Mandata da gwentrentlover:
fanfiction non mia ma che mi è tanto piaciuta
FORGIVEN
Di questa esperienza mi rimarranno i segni a vita. Ci sarà la cicatrice di questa ustione a ricordarmelo, a ricordarmi che Alejandro per la prima volta in vita sua si è lasciato ingannare da una donna.
Gli altri sono tutti in gruppo, parlano, scherzano, ricordano i momenti più divertenti della nostra avventura, ma io non mi sento di farne parte. Preferisco restarmene qui da solo con i miei pensieri ed il mio dolore, la mia rabbia, ad osservare in lontananza quel vulcano che continua a sputare magma e lapilli. La scottatura sul braccio mi rende ancora più nervoso, la salsedine peggiora il bruciore; non sopporto il dolore, ma ancor di più non sopporto l’idea che il segno che ne rimarrà intaccherà per sempre la perfezione del mio corpo.
Ecco cosa si guadagna a mostrare i propri sentimenti, a rendersi vulnerabili, a fidarsi di altri che non siano te! Pensavo di essere diabolico ma, Heather, lo ammetto: tu lo sei stata più di me!
Chiudo gli occhi, lasciando che il vento asciughi i miei capelli fluenti e quel po’ d’acqua di mare che ancora resiste sui miei vestiti. Mi sento un essere sospeso tra due mondi, un limbo buio dal quale non riesco a trovare uscita. Per la prima volta sento di avere un cuore, un cuore che batte lento ma forte, come un tamburo nel mio petto, facendomi male, preso da una strana agonia che a volte mi mozza il respiro e mi fa credere che questo stupido organo si sia ridotto in poltiglia inconsistente e decomposta. E’ questo che hanno provato tutte le ragazze con le quali ho giocato?
Non lo so, non voglio saperlo! Fa troppo male!
Un rumore alle mie spalle mi distoglie dai miei pensieri. Un rumore di passi leggeri e lenti, una cadenza che riconoscerei tra mille in ogni suo ritmico cambiamento.
“Vuoi concludere la tua opera spingendomi fuori dalla nave?” Le chiedo con voce tanto fredda quanto profonda, quasi non riconosco la mia stessa voce. Mi hai cambiato anche in questo, Heater.
Non mi rispondi, resti ad osservarmi immobile alle mie spalle. Non voglio girarmi, non voglio guardarti mentre sei lì a gustare la tua vittoria, a subirmi il tuo sguardo vittorioso mentre osservi la tua preda sconfitta… Dio, quanto odio quella parola! Alejandro non ha mai perso! Alejandro è sempre stato il migliore!
Improvvisamente sento qualcosa coprirmi la testa. E’ un asciugamani. Cos’è? Un tentativo vano di alleviare i sensi di colpa per avermi tradito? Oppure una dimostrazione di pietà per ricambiare il favore di averti liberata da una roccia, di averti ceduto la vittoria e sentirti a posto con la coscienza?
Non riesco a trattenermi.
Mi tolgo l’asciugamani dalla testa e lo poggio sul parapetto, scoprendoti al mio fianco. Ancora non riesco a guardarti, sono arrabbiato e deluso. Stringo le mani a pugno chiedendoti:
“Perché? Ti ho dato la mia fiducia, il mio cuore… e tu hai lasciato che tutto bruciasse in quel vulcano!” Regalandomi un dolore inimmaginabile.
“Non scaricare tutte le colpe su di me! Volevi eliminarmi! Ed hai giocato con i miei sentimenti per tutta la durata del reality, senza parlare delle altre ragazze!Non che mi importi di loro, ovviamente, ma di me!” Mi rispondi a tono, con quella altezzosità che mi ha sempre fatto impazzire, che mi diceva che eri fatta per me.
“Non in quel momento! Non in quel momento!” Ti rispondo quasi urlando. Sobbalzi, me ne accorgo. Non riesci a gestire la mia rabbia, come invece facevi con gli altri rispondendo a tono e prevalendoli con la tua isteria; con me non lo hai mai fatto, non ci riesci, ti sei sempre sentita intimorita. Almeno questo è un punto a mio favore.
Soffoco un ultimo desiderio di urlare, continuando con voce soffocata a chiederti il perché.
“E’ la mia natura. Mi ameresti lo stesso se fossi diversa?”
Le tue parole mi destabilizzano. Non so se arrabbiarmi o invece sorridere a questo dato evidente: hai dannatamente ragione!! Sei l’unica che riesce a cacciare il meglio di me, sia in positivo che in negativo: la mia cattiveria, la mia pietà. Ancora mi chiedo come sia possibile questo, ed avverto ancora un po’ di rabbia che mi invade:
“Chi ti dice che io ti ami ancora?”
Non mi rispondi mentre mi volto verso di te catturando i tuoi occhi.
Accidenti! Non farlo Heater! Non quello sguardo!
Riesco a resistere ai tuoi occhi stretti e luminosi che lanciano scintille e fulmini, bruciando tutto ciò che capita nel tuo raggio visivo, mi eccitano e stimolano a combattere. Ma quello sguardo da cucciolo abbandonato non ti si addice… e mi fa male! Ti rendi conto di come mi hai ridotto? Mi fa male farti male!
Quello sguardo lo riconosco, lo stesso che avevi quando mi hai chiesto un’ultima opportunità. E’ questo che mi stai chiedendo? Di darti ancora la mia fiducia, di lasciarti ancora l’occasione di calpestare i miei sentimenti? Sono forte, questo è vero, ma non so se sono forte abbastanza da sopportare un’altra illusione frantumata. Come se non bastasse, posi la tua mano sul mio petto e nello stesso istante mi si mozza il respiro, mentre il cuore comincia a battere impetuoso. A quale incantesimo mi stai sottoponendo, mia piccola strega? Come fai ad ammaliarmi con tale intensità?
Infine giunge il colpo:
“Alejandro… perdonami.”
Le mie difese ormai sono crollate. Quella parola ha distrutto il muro di cemento armato che avevo eretto in poche ore attorno al mio cuore, aprendo lo scrigno in cui avevo chiuso ogni mio sentimento. La Heather che conoscevo non avrebbe mai chiesto scusa a nessuno, la Heather che conoscevo era spietata ed egoista, pensava solo a se. Quella parola è stata sufficiente a convincermi, quella sola parola è stata capace di intenerirmi, lasciandomi capire che non sono l’unico ferito, che non sono l’unico ad essere cambiato, ad aver rinunciato ad una vittoria per qualcosa di più prezioso.
I tuoi occhi grigi sono ora lucidi e minacciano pioggia, le tue labbra piegate verso il basso prese da spasmi nel tentativo di bloccare qualche singhiozzo. Alle tue lacrime cedo, non posso farci niente.
Mi arrendo. Ancora. Sperando di non dovermene pentire di nuovo, dopo.
Ti prendo tra le braccia, stringendoti forte al mio petto. A quel punto ti sciogli, cingendomi le spalle e lasciando che le tue lacrime mi bagnino la pelle. Raggiungo il tuo orecchio per sussurrarti:
“Non ti azzardare mai più a tradire la mia fiducia perchè non lo sopporterei ancora. Promettimelo!”
Tra un singhiozzo e l’altro ti sento rispondere:
“Va… sigh… bene!” Mi sorridi. E di nuovo ti cedo la mia fiducia.
Nessuna morsa dolorosa attorno al cuore, e nemmeno il bruciore al braccio sembra così fastidioso. Questa non è finzione, non può esserlo. E tutto reale. Le tue labbra sulle mie sono tutto quello di cui ho bisogno in questo momento. Il tuo sapore nella mia bocca, il tuo profumo nelle narici ed il tuo corpo premuto contro il mio mentre mi sussurri che mi ami. Si. Adesso va tutto bene.
Ti avevo già perdonato, mia piccola Heather.