davanti a tutti che sono il migliore oppure…zack!- fece finta di conficcarmi la spada nel cuore.
-Preferisco morire piuttosto che abbassarmi a te, pezzente!- gli sputai sulla scarpa e mi divertii a guardarlo arrossire dalla rabbia
-TI SEI GIOCATA L’ULTIMA TUA POSSIBILITÀ RAGAZZA, ADDIO!-
Alzò la spada e la diresse verso il mio cuore. Mancavano ormai pochi centimetri prima che la lama di quell’arma si conficcasse per sempre nel mio petto, quando rotolai su me stessa verso l’estremità del “campo di lotta”. La spada dello spagnolo si conficcò profondamente nel legno marcio del pavimento, bloccando l’uomo. Io mi rialzai, gli corsi incontro e gli sferrai un calcio sotto il mento. Lui stravaccò al suolo e questa volta fui io a puntargli la spada alla gola.
-Allora spagnolo, chi ride adesso?-
I suoi occhi erano spalancanti dal terrore. Io alzai la spada e la diressi verso la sua testa, conficcandola pochi centimetri più in là del cranio, in una tavola di legno.
-Che ti serva di lezione.-
Mi girai e mi diressi verso il tavolo delle scommesse a ritirare i miei trecento dobloni d’oro. Ne stavo controllando uno meno brillante degli altri per vedere se era vero quando qualcuno mi picchiettò sulla spalla. Mi girai. Piuma scarlatta sul cappello rosso, camicia rossa, stivali rossi… e quegli occhi severi che mi squadravano. Non c’erano dubbi su chi era…
-Ciao Courtney-
-Gwen, perché non la smetti di rischiare la vita in una taverna scalcagnata e non ti batti un po’ contro le navi spagnole? SEI UN CORSARO, ACCIDENTI!-
-Courtney, calmati, io mi sto allenando, e sto accumulando il mio piccolo tesoro…-
La ragazza che ogni giorno veniva e mi rimproverava perché non avevo il coraggio di salire su una nave e affrontare gli spagnoli a viso aperto era la figlia del corsaro rosso. Courtney era una ragazza molto autoritaria, stava tutto il giorno in mare con la sua ciurma, molte volte riusciva ad affondare alcune navi spagnole tutta da sola… i nostri padri erano morti per mano di un traditore, uno spagnolo vigliacco e stupido, Wan Guld. È da allora che io e mia cugina meditiamo vendetta. Chi sono io? Semplice. La figlia del corsaro verde.
Io e Courtney, prima della tragica perdita dei nostri cari, non andavamo molto d’accordo. Ma il sentimento vendicativo nei confronti di Wan Guld ci ha unite e ci siamo rese conto di poter essere ottime amiche, se solo lo volevamo.
-Gwen, devi scendere in campo, dobbiamo vendicare i nostri padri, Jolanda è partita, ora tocca a noi!-
Jolanda era la figlia del corsaro nero, nostra cugina, anche lei aveva subito la perdita dei genitori per mano di Wan Guld… Forse mi sono dimenticata di dirvi… che… Wan Guld è il nostro pro-zio. Padre dell’amata di nostro zio. È stato principalmente questo che ha alimentato la nostra ira.
-Va beh, Gwen, per questa volta lascerò passare, ho una cosa più importante da farti vedere…-
-Da quando le tue ramanzine passano in secondo piano?-
-Zitta e seguimi-
-Agli ordini…-
Uffa, solo perché era un po’ più grande di me si permetteva di darmi ordini… ma sapevamo entrambe che era inutile litigare, principalmente perché avrei messo fine alla discussione prima ancora di averla incominciata, e poi perché in un scontro faccia a faccia avrebbe vinto lei… lo so, e lo ammetto…
Mi portò fuori dalla taverna, attraversando i vicoli bui del paesino. Arrivammo davanti ad un portone di legno. Bussò tre volte e una voce maschile un poco stridula chiese con aria minacciosa chi fosse.
-Sono io, orco chiodato, fammi entrare!-
Orco chiodato?
-Va bene, va bene, non scaldarti principessa!-
-Chiamami ancora così e non so cosa ti faccio!-
-Nervosetti, eh?-
-Arghhh!-
Il portone si spalancò e mia cugina mi trascinò dentro. Era una stanza buia, sporca e male illuminata… quasi mi sembrava di essere ritornata nella taverna, solo che invece dei soliti gradassi spagnoli c’era… solo un ragazzo… era abbastanza alto, e, anche se l’illuminazione non era delle migliori, riuscii a vedere che aveva dei bellissimi occhi azzurri. Era in forma, vestito tutto di nero… e sul cappello una vistosa piuma anche essa nera.
-Gwen, lui è Duncan.-
-È questo che dovevi farmi vedere? UN RAGAZZO?-
-Non un comune ragazzo…-
-Gwen- iniziò Duncan – io sono il figlio del corsaro nero-.
Cosa? Impossibile! Lo zio non aveva figli maschi…
-Bugiardo! BUGIARDO!-
-Gwen calmati!-
-MOSTRAMI LE PROVE! DOVE SONO LE PROVE!!!??!-
-Gwen…-
-ALLORA?-
-Lui ha la Folgore-
Restai impietrita. La Folgore. La nave del corsaro nero. Come era riuscito ad averla?
-Ora mi credi?- Mi chiese Duncan.
Presi da parte Courtney.
-Come hai fatto a scoprirlo?-
-Ho attaccato la sua nave e, tra un colpo e l’altro…-
Restai in silenzio. Mi girai verso Duncan. Sì, la struttura da corsaro ce l’aveva. Notai che stava mandando occhiatine a Courtney, anche se lei ricambiava solo con degli sbuffi. Era cotta. Restammo circa 20 minuti nel silenzio più assoluto. Approfittai di quella calma per scrutare il nuovo arrivato. Mio cugino non poteva essere così… così… bello. Occhi così non ce li aveva nessuno nella mia famiglia. Però aveva i capelli uguali a quelli di nostro zio, solo un po’ più corti. 25 minuti… 25 minuti in quella calma insopportabile…BASTA! Non sopportavo più vedere quei due a scambiarsi occhiatine (dolci o furenti che siano). Mi alzai di scatto, facendo cadere la sedia e uscii, sbattendo violentemente la porta. Corsi per una decina di metri. Mi stoppai giusto in tempo, prima di finire a mollo nell’acqua. Ero arrivata al molo. Guardai il sole infuocato che spariva dietro il mare, increspato dalle piccole onde create dalla leggera brezza che mi scompigliava i capelli. Mi sedetti sul
l’estremità del molo facendo ciondolare le gambe. Perché? Perché ero scappata così? Avevo sentito fastidio a quelle occhiate… seguito da rabbia… e, perché no, anche rancore… Ma perché? Passai ancora qualche minuto in silenzio… sentii picchiettarmi sulla spalla. Ma non era Courtney. Il suo tocco era molto più delicato. Mi girai per incontrare quel maledetto celeste. Arrossii. Pregai il cielo che Duncan non se ne fosse accorto.
-Perché sei arrossita?-
E il cielo non mi ascoltò.
-Sono davanti a un tramonto rosso fuoco, è il riflesso, testa di rapa.-
-Tua cugina ci va meglio con gli insulti… e proprio bella…-
-Gli piaci anche tu…-
-Tu credi? Ma se non fa altro che arrabbiarsi…-
-Lo fa perché non vuole ammettere di essere innamorata… è fatta così…-
-Orgoglio…-
-Già…-
-Tanto meglio, mi piacciono le donne difficili…-
-Perché sei venuto qui?-
-Cosa?-
-Perché. Voglio una risposta. Perché sei venuto da me.-
-Emh… vedi…-
Speravo che in quella titubanza si nascondesse di più dell’esitazione. Che si nascondesse… un sentimento… PIANTALA GWEN!
-Mi ha chiesto Courtney di venirti a cercare…-
Mi cadde il mondo addosso.
-Vedi, lei ci tiene a te, anche se non sembra…-
-Ma se non fa altro che rimproverarmi-
-Lo fa perché ti vuole bene… tu hai perso la madre, giusto?-
-Sì…-
-Lei sta tentando di sostituirla… almeno in parte… è protettiva, vuole che tutto vada bene…-
-Ma non capisce che non tutto si può programmare…-
-Tu lasciaglielo credere, capirà da sola… per adesso dovresti soltanto appoggiarla, anche lei si ritrova nella nostra situazione… è confusa…-
-Triste…-
-Ma al contempo sono felice di non essere sola-
Ci girammo. Courtney era dietro di noi sorridente. Ci abbracciammo chiedendoci scusa a vicenda. Nessuna delle due sapeva perché lo stavamo facendo… sapevamo solo che era la cosa giusta…
Parlammo un po’, ci chiarimmo. Quando fu l’ora di lasciarci Courtney salì sulla sua nave per dormire e io restai lì. Duncan mi poggiò la mano sulla spalla.
-Senti, se vuoi possiamo essere amici, che ne dici?-
Amici… certo, non era quello che avrei sperato, però poteva andare bene
-Amici- ci battemmo i pugni e scoppiammo a ridere.
*
Era sera…anzi no, notte… anzi, non lo so, so soltanto che era buio. Mi diressi al molo. Non riuscivo a dormire. Ogni volta che chiudevo gli occhi vedevo quell’azzurro… quello stupido bellissimo azzurro che non la smetteva di perseguitarmi… Courtney non era l’unica ad essere cotta… Mi sedetti all’estremità del molo. Ovunque andassi e per quanto cercassi di evitarlo mi ritrovavo sempre con le gambe ciondolanti a guardare l’orizzonte. Sentii qualcuno picchiettarmi la spalla. Ma allora era una maledizione. Non mi girai. Sapevo che avrei visto quell’azzurro e che sarei arrossita e stavolta non avevo neanche la scusa del sole… poi, con la mia pelle pallida…
-Non riesci a dormire?-
-No, creature aliene mi hanno costretto ad andare qua con la forza -.- -
-Neanche io ci riesco-
Ci mettemmo a guardare le stelle. C’era tensione… o almeno, io percepivo della tensione… feci una battuta nel tentativo di rompere il ghiaccio.
-Credi che anche Courtney stia guardando le stelle?-
Chiese con aria sognante. Storpiai il naso.
-No-
Nonostante quel debole tentativo non riuscii a far cancellare quel suo sorriso da ebete dalla sua faccia. Tre cugini, cotti l’una dell’altro… che situazione…
-Sai Gwen… Io in realtà non sono veramente tu cugino…-
-Cosa?-
-Vedi, io sono il figlio adottivo del primo dei quattro fratelli…-
Il primo… quello non ero riuscita a conoscerlo. Wan Guld l’aveva assassinato. Non era un corsaro, ma un soldato. Quello spagnolo per un po’ di oro aveva fatto entrare le truppe nemiche. E il primo dei quattro fratelli aveva tentato di fermarlo. Potete immaginare come è andata a finire…
-oh… mi spiace…-
-anche a me… ma in compenso il corsaro nero si prese cura di me, come se fossi suo figlio legittimo, sangue del suo sangue… ed è per questo che voglio vendicarlo, e voglio vendicare anche tutti gli altri che non sono sopravvissuti a quel vigliacco!-
I suoi occhi azzurri ora erano diventati di ghiaccio, accessi dal furore e dal rancore di una perdita… qualcosa nel suo sguardo mi diede la forza. La forza di andare a svegliare Courtney, di issare l’ancora e di partire per l’isola di Tortuga, in cerca di una ciurma per fare il rimo vero attacco a sorpresa a Wan Guld. E così ora sono qui. Manca ancora molto prima della fine del nostro viaggio. Sono ancora con le gambe ciondolanti che guardo il cielo. Le stelle sono state oscurate da un paio di nuvole e il vento scompiglia la piuma del mio cappello. Sento qualche goccia. Qualche goccia che si trasforma in pioggia. Pioggia che si trasforma in temporale. Temporale che si trasforma in tempesta. Le onde sono enormi. Duncan urla a Courtney di andare sotto coperta. Le vuole bene. Io intanto armeggio con le vele. Sono tutta bagnata. Un’onda mi colpisce. Se non mi fossi attaccata all’albero maestro non sarei ancora sulla nave.
-DUNCAN, TI AMO!-
Quella voce… Courtney, presa dalla paura si era dichiarata. Non riesco più a muovermi. Le loro labbra si stanno avvicinando. Ecco. Si stanno baciando. Solo due così possono baciarsi in mezzo a una tempesta. IO lotto. Lotto per resistere al dolore. Sento qualcosa che mi bagna il viso. Non è pioggia. Sono lacrime. Lacrime d’odio. Lacrime di rancore. Lacrime d’amore. Un’onda mi colpisce. MI aggrappo con tutta la forza che ho in corpo. Purtroppo Courtney, distratta, non riesce a fare altr4ettanto. Scivola lentamente in mare. Io la odio. La odio perché mi ha rubato l’amore. Ma questo non vuol dire che non la salverò. Presa dalla paura e dal panico mi butto, in un vano tentativo di salvarla. Perdo il cappello, il mio bellissimo e preziosissimo cappello. Courtney, mi devi molto. Riesco ad afferrarla. Tento di tirarla sulla nave ma appena alzo gli occhi vedo che la nave è sparita. Non c’è più. E saprita fra le onde, e ora gli uomini in mare tantano di sopravvivere. Vedo Duncan su un
pezzo di legno. Mi avvicino.
-Le faccio la respirazione bocca a bocca!-
Urla lui.
-Guarda che baciare e soccorrere non sono la stessa cosa, tesoro!-
-Non importa! COURTNEY SVEGLIATI!-
Lui la ama. Si vede. È cristallino. Piano piano la stanchezza si fa sentire. Non devo addormentarmi. Così morirò. Ma le palpebre sono pesante e piano piano tutto diventa buio.
*
Qualcosa mi sfiora la faccia. Sento i gabbiani starnazzare. Il paradiso è un’isola tropicale? Apro gli occhi. E vedo quel maledetto azzurro. Mi ha seguito anche in cielo.
-Gwen, stai bene?-
Ma… ma allora sono viva…
Mi aiuta ad alzarmi.
-sono riuscito a risvegliare Courtney giusto in tempo per salvarti. Siamo arrivati su questa isoletta per miracolo.-
-Dove sono gli altri?-
-Court è in avanscoperta. La ciurma è dall’altra parte dell’isola.-
-Perché sei qui? Perché mi hai salvato?-
Mi guarda teneramente e mi sussurra qualcosa… no, non ci credo…
-ti amo…-
Le mie labbra sfiorano le sue… e piano piano si trasforma in un lungo bacio. Lo guardo con lo sguardo appannato dalle lacrime.
Sento un singhiozzo. Courtney sta soffrendo. Sento dei passi che si allontanano. Courtney sta tentando di dimenticare. Lo so, potrei sembrare insensibile. Ma non mi importa. Non mi importa se ora sta soffrendo. Mi importa solo che questo momento non finisca mai.
NOTE FINALI
1-CHI PENSA CHE SN DIVANTATA DXG È UN UOMO/DONNA MORTO/A!
2-Dedico questa ff a Cresta Verde, Gwenny, gotica97 e (anche se non siamo ufficialmente amici) andrea micky e geoff95 (per riprendere le aprole di beth, spero vi renderete conto di quante ne ho passate per questo -.-)
3- Al prossimo libro e, come direbbe l’Antonella Elia… BACI BACI!