C’era una volta, in un paesino lontano… STOP. Se siete venuti qui per ascoltare una storia con gnomi lavoratori e fate che risolvono situazioni che neanche Superman riuscirebbe a sistemare avete sbagliato FanFiction.
Tutto iniziò in un giorno di nuvole… In una cittadina di cui non si ricorda più il nome viveva in incognito un pericoloso assassino. Tutti lo chiamavano Cappuccetto rosso, perché il cappuccio che portava per non farsi riconoscere era costantemente sporco del sangue delle sue vittime. Uccideva sempre nel bosco, d’inverno, dove il terreno era sempre ricoperto di un soffice velo bianco di neve. Il vero nome dell’assassino era Duncan, ma nessuno lo conosceva con questo nome.. .Era il solstizio d’inverno quando riprese in mano il suo coltello, dopo una lunga pausa estiva. C’era una ragazza che andava sempre nel bosco, non si sa per quale motivo, e ci stava sempre parecchie ore. Aveva capelli fluidi e lucenti, la pelle era scura, gli occhi neri come il carbone che rilucevano alla luce del sole. La vittima perfetta. 21 dicembre, 21.06, la ragazza, Courtney, per essere precisi andò come sempre nella foresta, attenta a non farsi scorgere da occhi indiscreti. Ma Duncan era più abile. L
a segui fino in fondo alla foresta, dove neanche lui era mai stato. Prese il coltello dalla tasca ma si fermò poco prima.
--Nel vento cercavo la via.
La via che persi tanti anni orsono.
Nessuno sa chi ora sono
Sono qualcuno, in cerca di perdono!
Non son riuscita ad amare.
Sono solo riuscita lui odiare.
Non ho saputo aspettare.
E ora sono qui, a tentare di tagliare…
Le catene che mi tengono ostaggio.
Solo perché ho subito quell’oltraggio.
Lo amavo, forse anche lui.
Ma è finito tutto.
Diceva “i miei sogni or sono i tuoi”
Ma poco dopo mi son trovata in lutto.
Mi ha ingannato, mi ha fatto soffrire.
Mi ha tolto dalle mani tutto quel che avevo.
È scappato con avidità.
E mi ha lasciato sola qua.—
La ragazza stava contando una canzone a qualcuno. A Duncan ricordava vagamente qualcosa quella voce, ma non ricordava di aver mai amato (o aver fatto finta di amare) in vita sua.
Egli scosse la testa e guardò la vittima. Stava prendendo un coltellino e tagliandosi i capelli. Per farlo si era inginocchiata e la schiena era rivolta verso la pinta del pugnale del ragazzo, che non esitò a conficcarla dentro e a sporcare la neve candida di sangue rosso. Ma quel giorno sentì qualcosa di strano. Quasi un tremito percorrergli la schiena mentre conficcava uccideva l’ennesima vittima. Non capiva questa reazione. Non era la prima a cui toccava questo atroce destino. Ma questa volta pareva diverso. Pareva come se fosse stato lui la vittima, e non Courtney. Pulì il pugnale nel cappuccio e si avvio verso casa (una grotta ben nascosta alle estremità del bosco) con la costante sensazione di essere seguito, ma ogni volta che si girava e perlustrava la strada con occhi inquieti non trovava mai qualcuno che stesse ricambiando i suoi sguardi. Arrivato nella caverna accese un fuoco e si riscaldò le mani. Intanto però i ricordi iniziavano ad occupargli la mente.
“
-Duncan? Duncan! Dove sei? Dai, rispondi!-
-Eh no, principessa, troppo facile giocare a nascondino se no!-
-uffy!-
-Dai, guardati intorno! Ascolta i movimenti!-
-e va bene…-
-Ti aiuterebbe chiudere gli occhi!-
-come faccio a vederti se chiudo gli occhi?-
-Fidati-
Courtney chiuse gli occhi e io mi avvicinai alle sue spalle.
-BUH!-
-AHHH!-
-ah ah!-
-Non è stato affatto divertente!-
-Io ti avevo detto che dovevi ascoltare i movimenti.. così ti ho dato una mano nell’ascolto!-
-Ufh!-
-dai, stai allo scherzo per una volta!-
*10 anni dopo*
-ehi, principessa, la vedi quella torta sul davanzale di sorella Matilde?-
-Sì, e allora?-
-Non ha un bell’aspetto?-
-Hai ragione… io adoro le torte di sorella Matilde…-
-In questo momento nessuno la sta sorvegliando…-
-Cosa?-
-andiamo a prenderla!-
La prendo per la mano e la porto sotto la finestra di sorella Matilde
-Duncan, non ce lo perdoneranno mai!-
-Dai, ha fatto anche le tortina ripiene!-
-Quante volte ti devo ripetere che… Le tortine ripiene?-
-sì… no, sono anche al cioccolato….-
-CIOCCOLATO?-
-già… non era il tuo pref…-
Non faccio in tempo a finire la frase che lei è già intenta a prendere tutte le tortine dal vassoio. Allora mi spiccio e prendo la torta ai mirtilli, così possiamo scappare nel bosco a mangiare quel ben di dio.
-non sapevo che anche la principessa avesse il suo lato oscuro-
-è che, per una volta che mi sono comportata male, è stato così bello!-
-Potresti darmi un bacio per continuare a comportarti male!-
-Te l’ho detto che non sei il mio tipo!-
-Bene, goditi una vita senza tortine al cioccolato-
-Grazie, goditi il carcere!-
-Senz’altro!-
Che bacio stupendo!
*1 anno dopo ancora*
-Duncan? Duncan do… oh…-
Cavoli! Mi aveva visto! E ora stava correndo via… mi tolsi il rossetto blu dalla guancia e tornai a casa arrabbiato… almeno… tentai di tornare a casa… visto che…
-Visto che non mi hai amato in questa vita… vediamo se mi amerai in un'altra!-
Dice con le lacrime agli occhi e…buio. Non mi ricordo niente. So solo che dopo quel giorno ho iniziato a diventare assassino.
Ormai il fuoco si era spento ma Duncan era ancora lì, a ricordare quei giorni di una vita passata… finché un ringhio non si fece udire dal fondo della caverna. Alla poca luce che emanavano le braci Duncan potè distinguere un lupo, alto e maestoso, con il pelò corto, castano e gli occhi… gli occhi… non fece in tempo a capire come gli occhi potessero avere quel colore innaturale che l’animale gli saltò addosso ringhiando. Ritrovandosi faccia a faccia con il lupo Duncan ricordò quegli occhi, di un nero quasi innaturale, brillante, come una stella oscura.
-Courtney…-
Il ringhio diventò più cattivo.
Mentre la lupa liberava il ragazzo. Essa indietreggiò, non credo per paura, e se ne andò.
Ormai era l’alba, e Duncan capiva ormai tutto. Il taglio dei capelli, la voce familiare, il tremito lungo la schiena. Era innamorato. E aveva appena ucciso l’unica ragazza che aveva veramente amato.
Ritornò in fondò al bosco, dove il cadavere giaceva ancora intatto. Lo prese in braccio e lo portò alla sorgente più vicina.
Iniziò a lavare il corpo del sangue ma non c’era niente da fare. Un guaito si udì dietro il criminale. La lupa sentiva dolore ogni volta che le ferite del corpo venivano sfregate o toccate. Il corpo che Duncan aveva ucciso era il corpo della lupa, che aveva due identità. La forza vitale si era semplicemente spostata. Duncan capì che doveva fare. Proprio come quel giorno, di tanti anni fa. Portò il corpo della ragazza nelle esatto punto dove si erano baciati, seguito dal lupo. Ben presto accadde l’impossibile. La lupa si accasciò a terra, mentre Courtney sbatteva leggermente gli occhi. Lui la abbracciò. Era la prima volta che “Cappuccetto rosso” e “la lupa” provavano qualcosa l’uno per l’altro. Qualcosa che ancora oggi dura.
Questa storia la dedico a *samy* (che nn vedo da un po’) che mi ha dato l’ispirazione con la sua ff “l’altra storia di cenerentola”