Chefnator
by Andrea Micky
PROTAGONISTI
Chef
Duncan
Gwen
Il silenzio della notte venne rotto da uno strano crepito. Improvvisamente, una sfera di energia blu apparve sul terreno per poi sparire nel nulla da cui era venuta ma lasciò uno strano carico sul posto: si trattava di un uomo nudo (che sappiamo essere Chef e pertanto scriverò così anche se nessuno lo chiamerà col suo nome NDA). Era un uomo di colore dalla stazza notevole e con un espressione fredda sul viso in quanto non lasciava trasparire alcuna emozione; quello strano individuo si guardò intorno e si diresse verso il centro della città.
I passi dell'uomo rimbombavano sull'asfalto della strada attirando così 3 punk gli si pararono davanti.
Il capo-banda indossava un giubbotto lungo di colore verde, una canottiera nera dei pantaloni blu scuro e degli stivali; era della stessa taglia di Chef a cui intimò “Hey, questa é zona nostra”.
“Questa é zona vostra” ripeté Chef in tono neutro.
“Sei un nudista o cosa?” lo canzonò il 1° punk.
“O cosa” rispose Chef sempre col lo stesso tono.
“Hey, questo é fuori come un balcone” disse il 2° punk.
In quella Chef intimò al capo banda “Dammi i tuoi vestiti”.
La gang rise ma Chef afferrò il capo per il collo e con una mano sola lo fece sbattere contro un muro, mettendolo KO. I 2 tirapiedi fuggirono via e Chef reclamò il bottino dall'avversario svenuto.
Una scarica di luce illuminò il vicolo e si udì un tonfo. Unico testimone del fatto fu un barbone che trascinava un carrello della spesa pieno di stracci. L'uomo si avvicinò al punto dell'impatto quando qualcuno gli saltò addosso e lo afferrò buttandolo a terra.
Il barbone impiegò alcuni secondi per capire che ad attaccarlo in quel modo era stato un ragazzo(che era Duncan NDA): il ragazzo era robusto,aveva i capelli neri corti (senza la cresta), gli occhi azzurri, un pizzetto sul mento ed una strana bruciatura sul suo braccio destro.
“In che anno siamo? E la data di oggi quale é?” gli chiese il ragazzo puntandogli un coccio di bottiglia sul collo.
“Nel 2011. Oggi é il 12 maggio” rispose il barbone confuso.
Il ragazzo fece per fuggire ma notando alcuni abiti nel carrello li prese e scappò. Poco dopo , abbigliato con dei jeans, scarpe rosse, una maglietta col teschio e un cappotto verde lungo si diresse verso una zona residenziale. Frugando nelle tasche del cappotto, trovò un coltellino a serramanico.
“Almeno ho un'arma” pensò Duncan, consapevole che gli serviva ben altro per completare la sua missione.
Il fast-food stava per aprire. Gwen Connor ,la ragazza assunta da alcuni mesi, non era per nulla entusiasta di quel lavoro ma le serviva e doveva fare buon viso a cattivo gioco. Per tutta la giornata Gwen ebbe a che fare con clienti scontrosi,ragazzini pestiferi e superiori stressanti ma alla fine giunse l'orario di chiusura.
“Ci vediamo domani” disse lei uscendo dal locale e mentre s'incamminava verso casa non poté fare a meno pensare “Un'altra giornata del piffero nella mia vita noiosa”. La ragazza era ignara della burrascosa piega che stava per prendere la sua esistenza.
Il mattino dopo il suo arrivo, Chef si era recato in un negozio d'armi per procurarsi pistole e fucili di grosso calibro.
“Va a caccia di elefanti?” gli chiese il negoziante.
“No” rispose Chef prendendo le armi e andandosene.
“Ehi amico, guarda che devi pagare” lo fermò il negoziante.
Chef lo zittì con una pallottola che gli cacciò giù per la gola che quasi soffocò l'uomo; approfittando della distrazione del negoziante, Chef rubò anche l'elenco telefonico. Poco dopo, l'uomo si avvicinò ad un'auto, ruppe il finestrino con un pugno e si diresse in un vicolo: una volta parcheggiato, Chef cercò il numero con indirizzo di Gwen Connor trovando ben 3 utenti con quel nome.
Duncan si muoveva per le strade: era estasiato da quello che vedeva. Quando si trovò davanti ad un cantiere però i macchinari gli ricordarono il suo tempo, la guerra e altre cose orribili.
In quella qualcosa lo distrasse dai suoi pensieri: davanti a lui c'era un'auto della polizia. Dentro al veicolo c'era un fucile e allora ,senza farsi vedere, Duncan forzò la serratura col coltello e rubò l'arma. Poco dopo, segò via il calcio e lo nascose sotto l'impermeabile ,felice di avere un'arma affidabile ma ancora insufficiente per fermare il suo nemico.
La macchina frenò bruscamente e Chef scese dal veicolo per poi dirigersi con passo marziale verso la casa.
Chef suonò il campanello con insistenza e una vecchietta si affacciò sull'uscio.
“Si?” chiese l'anziana.
“Gwen Connor?” chiese Chef.
“Sono io -rispose l'anziana- Che posso fare per lei?”.
Ma Chef non diede alcuna risposta e si limitò a squadrare la donna per alcuni secondi; poi senza aggiungere altro se ne andò.
Era scesa la sera e Gwen si stava preparando per uscire.
“Dove te ne vai di bello?” le chiese la sua co-inquilina Leshawna.
“Al mio solito club per dark. Non tornerò troppo tardi” le rispose Gwen, pettinandosi.
“Dovresti cominciare ad uscire con qualcuno” le suggerì Leshawna.
“Non ho ancora trovato il principe azzurro” rispose Gwen uscendo di casa. Fuori dalla Porta Gwen incrociò Harold ,il ragazzo di Leshawna, e lo fece entrare mentre diceva “Eccolo qui il tuo principe azzurro. Forse stasera troverò il mio”.
La ragazza si avviò poi verso il suo locale preferito senza accorgersi di Duncan che la pedinava, anche se durante il tragitto ebbe la sensazione di essere seguita.
Harold accese la televisione mentre Leshawna preparava i pop-corn
e delle bibite.
“Allora, che film guardiamo Harold?” chiese Leshawna.
Prima che Harold potesse risponderle si udì uno strano rumore provenire dal bagno e il ragazzo andò a controllare.
Anche Leshawna volle andare a vedere ma non appena si avviò verso il bagno, Harold le venne scagliato addosso a tutta velocità.
Leshawna stava per rialzarsi quando l'intruso ,cioé Chef, le si avvicinò minaccioso e la spinse contro il muro facendole battere la testa. Chef stava per estrarre una pistola per freddarla, quando qualcosa attirò la sua attenzione: appeso al muro c'era un attestato con una foto che ritraeva Gwen. Chef esaminò la foto e capì di aver identificato il suo bersaglio quando si accorse che c'era il cellulare di Leshawna sul tavolo; lo prese e fece scorrere i numeri sul display trovando così quello di Gwen; l'uomo digitò il comando CHIAMA e la ragazza gli rispose.
“Ciao Leshawna. Che c'é” domandò Gwen.
E allora Chef ,imitando perfettamente la voce di Leshawna, gli domandò “Scusa Gwen ma qui ci stiamo annoiando e vorremmo raggiungerti ma stranamente non mi ricordo dove sei. Non é che me lo ripeteresti?”.
Gwen stupita gli disse “Sono all'angolo del Dark, il mio locale preferito al 66 di Leadbury Street”.
“Grazie. Ti raggiungiamo subito” disse Chef chiudendo al comunicazione.
Gwen si era accomodata ad un tavolo e aveva quasi finito la sua ordinazione quando notò ,dall'altra parte della stanza, Duncan che la fissava con interesse.
“E' proprio carino quel tipo” ammise Gwen, ripensando al suggerimento della sua amica di trovarsi un ragazzo.
Gwen era presa da Duncan e non vide Chef entrare nel locale ma a differenza di lei, Duncan lo vide.
La ragazza vide un ombra calare su di lei, si voltò e vide Chef estrarre una pistola quando una voce ordinò “Tutti a terra”.
Terrorizzata, Gwen eseguì l'ordine mentre dei colpi di fucile esplosero alle sue spalle; contemporaneamente Chef cadde a terra fulminato dalla micidiale raffica.
Gwen era ancora stordita dall'accaduto quando sentì una mano sulla spalla e la voce di poco prima dirgli “Vieni con me, presto”. La ragazza si alzò e si ritrovò al fianco del giovane visto poco prima e gli chiese “Chi sei?”.
In quella Gwen udì un fruscio e vide Chef rialzarsi, nonostante 3 fori di pallottole lo avessero colpito in pieno petto.
Duncan sparò un altro colpo che sbilanciò l'energumeno per poi fuggire via trascinando Gwen con se.
I 2 ragazzi fuggirono dall'uscita di servizio ma dietro di loro i passi di Chef rimbombarono minacciosi ; Duncan si voltò e sparò ad una bombola del gas caricata su un furgone lì vicino che esplose insieme al veicolo. Il ragazzo trascinò Gwen fino ad una macchina parcheggiata fuori dal locale e la fece salire mentre Chef balzava fuori dalle fiamme dell'esplosione di poco prima.
“Non é possibile” esclamò Gwen.
“Credici -le disse Duncan- può fare questo ed altro”.
Il ragazzo diede gas al veicolo e lo fece partire a razzo. Chef era appiedato ma raggiunse la macchina rubata quella stessa mattina e si lanciò all'inseguimento.
“Ma come può quell'uomo...” iniziò Gwen.
“Non é un uomo -la interruppe Duncan- é una macchina”
“Cosa?” domandò Gwen sicura di non aver capito bene.
E Duncan le spiegò “é un terminatore. Un endoscheletro metallico ricoperto di tessuti artificiali. Le sue specialità sono l'infiltrazione e l'eliminazione dei suoi bersagli. E il suo bersaglio sei tu, Gwen Connor”.
In quella la macchina di Chef sbucò dietro di loro e Duncan cercò di seminarla dando il via ad un folle inseguimento: i 2 veicoli raggiunsero un incrocio piuttosto affollato e Duncan svoltò improvvisamente ,costringendo così Chef a fare altrettanto ma così facendo, la vettura del cyborg venne presa in pieno da una volante della polizia che passava di lì.
“Bene! Questo lo rallenterà per un pò” realizzò Duncan, fuggendo via. Intanto il poliziotto della volante avvertì della presenza di un pirata della strada quando Chef lo prese per il collo, lo scagliò via e rubò il veicolo per ricominciare la caccia.
Ma Duncan aveva un piccolo vantaggio su di lui e guidò il veicolo fino ad un parcheggio sotterraneo dove si fermò per riprendere fiato.
Gwen aveva il batticuore e gli chiese “Ma tu chi sei? Come mi conosci?”.
Il ragazzo si presentò dicendo “Sergente dell'esercito Duncan Nelson Reese”.
“Allora, é l'esercito che ha costruito quella cosa” sentenziò Gwen.
“No – le disse Duncan aprendo la portiera. Quel cyborg ed io veniamo... dal futuro”.
Gwen lo guardò incredula ma Duncan insistette “é così. Fra alcuni anni i computer impiegati in un progetto di difesa raggiungeranno l'auto-coscienza e inizieranno una guerra contro gli umani”.
E dicendo questo sollevò la manica destra del giubbotto rivelando una strana bruciatura.
“Questo é stato fatto da un laser dei miei tempi. Guarda” la esortò. Gwen osservò la strana bruciatura e disse “Ok! Ammettiamo che quello che dici sia vero...che cosa centro io in tutto questo?”.
Duncan tacque per alcuni secondi e disse “Il capo della resistenza umana é il tuo futuro figlio...Nelson Connor”.
Gwen stava per replicare quando Duncan le fece abbassare la testa e bisbigliò “Dobbiamo lasciare questo veicolo”.
I 2 allora sgusciarono fuori dalla vettura quando una macchina della polizia entrò nel parcheggio, iniziando una ronda.
Duncan forzò la portiera di una macchina e si mise ad armeggiare con l'accensione mentre Gwen pensava “Tutto questo é assurdo”.
Duncan mise in moto l'auto e partì nel momento in cui la macchina della polizia era più lontana dalla loro ma l'altro conducente sterzò bruscamente per raggiungerli: era il terminatore.
“Reggiti forte” disse Duncan dando gas mentre Chef guadagnava terreno: le 2 vetture lasciarono il parcheggio e ad un certo punto il ragazzo frenò improvvisamente; Chef venne colto di sorpresa e nonostante le sue abilità , non poté impedire che la sua auto andasse a schiantarsi contro un muro.
In quella arrivarono numerose macchine della polizia che circondarono i 2 veicoli: un poliziotto andò a verificare le condizioni di Chef ma la macchina era vuota.
Duncan sedeva silenzioso nella stanza degli interrogatori.
“Allora -gli chiese un sergente- come sapevi che quel tipo voleva aggredire la signorina Connor?”.
Duncan voleva dire la verità ma tacque e abbassò lo sguardo.
Gwen sedeva nell'altra stanza insieme al commissario che la informò dell'aggressione subita da Leshawna e Harold.
“Per fortuna i suoi amici stanno bene e presto verranno a prenderla” annunciò l'uomo.
“E che ne sarà di Duncan?” chiese preoccupata Gwen.
“Per adesso rimane qui in custodia” rispose il commissario.
Frugando nelle tasche dei pantaloni recuperati la sera del suo arrivo, Chef aveva trovato le chiavi di una stanza di motel con la targhetta dell'indirizzo e aveva scelto quel posto come base, sistemandosi lì: Chef vi rientrò dalla finestra con fare circospetto.
Il cyborg chiuse la porta ed esaminò le sue condizioni: c'era un pezzo di ferro che bloccava i servomotori del suo braccio ma lo rimosse in pochi minuti grazie ad una semplice pinzetta trovata nella cassetta del pronto soccorso della stanza; poi si guardò allo specchio e rimosse alcuni strati danneggiati del tessuto artificiale che rivestiva la sua faccia col risultato di rivelare il suo occhio robotico destro ma Chef risolse il problema indossando un paio di occhiali scuri. Infine il cyborg cambiò il suo giubbotto con un gilet nero a maniche lunghe e recuperò alcune armi nascosto sotto il materasso.
Era pronto per il secondo round.
L'agente Smith stava compilando alcune scartoffie quando un uomo robusto con gli occhiali da sole disse “Sono un amico di Gwen Connor”
“Mi spiace ma ora non può vederla” rispose l'agente senza alzare lo sguardo.
“Tornerò dopo” disse l'uomo uscendo.
Smith allora prese un nuovo fascio di pratiche quando sentì il rombo di un motore e vide una macchina entrare a tutta velocità nell'edificio.
Gwen si era appisolata ma il frastuono la svegliò e disse “é qui”.
Intanto Chef scese dal veicolo e notando di essere arrivato vicino all'impianto elettrico della centrale di polizia, strappò uno dei cavi facendo piombare l'edificio nell'oscurità.
Duncan che stava per essere sbattuto in cella proprio in quel momento, rubò la chiave delle manette dalla cintura dello sbirro che lo scortava, per poi metterlo KO con un colpo a sorpresa e corse a cercare Gwen.
Nel corridoio Chef cominciò ad ispezionare le stanze: alcuni agenti tentarono di fermarlo ma senza risultato (ma grazie ai loro giubbotti in kevlar se la cavarono a buon mercato).
“Stia qui” ordinò il commissario a Gwen mentre usciva con un fucile in mano ma poco dopo l'uomo era già a terra ferito ma ancora vivo.
In quella la porta della stanza di Gwen si aprì lentamente e lei si vide perduta ma fortunatamente si trattava di Duncan: la ragazza l'abbracciò felice.
“Andiamocene” disse lui senza troppe cerimonie.
Insieme alla ragazza, Duncan uscì dalla finestra senza che Chef si accorgesse di niente e quando il cyborg raggiunse la stanza era già troppo tardi per lui.
Duncan e Gwen rimediarono uno strappo sul rimorchio di un camion che li portò fuori città; quando poi il veicolo si fermò i 2 scesero e proseguirono a piedi nel bosco ma ad un certo punto Gwen crollò a terra.
“Sono stanca” disse la ragazza.
“Fermiamoci qui anche se non é un bel posto.” disse Duncan indicando una grotta.
I 2 si accomodarono nella sistemazione provvisoria e Gwen chiese “Duncan, che tipo é mio figlio?”.
Duncan le sorrise sereno e spiegò “é un uomo molto coraggioso ed anche affidabile. Sa sempre cosa fare e chiunque gli affiderebbe la vita”.
“Parla mai di me? O di suo padre?” chiese Gwen mentre si riaddormentava.
Duncan raccontò “Molto spesso. Lo hai cresciuto bene ma il padre...” e s'interruppe perché vide che Gwen dormiva ma la sua espressione era serena nonostante la situazione.
E anche lui si sentiva inspiegabilmente sereno.
I 2 ragazzi si rimisero in marcia di buon ora e presto raggiunsero un motel a basso costo.
“Ho un po' di soldi per fortuna” disse Gwen esaminando il suo portafoglio.
“Anch'io grazie al mio amico sbirro di ieri sera” sghignazzò Duncan tirando fuori dalla tasca alcune banconote.
Duncan e Gwen affittarono una camera e il ragazzo uscì per fare compere, raccomandandosi però di non aver contatti con altri o almeno di non rivelare la loro posizione.
Proprio pochi minuti dopo quella raccomandazione il cellulare di Gwen squillò e lei rispose alla chiamata che era stata fatta da sua madre.
“Gwen, dove sei?” le chiese la donna.
“Non te lo posso dire ma sto bene. Mi rifarò viva io presto o almeno lo spero. Ciao, ti voglio bene” tagliò corto lei.
“Anch'io, tesoro” rispose la voce dall'altro capo del telefono che non era quella della madre di Gwen...ma di quella falsificata di Chef che si era introdotto in casa Connor in cerca di indizi per localizzare Gwen; inoltre il cyborg aveva rubato dalla stazione di polizia uno degli apparecchi usati per rintracciare le chiamate e in pochi minuti localizzò la ragazza.
NDA: per la cronaca la madre di Gwen in quel momento era al commissariato con Leshawna per avere notizie della ragazza. E Chef ha falsificato la voce grazie al messaggio della segreteria telefonica della donna.
Duncan rientrò con una sporta piena di prodotti chimici quali candeggina, naftalina e cose simili.
“Vuoi lavare il terminatore fino a farlo arrugginire?” chiese Gwen, scherzosa.
“No” si limitò a risponderle Duncan che grazie a quella roba produsse dei candelotti di esplosivo.
“Sai fare molte cose” esclamò Gwen affascinata.
“Nei miei tempi bisogna sapersi arrangiare” spiegò lui, incupendosi.
Gwen si fece seria e gli domandò “Duncan...perché hai accettato questa missione così pericolosa?”.
E Duncan rispose senza esitazione “Perché volevo conoscerti. Nelson parlava spesso di te. Conserva una tua foto in cui sembri pensierosa e...” e a quel punto il ragazzo tacque perché non aveva il coraggio di ammettere di essersi innamorato della madre del suo superiore. Ma la ragazza aveva capito perché anche lei si era innamorata di quel soldato coraggioso.
Gwen lo guardò negli occhi e altrettanto fece Duncan...e poi successe quel che successe.
La polizia aveva istituito diversi posti di blocco per la città dopo l'assalto della notte precedente.
Chef necessitava di un nuovo mezzo e si procurò una moto dal serbatoio ben rifornito parcheggiata fuori da un bar; il proprietario legittimo aveva qualcosa da ridire ma Chef lo mise a tacere spezzando la catena di sicurezza a mani nude davanti ai suoi occhi.
Il cyborg raggiunse il motel poco dopo il tramonto. Il feroce cane da guardia si mise ad abbaiare non appena Chef si avviò verso la reception e quel segnale d'allarme fu utile ai ragazzi che fuggirono in silenzio.
Duncan forzò la serratura dell'ennesima auto e la fece muovere lentamente in modo da non dare nell'occhio ma pochi secondi dopo Chef era già dietro di loro: il cyborg estrasse un fucile M-16 e iniziò a sparare.
“Guida tu” disse Duncan a Gwen e il ragazzo ,usando l'accendisigari della macchina, accese un candelotto e lo lanciò verso Chef che per poco lo schivò.
Duncan tirò un secondo candelotto davanti alla moto facendola ribaltare, ma il cyborg riuscì a sparare a una delle gomme mentre cadeva e in quella una macchina guidata da 2 giovinastri lo investì in pieno.
Il conducente scese per verificare le condizioni di Chef ma il cyborg lo prese per il collo e lo scagliò via prima di accomodarsi al posto di guida.
“Nessuno può maltrattare il mio amico” si oppose il secondo conducente; Chef allora si voltò e gli ordinò “Va via”.
L'aspetto di Chef era inquietante perché l'occhio robotico era ben visibile in quanto gli occhiali erano saltati via e in alcuni punti della faccia si intravedeva il teschio di metallo del cyborg e a completare tutto c'era una scia di sangue scuro all'angolo destro della bocca; il giovane fuggì senza esitazioni.
La macchina di Duncan e Gwen aveva sbandato finendo fuori strada e i 2 ragazzi erano ancora storditi ma sapevano di dover fuggire e abbandonarono il mezzo.
In quella Duncan corse presso la moto di Chef per recuperare il fucile caduto al cyborg e ordinò a Gwen “Fatti seguire”.
Sembrava un ordine delirante ma Gwen si fidava di Duncan e obbedì. Chef era concentrato sul bersaglio e non si accorse di Duncan fino a quando il ragazzo non frantumò il parabrezza posteriore della macchina per poi lanciarci dentro uno dei suoi candelotti artigianali che esplose riducendo il veicolo ad un mucchio di rottami; durante l'esplosione il veicolo sfondò la recinzione di una fabbrica e completò la sua corse contro il muro dello stabilimento.
Gwen tirò un sospiro di sollievo ed esclamò “é finita”.
Duncan le corse incontro e l'abbracciò ma in quella un suono inquietante interruppe l'idillio. Gwen si voltò e vide inorridita il terminatore ,ormai ridotto ad uno scheletro di metallo perché le fiamme dell'esplosione avevano bruciato il rivestimento esterno, avanzare verso di loro.
Gli occhi di quel mostro metallico erano rossi come l'inferno e all'interno della sua testa una voce gli ripeteva OBBIETTIVO PRIMARIO: TERMINARE GWEN CONNOR.
Fortunatamente l'esplosione aveva abbattuto la porta dell'officina e i 2 ragazzi poterono rifugiarsi lì dentro. Nei loro pochi secondi di vantaggio Duncan si avventò sul quadro comandi e attivò simultaneamente tutte le macchine affinché il gran frastuono impedisse al terminatore di localizzarli.
“Scappa e non voltarti indietro” le ordinò Duncan indicandole l'uscita.
“Io non me ne vado senza di te” insistette lei, disperata.
“Gwen -le disse Duncan- io sono solo un soldato mentre tu sei la madre del leader della resistenza umana. Se non sopravvivi non ci sarà alcun futuro per nessuno. Ma sappi che questi 2 giorni sono stati i più belli della mai vita”.
Gwen allora gli diede un ultimo bacio e fuggì via lasciando una scia di lacrime dietro di se.
Il terminatore irruppe nell'officina ma Duncan aveva già ideato un piano: infatti grazie ad un braccio meccanico perforò il petto del nemico con un grosso chiodo di ferro che Chef strappò anche se così facendo scoprì la fonte principale della sua alimentazione: una pila all'idrogeno che se danneggiata diventava instabile.
“Con questo scherzetto ne ho fatti fuori un bel po' di quelle lattine” ridacchiò Duncan sudando freddo perché ora veniva il difficile.
Il ragazzo prese una sbarra di ferro e la lanciò verso lo scheletro metallico che l'afferrò al volo anche se quello era solo un diversivo; in una frazione di pochi secondi Duncan lanciò un secondo oggetto che il cyborg afferrò per poi rendersi conto che era un candelotto accesso che stava per esplodere...vicino alla sua pila.
Il suo CPU ebbe appena il tempo di elaborare:
POSSIBILITA' DI SOPRAVVIENZA A SITUAZIONE ATTUALE: 0.000%
che una luce accecante lo investì mentre l'intera fabbrica saltava in aria.
Gwen si era rifugiata dietro ad un muro quando l'assordante boato dell'esplosione risuonò nella notte.
A quel rumore seguì quello delle sirene delle auto pattuglie accorse sul posto.
EPILOGO
Erano passati alcuni mesi da quella terribile notte e tutto sembrava tornato alla normalità.
L'assicurazione aveva risarcito i proprietari della fabbrica...
Il commissariato era stato ricostruito e i poliziotti feriti erano di nuovo in servizio...
Tutto era tornato come prima...ma non per Gwen.
La ragazza sapeva che la sua missione non era finita anzi, era appena cominciata in quanto aveva scoperto di portare in grembo il figlio di Duncan e suo...che lei avrebbe chiamato Nelson (il secondo nome del padre).
Gwen stava facendo un giro in macchina quando si fermò per fare rifornimento e si mise a pensare.
La polizia aveva trovato dei resti di metallo di quello che sembrava uno scheletro al centro della fabbrica distrutta...ma di Duncan o di qualsiasi altro corpo nessuna traccia.
Duncan era sopravvissuto? Lo avrebbe rivisto? E lui aveva capito che a causa di quel viaggio nel tempo era il padre del suo stesso capo? Tante domande e nessuna risposta.
In quella un turista si mise a scattare una foto con una vecchia polaroid e senza volerlo immortalò anche Gwen.
“Mi scusi signorina. Se vuole può tenerla” disse l'uomo, porgendole la foto.
“Grazie molte” si limitò a rispondere Gwen, prendendo la foto che la ritraeva mentre era assorta nelle sue riflessioni.
Gwen decise di conservare quella foto e poi si rimise in marcia, verso il suo futuro.
FINE