Rientrai da casa alle 2:00 di notte.
Ero uscito con l’ennesima donna e per l’ennesima volta l’avevo trattata male.
Questa volta mi aveva lanciato addosso la sua macedonia e poi se ne era andata via,indignata. Originale.
Non sapevo perché le trattavo tutte così.
In fondo erano tutte donne bellissime.
Anzi lo sapevo.
Uscivano con me perché ero ricco, famoso e bello.
Mai nessuna che fosse attratta dal ragazzaccio che sono.
Persino Gwen aveva preferito il bravo ragazzo a me.
Lei e Trent si erano sposati giusto un mese fa.
E un mese fa Courtney era partita.
L’avevo cercata dopo il matrimonio ma non la trovavo da nessuna parte.
Così avevo chiamata Bridgette per chiederle sue notizie.
La surfista era stata molto fredda ma ero riuscito a scoprire che si era trasferita in Italia e che non voleva essere cercata.
Mi riscossi dai miei pensieri e salii in camera mia.
Pensavo che una bella dormita avrebbe risistemato tutto.
Non sapevo quanto mi sbagliavo.
Buio.
Poi dalle tenebre emerge una specie di fagotto bianco.
Lentamente il fagotto si alza.
È una ragazza avvolta in un mantello.
Si avvicina con passo incerto, che via via si fa più sicuro.
La esamino.
È sporca sul mantello,
sulle mani e persino su quella poca parte di viso che emerge dal cappuccio, di quello che sembra sangue ancora fresco.
Parlò con una voce stranamente familiare “ Piacere, Mary. Bloody Mary.”
E mi porse una mano sanguinolenta.
La scansai e poi chiesi, curioso “ Chi diavolo sei? E dove sono?”.
Questa volta mi rispose con voce leggermente scocciata “ Mi sembrava di essermi già presentata. Sei nella dimensione del sogno ed io ti devo fare da guida, Duncan. E smettila di fare domande, sembri uno stupido.”.
Poi mi prese la mano e mi trascinò nella tenebra.
Poi dalle tenebre si passò a un prato fiorito che lasciava poi spazio a un laghetto.
Quel posto era di una bellezza straordinaria.
C’era una leggera brezza che piegava leggermente gli steli dei fiori, rendendo ancora più magico quel paesaggio.
Ma la lieve brezza divenne un vento sempre più forte che, lentamente, portava distruzione in quel posto magnifico.
La disperazione prese il sopravvento nel mio cuore.
Quel prato si trasformò in un vicolo malfamato di periferia.
In fondo a quel vicolo si vedeva, anche se a malapena, una ragazza.
Aveva un coltello in mano.
Anche se non lo vedevo, sentivo che stava piangendo.
Lentamente la vidi conficcarsi il coltello nel cuore.
Mi girai verso Mary e le chiesi “ Chi era?” lei si giro e con,tono piatto,mi rispose “ Ero io.”
“ Quindi tu sei morta.”
Non era una domanda la mia, era una affermazione.
“ E tu chi sei?”.
Per tutta risposta ebbi un sogghigno.
Mary si levò il cappuccio,svelando un volto che conoscevo fin troppo bene.
“ Ti facevo più sveglio,Dunky.”
“ C-Courtney? N-non è possibile! Tu sei in Italia con la tua famiglia! Viva!”
La principessa sorrise, un sorriso maligno e mi disse “ Questo è quello che tutti voi credete. Tutti,tranne mia madre e Bridgette,non sanno delle mio suicidio.
Un suicidio per colpa tua.
Sono riuscita a materializzarmi davanti nei sogni e ora che ti ho portato qui non vedo l’ora di fartela pagare…”
Si avvicinò, minacciosa. Mi prese per il colletto e, con una forza sovraumana, mi scagliò contro un muro.
“ Questo è per avermi eliminata!”.
Poi cominciò a riempirmi di calci, mentre ero a terra.
“ Questi sono per avermi tradita con Gwen!”.
Non mi opposi.
Me lo meritavo.
Mi tirò uno schiaffo talmente forte che in confronto Leshawna era una principiante.
“ Questo è per la sofferenza!”
“E questo…” mi prese il viso e mi baciò. “ è per tutti i bei momenti passati insieme”.
Courtney fece per andarsene ma la bloccai, prendendola per il braccio e trascinandola in un abbraccio.
Dapprima si dimenò, tirò calci e pugni ma, vedendo che non aveva nessun risultato, dopo un po’ si bloccò.
Mi abbracciò, dapprima rigida, poi si sciolse a scoppiò a piangere sul mio petto.
“ Shh, va tutto bene” la rassicurai.
“ Mi sei mancata, principessa.”
Non lo dissi solo per calmare la sua furia, era la verità.
Volevo rimanere con lei, a qualsiasi costo.
E glielo dissi.
A quelle parole lei alzò la testa di scatto e fissandomi terrorizzata, disse “ Dovresti morire per rimanere qua ed io non voglio che tu muoia!”
“ Io voglio stare con te e anche tu lo vuoi,vero?” le chiesi.
Lei abbassò la testa e, lentamente, annuì.