L’ amore ritrovato
Vi ho mai raccontato della relazione che avevo avuto prima dello stramaledetto reality, al tempo in cui non avevo la cresta? Ebbene, io non sapevo nemmeno come si chiamava, la ragazza in questione. Semplicemente ero stato condannato al volontariato forzato in una stupida fattoria, infatti accettando quell’ impiego avrei ridotto la mia pena al riformatorio, non vedevo una ragazza da secoli, a causa della mia prigionia, ed all’ improvviso: Bam! Mi ritrovo davanti una ragazza molto carina. Aveva i capelli legati e gli occhi neri, era snella. Aveva la pelle chiara e liscia. Non aveva brufoli. Indossava una maglietta nera sotto una salopette di Jeans azzurra. La vedevo sempre nel fienile, o ad appuntare qualcosa sul suo diario, o a raccogliere certa poltiglia comunemente usata per coltivare margherite. In lei vedevo una bellezza sciupata, consumata dal duro lavoro, probabilmente. Era solitaria, nervosa… probabilmente sarebbe diventata una dark… aveva tutti i requisiti. Un giorno il mio amico Bill, spedito al volontariato forzato con me, mi fa:
-senti, fratello. Ogni giorno che veniamo qui continui a fissare quella tipa. È chiaro che ti piace. Perché non vai a parlarci?- la verità è che io sono sempre un bullo, un fico, ma quando ho a che fare con le ragazze che mi piacciono… ecco, divento nervoso.
-ma non rompere, Billy!- lo zittii.
-ei, non chiamarmi Billy, te l’ ho detto mille volte, mi fa sentire un microbo insignificante!- disse spintonandomi.
-ma guarda che lo sei… e… non mi mettere le mani addosso!-risposi anch’ io spintonandolo. Ne seguì una mini rissa. Fummo interrotti dalla ragazza dai capelli neri:
-ma che cavolo fate?! Tornate a lavorare, pelandroni!- quella voce mi fulminò. Mi fermai immediatamente. Bill si alzò da terra. Si scrollò il terriccio di dosso. La ragazza ci dette le spalle e tornò alla sua mansione. Noi tornammo alla nostra, quasi robotizzati: raccogliere i rifiuti.
-Hai ragione, D. con quella tipa non hai speranze- rise Bill.
-questo è tutto da vedere.- risposi.
-ma che devi fare… rassegnati.- mi consigliò.
-non ci penso nemmeno! Io sono l’ ultimo ad arrendermi! Stammi bene a sentire: io riuscirò a baciarla prima dell’ inizio del reality!- scommisi.
-va bene, ma in caso contrario sognati il mio gel, la mia tinta e la mia maglietta col teschio.- disse Bill. Inutile dire che ero ancora più determinato. Quella sera provai a parlare con la ragazza.
-em… ciao. Tutto bene?- chiesi.
-mi prendi in giro? Sono costretta a lavorare qui per guadagnare 10 dollari miseri a settimana!- era abbastanza stressata.
-em… scusa, ma sai tutto ciò non fa che aumentare il tuo livello di stress, e…-
-ma la smetti di rompere?!-
-ok… ciao…- me ne andai deluso. Tornai al pullman del penitenziario. Bill mi chiese com’ era andata.
-benissimo! Mi ha già chiesto di girare un video porno con lei…- mentii spudoratamente solo per il gusto di atteggiarmi agli occhi di quel credulone di Bill… che quella volta mi sorprese per non aver creduto alle mie parole:
-see, see, come no.- rispose.
Il giorno dopo, il bus ci riportò alla fattoria “devo dare il meglio di me” pensavo, mentre eravamo in procinto di arrivare.
Io e Bill cominciammo a raccogliere i rifiuti. Con mia sorpresa una voce femminile alle mie spalle attirò la mia attenzione:
-ciao…- era lei -senti, volevo scusarmi per ieri… sai, tutta fatica…hai ragione, ero molto stressata.- io sorrisi.
-non fa niente. Mettiamoci una pietra sopra. Che ne dici se dopo ci vediamo? Magari facciamo una chiacchierata.- Anche lei sorrise:
-certo, perché no? ci vediamo stasera al fienile?-
D’ accordo- risposi. ci salutammo. La ragazza tornò nel fienile. Io mi voltai verso Bill:
-scusa, dicevi?- lo sfottei. Lui si limitò a grugnire e andò a raccogliere una lattina.
Quella sera io mi presentai come promesso al fienile. Lei era lì. Aveva le braccia piegate dietro la schiena, e stava in piedi appoggiata ad un cubo di fieno.
-ciao- mi salutò.
-ciao.- ricambiai.
Chiacchierammo. Ci raccontammo un po’ della ragione della nostra “detenzione” in quell’ infimo luogo. Delle nostre tendenze, dei nostri piaceri. Io le raccontai d come avevo strappato il collare da cani al Pitbull dell’ agente di sorveglianza. Lei alla fine scoppiò a ridere quando raccontai di aver preso a morsi in testa il cane famelico. Mentre le parlavo, la mia mente era offuscata dalla sua bellezza.
-una come te non dovrebbe lavorare in questo modo- commentai.
-dici?- chiese.
-assolutamente!-
-è che non posso pagarmi il l’ università… altrimenti starei ad Harvard, in questo momento…-
-certo, una come te non può che avere una mente eccellente. Mi dispiace, per le tue condizioni economiche.- risposi.
-tu, piuttosto?- mi chiese –come stai messo?-
“ecco, ha toccato il punctum dolens. E ora che le dico?”
-sto uno schifo. Mio padre è un carcerato, mia madre fa la vita e mio fratello è morto per overdose- sparai a raffica. “magari l’ ha bevuta…”
-caspita, davvero? Allora stai proprio male, amico… ed io che pensavo che fosse la mia, la vita peggiore.-
“MITICO! L’ ha bevuta” mi sentivo un fetente. Avevo mentito ad una brava ragazza.
-a proposito di galera, io dovrei andare… che ora è?- la ragazza guardò il suo orologio e mi rispose:
-le 7… anche io dovrei tornare a casa.-
-oddio…il bus doveva partire per il riformatorio un’ ora fa…-
-andiamo, sarebbero venuti a cercarti…-
-ma per chi ha preso, quei secondini? Per secondini di carcere per detenuti in una prigione di massima sicurezza? Scommetto che mi hanno lasciato qui. Verranno a cercarmi domani, se sarò fortunato.-
-andiamo a controllare, su.- propose la ragazza. Uscimmo dal fienile. Ormai il sole era calato. Come pensavo del bus non c’ era nemmeno l’ ombra… o meglio, tra le ombre della notte non si distingueva quella del bus.
-e vengono pure pagati? Bella chia**ca…- commentò la ragazza.
-sono in un mare di guai… sicuramente mi allungheranno la pena. La cosa peggiore è che oggi era l’ ultimo giorno di volontariato. Penseranno ch’ io sia scappato… grande. Dovrò passare la notte nel fienile- commentai.
-perché?- chiese lei.
-perché se mi trovano qui, probabilmente non mi daranno una pena catastrofica- spiegai –anzi, ti dispiace se dico che stavamo sco***do e abbiamo perso la cognizione del tempo?- sorrisi.
-ti piacerebbe, e?- sorrise lei. la ragazza tirò fuori il cellulare dalla borsetta. Un nokia vecchio modello, non a colori. –mamma? Sono io. Senti, mi devo trattenere alla fattoria. Non ti preoccupare, starò bene. No, no, non c’ è bisogno di chiamare la polizia, ti ho detto che starò bene. Dì a Zak che domani non posso andare a prenderlo, a scuola, ok? Ok, ok ci vediamo domani.- riattaccò.
-che hai fatto?!- chiesi.
-beh, per colpa mia ti beccherai un allungamento della pena. Come minimo dovrei restare qui con te, non ti pare?- rispose sorridendo.
-ti ringrazio.- dissi. Sentivo il mio cuore battere forte, un groppo allo stomaco. Ero in ansia sempre crescente.
-ti va di fare una cosa divertente e allo stesso tempo uno scherzetto a questi 4 campagnoli montanari?- chiese la ragazza.
-se è divertente… - commentai. Lei rise. Mi prese per mano. Sentivo il suo calore. Mi portò su di un prato.
-non sai quanto si arrabbiano se qualcuno gli apre gli idranti senza motivo.- spiegò lei –e quando si accendono tutti… beh, ci stai?-
- … non c’è bisogno che tu me lo ripeta 2 volte!- corremmo verso il marchingegno che accende la pompa degli idranti sparsi a file sul giardino. Insieme tirammo la leva. Gli idranti cominciarono a sparare acqua a destra e a manca. Era come se dal verde si fossero alzate tante colonne d’ acqua. Io e la ragazza corremmo attraverso gli schizzi. Eravamo bagnati, ma lo sballo era troppo perché ci fermassimo. Correvamo, ci rincorrevamo, ridevamo. Ad un tratto si sentì un vocione:
-maledetti ragazzacci! Chiudete subito quell’ acqua!- Stavolta scappammo via. Ci nascondemmo dietro il fienile. Sentivamo i passi del contadino che si avvicinavano. Chiuse l’ acqua. Tornò nell’ abitazione. Io e la ragazza ridemmo:
-poteva anche licenziarti, sai?- commentai.
-mi avrebbe preceduto. Ho deciso io stessa, di licenziarmi. Domani darò le dimissioni. Ho trovato un’ attività migliore.-
-Buon per te.- la guardai. Le sorrisi. Mi resi conto di una cosa: tenevo il braccio sinistro intorno alle sue spalle. Ci guardammo in silenzio. Sentivo il mio cuore battere sempre più forte. Le guardai le labbra. Ci avvicinammo. Le accarezzai lentamente la guancia. La baciai. Rimanemmo attaccati per un po’. In quel momento sentii un suono che odiavo che mi fece risvegliare dal mio bel sogno. Era la sirena di una vigilante. Io e la ragazza ci staccammo di colpo 2 agenti scesero dall’ auto che si era appena fermata.
-eccomi,- dissi a testa bassa. Lasciai andare la ragazza.
-credo che questo sia un addio…- commentò lei. era bellissima sotto la luce della luna.
-già- ci scambiammo un’ ultimo bacio. Salii lentamente sul sedile posteriore. L’ auto partì in quel momento mi ricordai di una cosa. Aprii il finestrino:
-eiiiiii!!!- chiamai a gran voce. –non mi hai detto il tuo nome!!!- gridai.
Lei rispose qualcosa, ma non la sentivo bene, per via della distanza.
-non ti sentoooo!!!!- gridai. Ma ora anche lei non mi sentiva più. Mi rassegnai. Chiusi il finestrino. Detti un calcio al sedile d’ avanti.
-ei, smettila, moccioso, sei già in un mare di guai.- esclamò il poliziotto che vi era seduto.
-e così- sentii una voce alla mia sinistra che letteralmente odiavo. Rabbrividii. Mi voltai. C’ era Barney. –Dunky si è preso una bottarella, e?- sfottè.
-NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO- gridai disperato.
Ricordo con un misto di gioia e di dolore, quei momenti, quell’ esperienza . beh, a proposito, inutile dire che Bill non mi credette per via del nome ignoto, ma mi regalò comunque la maglietta, il gel e la tinta. È passato molto tempo, da allora. Io stesso, ne ho passate tante. Decisero di darmi come pena, 2 giorni di lavaggio dei bagni del riformatorio, non vi dico il ribrezzo, ma almeno non mi fecero rimanere altro tempo. Ricordo bene, quando mi calai con la fune del tetto delle mura del riformatorio, per fare il video d’ ammissione al reality. Poi mi feci beccare apposta, per tornare dentro. Così partecipai all’ odioso reality di Wawanakua. Era stato più divertente del previsto. Avevo dei nuovi amici: Geoff, DJ, Owen e Gwen. Avevo qualche nemico, come lo sfigato Harold e la vipera Heather. Avevo una ragazza: Courtney. Ormai la vittoria era mia. I 100.000 erano nelle mie mani, ma persi la sfida dei “quarti di finale” a causa un po’ dell’ astuzia di Heather, un po’ per la stupidità di Owen, che era in squadra con me. Sapete, Big O ritrova un’ energia incredibile quando sente odore di dolci. La sfida consisteva nello scappare dalla foresta, tornare al campo e toccare il totem lì ubicato. Ebbene, lo scatto famelico di Owen superò il totem, in quanto i dolci erano in mano a Chef, che era a d un passo dal suddetto totem ma gli fece dimenticare di toccare sempre quell’ arcidannato totem. Così io fui eliminato. Ovviamente Gwen ed Heather avevano votato per me, visto che ero la minaccia più grande. Così mi beccai un cavolo di quarto posto… diamine…. Il primo spettò a sorpresa di tutti proprio ad Owen!!! E vinse grazie ad un piatto di Brownis servito dalla sua Izzy. Gwen arrivò seconda, mentre Heather… beh, si ritrovò senza peli in testa XD.
Poiché Owen rinunciò ai 100.000, per cercare di vincere la nuova proposta di Chris, pari ad un milione di dollari, il gioco è prosegui con la seconda stagione, anche perché i soldoni finirono in bocca al “Megalodon” di shark attak 3. la seconda stagione si è appena conclusa. Io ho vinto il milioncino. Ma l’ ho appena perso per via del mio piccolo litigio con Courtney al ristorante più caro di Toronto, dato che il risarcimento dei danni provocati mi sono costati proprio un milioncino di dollarucci. Insomma invece di parlare con me, o comunque di mangiare non ha fatto altro che stare col palmare in mano, ogni volta che cercavo di attrarre la sua attenzione lei mi mandava a quel paese. Ci siamo lanciati un bel po’ di oggetti, tra posate, bicchieri e portate. Abbiamo rotto un lampadario, un acquario di pirana (che finirono in testa ad un’ anziana snob), facemmo scivolare un cameriere su di una buccia di banana lanciata da Courtney, mandandolo all’ ospedale. Inutile dire che Courtney, da brava miliardaria non scucì nemmeno una lira, per darmi una mano:
-tu, sei l’ uomo, devi pagare tu- ovviamente le pagai pure il taxy. Io rimasi da solo e a piedi. “e se avessi fatto un errore, a fidanzarmi con Courtney…”. Camminavo, senza meta da solo per le strade buie di Toronto. Continuavo a camminare, con le mani nelle tasche, a testa bassa. Il vento mi soffiava sulla faccia. scompigliava leggermente la mia cresta. Continuavo a camminare, fino a quando non sentii una voce femminile gridare aiuto. Mi voltai. La voce proveniva da un vicolo. Mi precipitai in suo soccorso. Mi trovai davanti ad una scena sconvolgente: 3 brutti ceffi cercavano di violentare una ragazza. La ragazza alzò la testa e mi vide: era Gwen! Io gridai a gran voce:
-ei, voi! Lasciatela subito andare!- mi ignorarono. Io mi avvicinai ad uno di loro. Gli misi una mano sula spalla. Quello si girò e io gli mollai un pugno in faccia. era così forte che sentivo le ossa spaccarsi sotto il mio cazzotto. Il malcapitato cadde a terra privo di sensi.
-Mike!- gridò uno dei 2 ancora in gioco. Poi mi guardò. –il cretinetti della situazione vuole fare l’ eroe. Che dici, Frank, gli insegnamo, le buone maniere?-
-m a certo, Alex.- mi accorsi che erano vestiti di bianco, e Alex aveva delle sopracciglia disegnate sotto l’ occhio sinistro. Alex cominciò a canticchiare:
-you are my sunshine, my only sunshine,
You make me happy when skies are grey.-
Mi furono addosso. Frank mi diede un calcio sul legamento crociato. Alex mi diede un pugno in faccia.
-you’ ll never know, dear,
how much I love you.-
continuava Alex, mentre mi colpiva la schiena con la mazza da baseball.
-please don’t take my sunshine away-
Anche Frank mi colpiva sulla schiena con la mazza da baseball, adesso, ma la canzone di Alex fu interrotta quando Gwen saltò alle spalle di Frank e lo prese a morsi sulle spalle. Approfittando del momento di distrazione di Alex mi lanciai addosso a lui, lo sbattei a terra e cominciai a prenderlo a cazzottate in faccia su entrambe le guance. Gli feci sputare un dente Gwen fu scaraventata contro il muro da Frank. Lì lo presi a calci in pancia. Con un sonoro pugno sotto il mento lo sollevai da terra fino a farlo cadere nel cassonetto dell’ immondizia. Una volta che furono a terra io mi avvicinai ad Alex, ancora a terra che si contorceva dal dolore e canticchiai:
-…dalla bocca del cannone una canzone intonerà
E con le mani amore, con le mani ti prenderò
E senza dire parole nel mio cuore ti porterò…-
Gli diedi un altro calcio. Poi smisi di cantare.
-sei squallido, amico…- commentai. Poi mi avvicinai a Gwen.
-stai bene?- chiesi.
-io sì. Tu, piuttosto, come stai… te le hanno date di santa ragione, hai pure un’ occhio nero.-
Me ne accorsi solo in quel momento, di avere un forte dolore all’ occhio destro.
-sto bene, grazie. Vieni, andiamo via.- proposi. Ci allontanammo velocemente, senza guardarci indietro. Quando fummo abbastanza lontani io mi fermai:
-cosa ti è successo?- chiesi.
-ero stata ad un concerto di musica da film horror. Sono uscita dal retro… questi tipi mi hanno colpita alle spalle facendomi perdere i sensi. Mi sono risvegliata in quel vicoletto. Il resto lo sai- rispose. –ti ringrazio tanto, per avermi salvata .-
-Di nulla. Dovere. Tu avresti fatto lo stesso per me.- aggiunsi.
-come hai fatto a trovarmi?- chiese lei.
-è stato un caso. Stavo camminando per le vie di Toronto senza meta e casualmente ti ho sentita gidare.-
-beh, se no fosse stato per te, non voglio nemmeno pensare, cosa mi sarebbe successo.- rispose sorridendomi. –vieni- mi sollecitò.
-dove?- chiesi.
-vieni! Non ti fidi di me?- chiese Gwen.
-sì, ma…- balbettai.
-allora seguimi.- “ordinò”. Io “obbedii”. Mi portò vicino ad una grande fontana, nel centro di una piazza. La fontana schizzava acqua verso l’ alto, che poi ripiombava in una grande vasca, alle pendici.
-non hai, un coltello?- “giusto! Avrei potuto usarlo per difendermi prima “ lo presi dalla tasca e lo passai a Gwen. Lei fece scattare la lama e si tagliò un pezzo della manica sinistra della sua maglietta verde. Ne fece uno straccio. Lo immerse nell’ acqua fredda della fontana. Si girò verso di me. Posò lo straccio sulla ferita che avevo sul labbro, poi sul mio occhio nero. Strofinò per un po’.
-il minimo che possa fare per sdebitarmi è medicarti un po’- disse. Poi mi guardò negli occhi… o meglio, nell’ occhio ancora buono. Si fermò. Io feci lo stesso con lei. il suo viso era bellissimo. Quei profondi occhi neri… quelle magnifiche guance… quelle labbra… Gwen si avvicinò a me e mi baciò. Fu una cosa di qualche secondo. Poi si staccò di nuovo.
-Gwen… noi siamo amici… io sto con Courtney, lo sai…- balbettai come se non mi fosse piaciuto il bacio che mi aveva dato. Gwen abbassò gli occhi.
-hai ragione, scusa… no avrei dovuto. Ho reagito d’ istinto.- fece per voltarsi a prendere dell’ acqua con cui impregnare lo straccio. Non so cosa mi spinse a farlo, ma le afferrai la mano. La tirai dolcemente a me e la baciai. Era da tempo che frenavo l’ impulso di baciarla. Sul set ci eravamo andati vicino. Eravamo stati interrotti da Heather. Più s’ andava avanti con la seconda stagione, più venivano meno i miei sentimenti nei confronti di Courtney, mentre si aggregavano intorno a Gwen. Sentire il palpito delle sue labbra delicate mi fece tornare alla mente la ragazza che avevo baciato alla fattoria. La stessa delicatezza, la stessa dolcezza, la stessa passione. Dopo qualche ci staccammo. Io la guardai negli occhi. Lei era serena. Io le domandai:
-em… senti, Gwen… per caso sei stata alla fattoria…- feci per dire, quando lei m’ interruppe.
-ci sei arrivato. Complimenti. Meglio tardi che mai.- rise Gwen.
-vuoi dire che…- balbettai.
-è dall’ isola del terrore, che sospettavo che il mio “amante” alla fattoria fossi tu. Ho continuato a nutrire questo sospetto per tutta la seconda stagione, e ne ho avuto la conferma quando ti si è sciolta la cresta durante la sfida sui disastri, quando il tubo si è riempito d’ acqua.- spiegò lei. io sorrisi.
-credo di essermi innamorato di te da allora, sai? Intendo, da quella sera alla fattoria.- ammisi.
-anch’ io, Duncan. Ma… forse non dovremmo correre, troppo. Insomma, Courtney non merita di essere tradita in questo modo.- rispose
-no, Gwen. Sono stato fin troppo buono, con Courtney. Credo che la lascerò. È ora di scatenare il diavolo che c’ è in me.- detto questo la baciai di nuovo. Restammo uniti stavolta per molto tempo. In quel momento no pensavo a come l’ avrebbe presa Courtney, non sapevo nemmeno che mi sarei rimesso per un po’ con lei per poi rompere definitivamente. Non pensavo allo scandalo che sarebbe probabilmente nato sull’ odioso programma di gossip di Blaineley e Josh. In quel momento pensavo solo a Gwen. In quel momento desideravo solo che quel bacio durasse per sempre.