ANCHE NELL'INFERNO C'E' AMORE by darkettonapunk
Che dire?
Che dire dopo una giornata di pioggia?
Che dire dopo una giornata passata in una gabbia, rinchiusi dentro un stanza piena di sedie, tavoli e matite per terra, che di solito non appartengono mai a nessuno?
Di solito non si hanno molti pensieri dopo una stancante giornata passata a studiare in una classe.
Si pensa a quanti compiti si hanno, a quanto era bello il compagno o la compagna, si pensa a studiare e ad annoiarsi.
In effetti non si poteva non notare quanto era stanca Beatrice: stava seduta sulla sedia davanti alla finestra guardando la pioggia, fino a quando di scatto si alzò e si diresse verso il grosso armadio blu che conteneva tutti i suoi stivaletti neri e ne prese un paio a caso.
Subito dopo andò alla porta e la aprì, un'ondata di freddo le percorse la spina dorsale, ma anche questo si poteva superare. Dopo tutto era solo il primo passo per arrivare dove la portavano i piedi. Quel tempo era uno dei preferiti di Beatrice per camminare, nessuno ti urta, nessuno ti spinge o e spintona per arrivare in orario da qualche parte? La vita è lunga, pensava sempre Beatrice, perché correre tanto se davanti a sé si ha ancora tutto il tempo necessario per camminare? Nessuno fa caso ad una dark che cammina tranquillamente, così come nessuno fa caso al rumore che fanno le onde del mare.
Mentre pensava a tutto ciò Beatrice si era tolta le scarpe e stava camminando sull'asfalto bagnato a piedi nudi, come se fosse sulla spiaggia di Laigueglia, quanto le piaceva quella spiaggia? Tutto scorreva liscio e non c'era la fretta di correre per le strade, a parte i ragazzi, che di solito giocavano alla caccia al tesoro.
Era proprio alla tranquilla spiaggetta di Laigueglia che era cominciato tutto, dove aveva iniziato a capire cosa voleva dire essere responsabili e cosa vuol dire essere in pericolo.
Tutto le ritornò in mente come un fulmine: si stava togliendo le scarpe sui gradini davanti alla spiaggia per passeggiare sulla duna di sabbia stranamente fredda anche se era estate, era scesa lentamente dai sei gradini come se fosse stata Maria Antonietta e si incamminò per arrivare alla sua solita dunetta. Si sedette allo stesso posto di ogni giorno, dove ormai si era formata una conca, quando venne inghiottita dalla sabbia, cadendo in uno stretto buco scuro e polveroso.
Si guardò intorno spaurita, con gli occhi non ancora troppo abituati all'oscurità, quando sentì una voce profonda e inquietante, si girò di scatto andando a scontrarsi contro un ragazzo alto, coi capelli neri e una cresta verde.
Quel ragazzo le disse che era appena precipitata in quel buio come molti altri ragazzi e che quel posto era come l'inferno dantesco, quello descritto nella Divina Commedia.
Beatrice non ci credeva, non voleva crederci! Nessuno lo avrebbe voluto fare, chi vorrebbe finire nell'inferno dantesco?
Si girò velocemente, come per cercare una via di fuga, ma davanti a lei, al posto di una scala con i gradini fatta apposta per risalire, si trovò un enorme lupo, il ragazzo spiegò che quel lupo mangiava tutti quelli che cercava di risalire, Beatrice si convinse che forse era meglio seguire il ragazzo, che poi scoprì che si chiamava Dante.
Camminarono per ore, in mezzo alla puzza, il buio e strani rumori, che sembravano grida lontane di gente infelice e triste. Il ragazzo camminava tranquillo nei vari bivi, quasi come se avesse fatto e rifatto quella strada più e più volte. Gli occhi di Beatrice si abituarono alle tenebre e intorno a lei i suoi occhi potevano vedere scheletri e lava, terrore e tenebre.
Continuava a navigare nei suoi pensieri più oscuri, cercando di trovare qualsiasi aggettivo che potesse descrivere il terrore che provava in quel momento, che non si accorse nemmeno di non sentire più i passi veloci di Dante, che aveva preso un bivio diverso da quello che aveva preso lei.
Se ne accorse vari bivi dopo, quando cercò una risposta ad una domanda che le continuava a ronzare nella testa: "Quando si esce?", i suoi occhi si sgranarono: come aveva potuto sbagliare strada anche se aveva davanti a se una specie di navigatore? Si sentiva sola e smarrita, non riusciva più a ragionare e gli insegnamenti che aveva imparato da bambina le si cancellarono, le si cancello pure il più importante: quando ti perdi, rimani dove sei, non ti muovere, così che chi ti ha smarrito ti ritrovi più facilmente.
Arrancò qualche passo, inoltrandosi sempre di più nelle viscere dell'inferno.
Più si allontanava da dove aveva sbagliato bivio, più le urla e le grida si facevano più forti, quelli che nella loro vita erano vissuti di pene, si avvicinavano sempre di più a lei, il cerchio del limbo la stava aspettando.
Nel frattempo anche Dante si era accorto dell'assenza di Beatrice, quindi la chiamò a gran voce, ma della ragazza non c'era traccia.
Corse a perdifiato indietro nella speranza che non si fosse mossa, ma purtroppo per lui Beatrice non c'era.
La richiamò urlando, dopo qualche minuto sentì dei piccoli passi camminare velocemente in uno dei bivi.
Dante corse nel bivio da cui provenivano i passi, ma al posto della ragazza c'era un vecchietto.
"Virgilio! Quanto tempo che non ci si vede! Ma ora non c'è tempo di chiacchierare su cosa si è fatto durante questi tre secoli, una ragazza si è persa nelle viscere dell'inferno. Andando nelle vie di questo posto dannato, non dove la stavo portando io: via da questo posto, ma verso il limbo: dove "vivono"quelli che sono nati prima di Cristo, quelli che continuano ad urlare per la rabbia e l'ira perché non hanno potuto conoscere Cristo!" disse Dante ansimando.
Virgilio non rispose subito, sembrava che stesse lentamente elaborando tutto quello che Dante aveva detto velocemente.
"Dobbiamo trovarla, che problema c'è?" disse Virgilio al ragazzo come se quello che aveva detto Dante fosse già successo molte volte.
Allora iniziarono a cercarla nei bivi bui, non sapendo che la ragazza fosse già molto avanti rispetto a loro.
Infatti Beatrice era già quasi arrivata nel limbo e la testa le sembrava scoppiare dalle grida dei dannati, continuavano ad urlare disperati che loro non dovevano stare li, che sarebbero dovuti stare da qualche altra parte.
Continuavano a tirare Beatrice da una parte e dall'altra, come se lei potesse fare qualcosa, ma non sapevano che anche lei si trovava in una situazione alquanto scomoda, non sapeva dove dove andare e come uscire. Se solo quegli uomini non le stringessero così forte i polsi si sarebbe liberata strattonando e spingendo, ma la loro forza sembrava potentissima e imbattibili.
Iniziò ad urlare disperata il nome del ragazzo che l'aveva accompagnata fino ad un certo punto, ma le grida di quelli nati prima di Cristo erano più forti e disperate e le sue grida sembravano un bisbiglio.
Tutto le sembrava perduto, quando si ricordò di avere in tasca un piccolo ritratto di Gesù.
Urlò più forte che poté. "Se voi mi lasciate io vi darò un' occasione per vedere chi voi avete sempre voluto!".
D'un tratto le urla cessarono, le mani che la trattenevano la lasciarono, quelle parole per le orecchie dei dannati erano come oro per un avaro.
Beatrice si alzò lentamente, per far salire l'enfasi, infilò la mano nella tasca e con un gesto fulmineo lanciò il ritratto in mezzo alla folla, iniziò a correre e quando si girò vide che tutti si erano lanciati sul dipinto con e pennuti sui semi.
Solo dopo qualche minuto Dante e Virgilio arrivarono nel limbo, chiedendo a tutto fiato che fine aveva fatto la ragazza e che cosa ne avevano fatto di lei.
Nessuno rispose. Dante lo gridò ancora più forte di prima e solo allora uno di loro gli lanciò il piccolo dipinto e Dante capì cosa aveva fatto Beatrice per sfuggire alle urla. Era furba come si aspettava, la ragazza che aveva lo stesso nome della donna che amava in passato.
Corsero avanti e la folla si aprì al loro passaggio.
Beatrice correva a più non posso e solo quando era certa di essere ormai lontana da quella folla di dannati, aveva corso così tanto che non si era accorta del vento che iniziava a soffiare fortemente intorno a lei, un vento implacabile: la bufera dei lussuriosi.
Si fermò, puntò i talloni nella terra, ma una bufera vicino a lei soffia così forte che non riusciva a stare ferma per pensare a come sarebbe riuscita a passare in mezzo a quel campo di vento.
A differenza del cerchio di prima, qui la difficoltà non era sfuggire ai dannati, ma bensì alla loro pena.
Beatrice non sapeva che fare, nessuno in quel posto la poteva aiutare, doveva cavarsela da sola.
Decise di lasciarsi prendere dall'istinto, lasciarsi trasportare e infine -magari- riuscire a cavarsela in un modo o nell'altro.
Tolse i talloni dalla sabbia, il forte vento la prese tra le sue possenti braccia facendola danzare nella danza della tristezza e del tradimento.
La bufera la stava portando vicino ad un altro uragano, sempre più vicino alla fine, la via della salvezza si stava avvicinando, quando il suo uragano virò di colpo. "Ma come!" Penso Beatrice "la via si stava avvicinando e il mio uragano si allontana?!?" Stava per lasciarsi andare, mettersi a urlare dalla rabbia come uno dei dannati, quando una mano fredda e piccola le strinse il polso, la tirò nel suo uragano, che era attaccato alla via.
Beatrice aprì di scatto gli occhi, una ragazza che era finita nell'inferno l'aveva salata? Davanti a lei c'era Francesca, una delle donne lussuriose finite all'inferno. La ragazza sorrise e le mollò il polso, lasciandola andare proprio davanti all'uscita. Allora non tutti i dannati erano crudeli e maligni! Non tutti erano traditori e avari! Almeno uno era gentile, per quanto poteva esserlo! Immersa nei suoi pensieri camminò tranquillamente prendemmo il bivio di destra, quello dei golosi.
Dante e Virgilio stavano correndo in mezzo agli uragani, nello stesso momento in cui Beatrice stava tranquillamente camminando in un bivio un po' più luminoso di quello di prima.
Nella mente di Dante frullavano molte idee tutte diverse, ma solo alcune erano veramente importanti per lui: perché era così affezionato a quella ragazza? Cosa aveva fatto lei per meritarsi tutta quella confidenza? Perché si era lasciato trasportare nei vicoli più oscuri dell'inferno per una ragazza che conosceva a malapena?
Virgilio, che aveva letto negli occhi del ragazzo tutto ciò a cui stava pensando, rispose tranquillamente, come se le domande fossero state svolte a lui: "Perché lei è speciale, lei ha lo stesso nome e lo stesso carattere della persona che hai amato e che ora tu stai amando."
Dante rimase perplesso.
Non sapeva se Virgilio fosse riuscito a sciogliere l'enigma che lo tormentava da quando aveva visto Beatrice, ma ora una piccola fiammella di speranza si era accesa nel suo cuore. Forse, dopo la prima Beatrice, la donna a cui aveva donato tutto se stesso, condannandosi a vagare per l'inferno per l'eternità per avere anche solo un'occasione di rivederla, poteva di nuovo innamorarsi.
Forse il suo cuore non si era spezzato del tutto.
Eppure, quando pensava alla sua morte, un altro volto si sovrapponeva a quello della sua donna. Occhi neri al posto di occhi castani.
In quel momento Dante non sapeva se Virgilio avesse torto o ragione, ma aveva una nuova certezza: se non avesse ritrovato Beatrice, allora niente avrebbe avuto più alcun senso.
La ragazza, intanto, camminava felice in tunnel ben illuminato, seguendo odori di pollo arrosto e patatine fritte.
Ascoltando il suo naso, arrivò in una grotta ampia e, per un momento, credette di essere arrivata all'uscita.
Un'attimo dopo, però, il paesaggio si trasformò sotto ai suoi occhi, dove prima c'era gente seduta a tavole imbandite, a banchettare felice ora c'erano persone sommerse fino al collo nel fango umido e, dove prima c'erano vini e bevande in quantità, ora c'era un cane enorme, con tre teste, acciambellato su una sporgenza rocciosa e, fortunatamente per Beatrice, profondamente addormentato.
Proprio mentre pensava "Cosa potrà mai succedere di peggio?" una pioggia greve e maleodorante iniziò a cadere, senza però bagnarla.
I golosi, intrappolati nella terra, subivano un destino totalmente diverso: la pioggia li tormentava incessantemente, concedendogli una pausa ogni tanto, ma solo per farli soffrire di più al suo ritorno.
Beatrice iniziò a camminare in mezzo a loro, sperando che non dicessero niente a voce troppo alta, così da svegliare Cerbero.
Improvvisamente, un ciccione dai capelli biondi e con quello che restava di una maglietta bianca con una foglia d'acero azzurra in mezzo le chiese se per caso avesse una ciambella da dagli.
"No" mormorò lei "Ma fai piano… non vorrei che il cane si svegliasse…"
"Cerbero? A noi da solo dei piccoli morsetti e qualche unghiata ogni tanto, ma a te potrebbe fare molto male…" intervenne allora una cicciona dai capelli castani e una felpa rosa.
"Appunto! Preferirei non svegliarlo e raggiungere l'uscita!" sussurrò una sempre più spaventata Beatrice.
"Cosa? Te ne vuoi andare!!! E non ci hai dato niente da mangiare!" urlò allora il ciccione biondo.
"Ma, veramente io…" cercò di giustificarsi lei.
"Niente scuse! Cerbero! Svegliati! C'è un nuovo giochetto per te! Credo che abbia un buon sapore! A proposito, non è che me ne lasceresti un pezzettino?"
iniziò a strillare la ragazza in rosa.
"No, aspetta, cosa fai? Ma così svegli il cane!" disse Beatrice.
Cerbero si alzò, arrabbiati che tutte quelle grida gli avessero interrotto il pisolino.
Notò subito che qualcosa non andava: una ragazza era in piedi nella palude e correva disperatamente verso l'uscita.
La iniziò a rincorrere e, dopo pochi balzi la raggiunse.
Beatrice strillò, quando vide il cane sbarrarle la strada con la bava alla bocca.
"Ecco, perfetto, adesso morirò!" pensò un attimo prima di mettersi a strillare
"Aiutoooooo!!!! Qualcuno mi aiuti!!!!!! Danteeeeeeee"
Il cane iniziò a giocare con lei, strappandole i vestiti con i suoi artigli affilati e ferendola in molti punti.
Proprio mentre la ragazza stava per perdere conoscenza, un ultimo pensiero le sfiorò la mente: "Sto morendo, peccato solo che Dante non sia qui con me… Mi sarebbe piaciuto vederlo un'ultima volta…"
Dante sentì urlo e poi una voce chiamare il suo nome.
"E' Beatrice!" pensò prima di mettersi a correre "Avrà fatto arrabbiare qualche goloso… magari le stanno mordicchiando i piedi…" A questo pensiero non poté fare a meno di ridere, ma il suo sorriso si spense quando vide ciò che lo aspettava.
Beatrice era in un lago di sangue e Cerbero stava palleggiando il suo corpo da una zampa all'altra.
Entrò nella sala, urlando.
Appena il cane vide chi lo stava sgridando, indietreggiò con la coda tra le gambe e si rintanò in una fenditura della roccia.
Dante, intanto, vedeva solo colei che aveva appena capito di amare: "Beatrice, amore mio, apri gli occhi, sono io… ora sei al sicuro…" continuava a sussurrare.
Lei socchiuse appena gli occhi e, vedendo il suo viso, sorrise piano: "Lo sapevo che mi avresti trovato…" sussurrò prima di chiudere gli occhi per sempre.
Appena il suo cuore smise di battere, Dante urlò di dolore e tutti compresero ciò che era successo.
Virgilio gli si era avvicinato e, dopo avergli posato una mano su una spalla gli mormorò: "Non c'è più nulla che tu possa fare per lei. Devi lasciarla andare."
A queste parole il ragazzo sussultò, ma poi, quando si girò a guardare il vecchio, aveva uno strano bagliore negli occhi.
"No, io la salverò! Rinuncerò alla mia immortalità pur di salvarla!" esclamò e, dopo averle posato una mano sul petto, iniziò a sussurrare una strana litania.
Mentre parlava la sua mano si illuminò di una luce rosea che si spense appena la sua preghiera cessò.
Sollevò il braccio e prese la mano dell'amata: "Ora sono un mortale e devo solo sperare che Lui la lasci tornare da me."
Passavano i minuti, lenti ed interminabili, e la speranza stava per cedere quando Beatrice aprì gli occhi.
Batté le palpebre più volte e, dopo aver capito di essere ancora nel mondo dei vivi, balzò in piedi ed abbracciò Dante.
Lui, non riuscendo a frenare l'entusiasmo, prima ricambiò l'abbraccio, ma poi le sollevò il viso e la baciò.
Lei chiuse gli occhi, ma stavolta non stava per morire. Si sentiva come se per tutta la vita avesse sempre cercato qualcosa ed alla fine l'avesse trovata.
Quando si staccarono, si fissarono un attimo negli occhi e poi lei lo baciò di nuovo.
"Ehm, ragazzi… Questa sarebbe una visita all'inferno…" li interruppe Virgilio.
I due si staccarono e, dopo essersi presi per mano, ricominciarono a camminare verso il purgatorio.
Inebriati dalla loro felicità, lo sorpassarono senza nemmeno rendersi conto di ciò che vi accadeva.
Passarono iracondi e superbi senza nemmeno accorgersi di loro e, solo quando arrivarono al Paradiso Terrestre, Dante si riscosse e le disse dolcemente: "Per di qua, amore… Dobbiamo passare oltre quella fila di alberi e saremo al cospetto di Dio"
"Veramente non so se sono degna di incontrarlo… Insomma io sono…" iniziò lei
"Semplicemente perfetta! Dai ora sbrigati! Meglio non far attendere quelli dei piani alti!" la interruppe Dante ridacchiando.
Quando superarono gli alberi, tutto si colorò di bianco e si ritrovarono in una terra bianca, pacifica, dove l'amore dettava legge.
"Io qua non ci sono mai stato e neanche Virgilio perché noi anime a metà, non ne abbiamo il permesso" le spiegò lui.
"Allora Virgilio è rimasto da quella parte! Mi dispiace che non possa vedere tutto questo. Ma aspetta, se tu non hai mai avuto il permesso di venire qua, perché ora sei qui con me?" gli chiese Beatrice.
"Io non sono più un'anima a metà. Quando sono arrivato dai golosi, tu eri morta. Il tuo cuore non batteva più. Io ho sacrificato la mia immortalità per starti accanto e vivere una vita mortale con te." le spiegò Dante.
Lei, al culmine della gioia, lo tirò a sé e lo baciò.
Anche questa volta un lieve tossicchiare li interruppe e, quando si girarono, videro tre ragazza bionde fissarli in silenzio. Una sembrava un po' un'oca, ma le altre due avevano un portamento regale e solenne.
"Venite, Lui vi sta aspettando"disse loro il primo angelo.
Questo fu tutto ciò che le tre dissero loro perché, da quel momento in poi, restarono in silenzio e avanzarono in silenzio, fluttuando a qualche centimetro da terra.
Quando arrivarono davanti ad un palazzo, la ragazza dall'aria stupida disse loro di entrare e che lì avrebbero ricevuto tutto ciò che desideravano.
Dante spinse piano la porta ricoperta di intarsi e, quando se la chiusero alle spalle, lui e Beatrice non videro nulla se non una luce bianca soffusa.
Improvvisamente essa sparì, lasciando intravedere ai due giovani un uomo dai capelli neri e l'aria scherzosa, anche se leggermente cinica.
"Io sono il Dio che vi ha creati e dal quale tutto torna. So perché siete qui e cosa desiderate. Eppure avete già quello che volevate. Siete insieme e di più non posso darvi. Purtroppo ora devo rovinare la vostra felicità perché tu, Beatrice, devi tornare a casa. Invece tu, Dante, resterai qui. Questo è ciò che io dico e ciò che io dico è legge. Vi lascio qualche minuto per salutarvi… però sbrigatevi che ho un appuntamento con la massaggiatrice e non posso fare tardi! " detto questo l'uomo si girò e scomparve nel nulla.
Dante si girò verso Beatrice e vide che aveva le guance rigate dalle lacrime che non riusciva a trattenere.
"Io ti amo…. non lasciare che ci separi… non so che cosa farei se tu ora scomparissi dalla mia vita…" gli sussurrò lei.
"Anch'io ti amo, ma lui è Dio. Per quanto cinico non posso fare nulla per fermarlo." le disse lui.
Intanto l'uomo tornò e iniziò ad abbassare un dito alla volta, per far capire ai ragazzi che il tempo era agli sgoccioli.
Lui le prese il viso fra le mani e la baciò. Quando si staccò da Beatrice, lei gli teneva ancora la mano ed insieme assistettero ad un'esplosione di luce bianca che li avvolse.
"Esibizionista!" pensò Dante un secondo prima di essere avvolto dalla luce.
Beatrice si risvegliò in cima alla solita dunetta di sabbia. forse si era addormentata… Eppure le era sembrato tutto così reale: l'inferno, il paradiso, Dante…
Sentiva ancora la sua mano che le stringeva convulsamente il polso…
Aspetta! Quella non era una sensazione!
Infatti, semi ricoperto dalla sabbia, c'era il ragazzo che lei credeva di non rivedere mai più.
Si alzò sputacchiando e, appenda si rese conto di dov'era e con CHI era si buttò su lei, abbracciandola e baciandola.
"Credevo di non rivederti mai più…" sussurrò lei.
"Tranquilla, noi staremo insieme per sempre." le mormorò di rimando Dante
"Ehi Gwen, mi hai sentito? Chris ci ha detto che il film uscirà in Aprile! Saremo famosi!" esclamò Duncan.
"Davvero? Ci speravo! Comunque non credevo che si sarebbe fatto sfuggire l'occasione di interpretare Dio!" gli rispose lei, raggiante.
"Bè, cara la mia Beatrice, credo dovremmo festeggiare" le disse allora lui prima di chinarsi su di lei e bacarla dolcemente.
"Non credo che potrei festeggiare meglio di così" pensò Gwen felice di essere con colui che la rendeva felice, colui che realizzava i suoi sogni solo stando vicino a lei, colui da quale non si sarebbe mai separata.
PERSONAGGI
Beatrice: Gwen
Dante: Duncan
Virgilio:
Uomo del limbo1: Assistente1
Uomo del limbo2: Assistente
Uomo del limbo3: Assistente3
Uomo del limbo4: Assistente4
Francesca: Heater (stranamente gentile)
Uomo Goloso: Owen
Donna golosa: Stacy
Angelo biondo1: Lindsay
Angelo biondo2: Dawn
Angelo biondo3: Bridgette
Dio: Chris