Era una noiosa mattina di ottobre by CaLeIdo4ever
Ti amerò per sempre . Lo giuro.
In quei tempi ero ancora un dannato adolescente.
Andavo alle superiori ed ero un dannatissimo ragazzo ignorante e stupido.
Mi sono fatto bocciare 2 volte in quinta liceo! DUE VOLTE!! Comunque.
Torniamo ai fatti.
Dopo la seconda volta che venni bocciato decisi di darmi da fare.
Volevo andare all’università cavolo!
Il primo giorno di scuola era arrivato.
Quell’anno non ero molto più motivato degli altri passati, ma volevo essere promosso.
Costi quel che costi.
Entrai in classe.
Ero arrivato in ritardo.
Non ci voleva.
-Salve. Scusate il ritardo.- dissi quasi vantandomene alla prof.
- Duncan…sei una boccia persa. Non c’è nulla da fare con te. Vai a sederti.- e mi indicò il banco con il suo dito ingobbito.
Mi dovetti sedere di fianco a una ragazza.
Non fiatava.
Sembrava non avesse la lingua.
–Ma perché la prof mi ha messo di fianco a una che non fiata?! Miseria! Che scatole!- erano i miei pensieri principali, quando la prof si fermava a rimproverare qualcuno.
- Mi presti la penna blu? Mi sono dimenticata di metterla nell’astuccio- mi disse con un filo di voce la ragazza.
Aveva una voce delicata, come il suo viso.
Aveva dei bei lineamenti.
- Sì, prendi. Ma..come ti chiami? – chiesi incuriosito.
A questa affermazione lei arrossì, e si mise una mano sulla bocca.
–Azzurra. – disse con voce ancora più bassa di prima.
Duncan. Piacere! – esclamai rumorosamente.
La prof mi beccò subito, e mi rimproverò dicendo che infastidivo la mia compagna di banco.
I giorni, le settimane passavano e azzurra quasi non mi guardava.
Non che a me importasse molto, ma mi dispiaceva che la mia compagna di banco non mi considerasse.
Di solito i più piccoli sono attratti dai più grandi, no?
Durante la ricreazione, mentre io stavo con un gruppetto di ragazzi, Azzurra era a pochi metri di distanza e parlottava con Otta, una ragazza con cui stava sempre appiccicata.
Mi guardava.
In quel momento mi sentii avvampare.
Andai in bagno, e nonostante non si potesse, accesi il cellulare.
Guardai l’ora.
Mancavano pochi minuti alla fine della ricreazione, esattamente 3 minuti.
Rimasi dentro finché non suonò la campanella.
Uscii dal bagno, ma non entrai subito, aspettai che tutti si sistemassero nei banchi.
Non volevo incrociare lo sguardo di nessuno.
Ero stranamente innervosito dal fatto che mi guardasse con insistenza.
Quando entrai, una ragazza bisbigliò a Sara: - Ma guardalo! Come fa a non piacerti? Ha uno sguardo un po’ “Edward Cullen” è così, così…così bello… - disse con aria sognante.
Io feci finta di non sentire.
Mi sentivo strano.
Mi sedetti al mio banco e Azzurra mi guardò con aria ammirevole.
Pochi minuti dopo mi arrivò un bigliettino con si scritto: “Si vede che ti piace Azzurra, e tu le piaci; approfittane!”
Era di Otta, riconoscevo la calligrafia perché pochi giorni prima era andata alla lavagna per svolgere un esercizio.
Rimasi pietrificato a quella notizia, però ero anche felice.
Presi la matita e scrissi sul banco: “ Ti piaccio?” .
Lei sul momento non mi rispose ma mi guardò con aria d’intesa.
Poi prese una matita verde e scrisse ordinatamente: “Sì, un po’ mi piaci.”
Io non risposi.
Ero inspiegabilmente felice.
Le sussurrai alla fine della lezione: -Sei il mio tipo. Ti so dire domani. –.
Poco dopo la campanella suonò, ma io molto spesso buttavo un’occhiata su di lei.
Aveva dei bellissimi occhi castani, la pelle chiara e un po’ di occhiaie, ma le stavano benissimo.
Il giorno dopo io arrivai a scuola puntualmente, ma davanti all’entrata non c’era.
Quando suonò la campanella, mi diressi a passo veloce in classe, e attesi che arrivasse.
Ma quel giorno non c’era.
E nemmeno il giorno successivo.
Passò una settimana, e io ormai senza più speranze avevo smesso di pensare che la nostra storia potesse almeno incominciare.
Ma quel giorno lei tornò a scuola, entrò alla terza ora, e io mi accorsi che era ritornato perché con una mano mi sfiorò la schiena.
Ero accasciato sul banco, che penavo a tutto quello che potevo fare il pomeriggio seguente, visto che non avevamo compiti.
Alzai la testa.
Era ancora più pallida, con le occhiaie marcatissime, ma sorrideva.
Sorrideva.
Era la prima volta che la vedevo sorridere.
Il viso mi si illuminò, ma aspettai a dirle la mia decisione.
Dopo quella che sembrava un eternità, suonò la campanella.
La presi da parte e le chiesi cos’aveva avuto.
Mi hanno operata. – E mi mostrò una piccolissima cicatrice a X sul braccio destro.
Perché?- chiesi sorpreso.
Un problema alla pelle, che ho risolto con questa cicatrice.-
Ma perché sei rimasta a casa per una settimana? –
Domenica sono entrata in ospedale, perché avevo la zona del braccio gonfia, lunedì mattina mi hanno operata e martedì sono rimasta in ospedale per sicurezza.-
Ok. Comunque… vuoi essere la mia ragazza?- lo dissi tutto d’un fiato.
Dovevo essere tutto rosso.
Lei mi abbracciò. – Sì!!!- era davvero felice.
Passammo la ricreazione assieme, e la lezione successiva la aiutai a scrivere perché faceva fatica.
Passammo tutto l’anno scolastico insieme, ma l’ultimo giorno di scuola era arrivato.
Avevo tutte le materie con la media dell’otto.
Sarei stato promosso.
Avevo deciso di andare a New York a studiare, e la trasferta sarebbe durata dai tre ai quattro anni.
Non avevo ancora detto ad Azzurra che sarei andato via.
Non avevo il coraggio.
Quando suonò la campanella di fine scuola salutai i miei amici e lei salutò quasi piangendo Otta.
Dopodichè andammo a casa insieme.
Quando arrivammo davanti a casa sua lei mi disse che sarebbe partita la settimana dopo, per andare in Sardegna tutta l’estate da sua cugina e sua zia.
Ci abbracciammo e ci promettemmo che prima che lei partisse ci saremmo visti altre volte. Peccato che tra impegni vari ci vedemmo solo il giorno prima che partisse.
Dopo un intero pomeriggio che stavamo assieme, dovetti tornare a casa.
-Allora ci vediamo il 28 agosto che torno dal mare!- disse felice, ma con un tono di malinconia nella voce.
-…Sì…- dissi abbracciandola.
- Cos’hai? Dai che mi preoccupo!- disse con voce dolce.
- Senti Azzurra, ho deciso che per l’università andrò a New York. -
- Ah… E quando parti? – chiese Azzurra.
- Il primo di settembre. – dissi con le lacrime agli occhi.
Sgranò gli occhi. – E QUINDI NOI NON CI VEDREMO FINO ALLA FINE DELLA TUA UNIVERSITA’! –
- Sì, probabilmente sì. – le dissi.
in quel momento mi scesero tutte le lacrime che sopprimevo da giorni interi.
- …ok. Allora ci sentiamo domani al telefono. Ti voglio bene -
- Anche io!- e mi avviai a casa.
Un’estate passò e il primo settembre arrivò, prima di quanto pensassi.
Da quando Azzurra era ritornata dalle vacanze, per motivi vari, non ci siamo potuti vedere.
Mia mamma mi accompagnò in aeroporto e poi andò via.
Quando stavo per salire sull’aereo una voce familiare mi chiamò.
- DUNCAN! -.
Era Azzurra.
- Dimmi! Sei venuta! -. nel mentre le corsi in contro.
- Tieni. – Mi diede un biglietto tutto verde.
Il verde era il suo colore preferito.
- Grazie. – feci per leggerlo, ma lei mi disse che dovevo leggerlo in aereo.
La baciai, perché dovevo salire in aereo.
Lei scoppiò a piangere e rimanemmo per un po’ abbracciati, poi ci dovemmo lasciare perché dovevo salire.
Mi sedetti al mio posto, a aprii il biglietto.
C’era scritto: “Ti amerò per sempre. Lo giuro.”
Pensai di scendere, per abbandonare i miei sogni e tornare con Azzurra.
Invece mi serrai al sellino e mentre l’aereo faceva partire i motori guardai fuori dal finestrino e cercai con lo sguardo la mia migliore amica.
Azzurra.
Era accasciata su una panchina che si asciugava le lacrime.
Dopo averla guardata, rilessi il fogliettino.
In quel momento non vidi più nulla.
Le lacrime mi avevano annebbiato gli occhi.
Fine.