DOLORE X UN AMORE PERDUTO
Non stare più con la persona con cui vorresti stare significa allungare la mano di notte nel buio per cercarla. Ora capisco casa significa, ora so cosa vuol dire su di me
- Courtney ti dispiacerebbe apparecchiare per la cena? Oggi vengono a farci visita! -
- Si mamma! -
Si. A diciotto anni vivo ancora con mia madre. Un po’ me ne vergogno, lo ammetto. Tutte le mie … amiche vivono da sole o con il loro ragazzo.
Con il loro ragazzo …
Io non ho più nulla. Ne Lui, ne Lei.
Loro si sono ritrovati, abbandonandomi.
Gwen ha ottenuto Duncan, forse con l’inganno o forse … perché si amano.
No, non può essere. Perché Duncan è andato da lei? Non gli bastavo?
Forse ho esagerato. Forse mi sono lasciata andare.
Oh, quello stupido reality!
Ho mostrato il lato peggiore di me. Quello da bambina viziata. Quello da perfettina. Quello da capo.
Ma io non lo sono.
Un capo, secondo voi, dopo un mese dalla scoperta relazione di una sua amica e il suo fidanzato, passerebbe le notti a piangere?
A svegliarsi la notte e, ancora con gli occhi chiusi, a cercare nel buio l’altra metà di te.
A cercare dall’altra parte del letto Duncan.
Io e lui abbiamo vissuto insieme, tra il primo e il secondo Reality.
La mattina mi svegliavo presto, ma lui ancora prima di me.
Lui andava a farsi una doccia, si asciugava per bene, si vestiva e usciva.
Tutto questo, cercando di non fare il minimo rumore per non svegliarmi.
Perché lui sapeva che mi arrabbiavo se mi svegliavo a causa sua.
Dio, cosa darei per svegliarmi da quest’incubo e ritrovarmelo davanti a cercare i suoi calzini?
Ma ormai l’incubo non è più un sogno. E’ la realtà.
- Courtney vai a vestirti, fra poco arriverà!-
La voce di mia madre mi scuote violentemente.
Sdraiata sul mio letto a fare ciò che ormai era diventata un’abitudine: pensare a Lui.
A Noi.
Mi alzai, asciugandomi quella che era l’ennesima lacrima versata.
Non aveva più senso ormai.
Perché dovevo stare così?
Perché mentre lui si divertiva con quella, io dovevo stare a casa a rimurginare sui miei difetti.
Aprendo l’armadio, presi i primi vestiti che trovai.
Sospirai, stanca di quel continuo.
Dovevo riprendermi.
Cos’è questa stupida e banale versione di Me?
Courtney, pensa a qualcosa di positivo, qualcosa di positivo, qualcosa di po-
Duncan.
Era Lui il mio Positivo.
Era Lui che mi faceva Sorridere quando parlava, Arrabbiare quando faceva il cretino, Piangere quando mi ferì.
Ma le lacrime continuano a scendere e lui sale verso il trionfo.
- Courtney io esco un attimo. L’ospite è quasi arrivato! -
Ah, si mamma.
Questa volta, chi avrà fatto venire?
Mia madre è sempre stata con me. In tutti i sensi!
Mi ha seguito per tutto il Reality.
Ha riso quando io ridevo.
Ha amato quando io amavo.
Ha pianto e piange, quando io piango.
E ora, non si da pace.
No. Non molla fin quando non incontrerò il mio Vero amore.
Ed’è per questo che, con il grande lavoro che si ritrova, Professoressa di Medicina, trova in ogni ragazzo diverso un po’ di Duncan da donarmi.
Ma non capisce che non voglio nessun ragazzo.
Nessun’altro che non sia Duncan.
Non lo capisce, nemmeno quando ogni sera chiama un ragazzo diverso e lo invita a cena, poi dice la fatidica frase “Courtney esco un attimo” e mi lascia sola con quello che lei pensa potrà riempirmi il cuore dal vuoto che Duncan ha lasciato in me.
Scesi impaziente di mandar via l’ospite che non era arrivato. Sul tavolo trovai invece un foglio, scritto da mia madre:
Courtney, non l’ho incontrato, è venuto da solo.
Qualunque cosa dicesse quello stupido pezzo di carta, ormai non c’erano più speranze.
Basta.
Volevo chiudere. DEVO chiudere.
Basta con le cene, con gli ospiti …
E’ inutile.
Il mio cuore batte, nonostante sia a pezzi.
Il mio cuore può tornare ad amare.
Ma quando?
Qualcuno bussò.
Come glielo avrei detto questa volta?
Gli avrei detto semplicemente “Vai via, non m’interessi” oppure “Sei Duncan? No? E allora fuori!”
Ma non dissi nessuna delle due frasi.
Quella sera, una qualsiasi sera di fine Maggio, aprendo la porta scorsi un paio di converse rosse.
No, è impossibile.
Ma ci credete che invece l’Impossibile è più Possibile del Certo?
Perché alzando lo sguardo, incontrai quelle labbra strette in un sorriso un po’ timido ma duro.
Incontrai quegl’occhi color ghiaccio che mi scioglievano come fuoco.
Incontrai la cresta verde.
Incontrai il mio Lui. Il mio Punk.
Il mio Duncan …
- Sono Tornato.-