Amore e omicidio (2° ep.)
Stavo correndo in una foresta bellissima, senza sapere dove andavo. Sapevo solo che stavo seguendo una voce che mi chiamava. Man mano che correvo la voce diventava sempre più chiara e sempre più forte. Mi fermai di colpo. Dov’era? Come l’avrei trovato? Mi girai in torno: alberi, cespugli, fiori, rami, ancora cespugli, una cresta verde brillante…Cosa?! Era proprio Duncan? Come c’era arrivato qui? In quel momento dimenticai i pensieri che mi frullavano nella testa e corsi senza indugio verso quello che assomigliava al ragazzo che amavo. Sì, era proprio lui. Lo abbracciai, ma l’impatto più violento del previsto e cademmo per terra, tra l’erbetta verde che attutì il colpo. Ci rialzammo –Gwen, io ho lasciato Courtney, ora possiamo stare insieme per sempre.- Piangevo di gioia. –Duncan, è bellissimo… Promettimi che non mi lascerai mai- .Mai, Gwen, non potrei neanche pensarlo. Mi sentirai perso senza di te- Lo strinsi forte, lo guardai negli occhi e…
Un assolo di chitarra elettrica mi riportò fuori dal mondo dei sogni, come sempre. Guardai famelica la mia sveglia nera e bianca –Tu non ti dimentichi mai di suonare, vero?!- Mi trascinai fuori dal letto e iniziai a zampettare per la casa in cerca delle ciabatte, che lasciavo costantemente in giro per la casa. Mi girava la testa, così mi toccai la fonte: scottavo! Non sarei potuta andare al lavoro così, perciò scrissi un messaggio a Duncan dove dicevo di venirsi a prendere i documenti per le indagini e le chiavi della mia macchina, dato che la sua era dal meccanico. Mi sedetti con Lucifero sulle gambe in attesa del l’acqua del tè. –Era così reale quel sogno, così bello, così… impossibile! Ho sbagliato a parlare ieri sera. La loro non era una storia instabile, se stavano per sposarsi. Erano felici, e io mi sono messa in mezzo, e penso che sia stato l’errore più grande della mia esistenza… Ah, mi sto deprimendo, io lo amo, ma Duncan ha la sua storia e la sua vita. Punto. La cosa migliore la fare è dimenticarmi di lui, ma come potrei mai farlo? Mi gira la testa solo a pensarlo.- Intanto l’acqua era bollita da un pezzo. Mi alzai e mi versai il tè nella tazza, poi ritornai a sedermi. Intanto Lucifero era andato ad accovacciarsi sulla sedia accanto alla mia, come al solito. Lo accarezzai leggermente –L’amore fa malissimo, se non lo si riesce più a controllare. Per fortuna ci sei tu, altrimenti chissà cosa farei!- Lui miagolò. Mi alzai e mi andai sotto la doccia. Ne uscii poco dopo, mi vestii e mi asciugai i capelli. Suonarono alla porta: Duncan. –Ciao, Duncan! Scusa se ti lascio da solo ma ho davvero bisogno di stare a casa…- Mi accarezzò la guancia. -Non ti preoccupare, Gwen, l’importante è che tu stia bene. A proposito, sei sicura di voler rimanere da sola?- chiese con un tono un po’ impacciato. Sorrisi. Si preoccupava per me, era bellissimo. Ma questo non aveva più alcuna importanza, perché lui si doveva sposare, e io non potevo farci niente. –Dobbiamo parlare- dissi seria–Entra- Ci sedemmo sul divano. Doveva aver capito che era una cosa importante, perché mi segui senza domandare. Ci fissammo per qualche istante senza dirci niente, poi ruppi il silenzio. –Riguardo al bacio di ieri sera… lo considereremo come un incidente, d’accordo?- Lui si rattristò –Non sono che un amico per te, vero?- -Per me sei tutto, Duncan, ma d’ora in poi saremo solo amici, né di più, né di meno. Mi dispiace che le cose siano andate in questo modo, ma pensa a Court! E poi stavate tanto bene insieme, mi sento un mostro se penso che mi sono messa in mezzo tra te e mia cugina, danneggiando il vostro rapporto!- Duncan mi abbracciò. Il cuore mi batteva a mille. In quel momento mi chiesi se davvero fosse la cosa giusta. –Non sentirti in colpa per qualcosa che non hai fatto: io mi sono innamorato di te, io ti ho baciato, quindi, se vogliamo considerarti colpevole, lo sono anch’io, no? E poi non abbiamo fatto nulla di male. Non ho risentimenti, e tu?- Lo guardai sofferente. Abbassò lo sguardo. –E’ forse la prima volta che siamo in disaccordo su qualcosa- Guardò l’orologio –Beh, io vado, cerca di riposare, ok?- Mi baciò la fronte. –Ci teniamo in contatto per gli aggiornamenti.- Un “sottilissimo” –Ciao- fu l’unica cosa che mi uscii dalla bocca. Presi una coperta, mi ci nascosi sotto e iniziai a piangere. Perché l’avevo fatto? Come avevo potuto trattarlo così? Dov’era finita la sicurezza di ieri? Semplice euforia causata dal bacio? Tormentata da questi pensieri mi addormentai.
Stavo camminando. Ero in un deserto. Lo vidi in lontananza, lo raggiunsi e mi sedetti vicino a lui. –Hai deciso di perseguitarmi nei sogni?- -Probabile. Perché mi hai lasciato?- Esclamai –Non ci siamo neanche messi insieme, Duncan, e poi sai che ti amo. Perché ti ostini a pensare il contrario?! Ma tu sei il fidanzato di mia cugina, e io non riesco a pensare a come si potrebbe sentire, se sapesse la verità… ammettilo, Duncan, siamo degli amanti- Lui rimase in silenzio un attimo, fissando il vuoto.-Forse hai ragione, ma io non posso sopportare di vivere senza di te, lo capisci?- -Allora siamo in due…- Duncan mi abbracciò. –Cosa pensi che succederà ora?- -Ah,io non so più cosa pensare. So soltanto che se vi sposerete dovrai sparire dalla mia vista e far finta che io non sia mai esistita- -In pratica… dovrei dimenticarti- -Già, perché è tutto così difficile?-
Questa volta a svegliarmi fu il cellulare che squillava. –Pronto?- -Ciao Gwen, sono io, Duncan. Al Casinò hanno confermato: Alejandro era lì, e non si è mai mosso durante la serata. Solo Heather si è allontanata per una mezz’oretta, ma è stato per tornare a casa per prendere il cellulare. Tu come stai?- -Un po’ meglio, grazie- -Ok, ora vengo a riportarti l’auto, e magari dopo ragioniamo sul caso- -Va bene, vuoi fermarti a pranzo?- Oh, no! Che cosa avevo fatto! Invitare a pranzo il ragazzo di cui stavo cercando di dimenticarmi?! Ero diventata pazza? Forse era solo la febbre… o forse ero irrimediabilmente innamorata. Lui esitò un momento: sembrava confuso. –S-sì, c-certo! Arrivo subito!- “Forse penserà che ho cambiato idea su noi due… Perché non rifletto mai un momento? Da chi ho ereditato questa impulsività?”
Dopo un quarto d’ora arrivò. Per fortuna non si avverarono le mie preoccupazioni. –Tieni- disse porgendomi le chiavi dell’auto. –Vieni, accomodati, stavo preparando l’arrosto, ti piace?- chiesi mentre gli appendevo il giubbotto. –Molto, ma come mai mi hai invitato a pranzo?- -Per intossicarti, ovvio!- scherzai. Sorrise. Il sorriso più bello del mondo. No, non l’ avrei scordato mai. L’arrosto finì di cuocere. Allora ci sedemmo a tavola e iniziammo a mangiare. Si fece serio. –Gwen, io mi sposo domani, e Courtney mi ha detto che ci trasferiremo in Gran Bretagna…- Mi cadde la forchetta dalle mani. Rimasi un paio di secondi immobile realizzando quello che avevo appena sentito. Allora era così che doveva finire: domani se ne sarebbe andato per sempre. Tanto meglio per me! Sarebbe stato più facile dimenticarlo. Ma io volevo veramente questo? Cercai di scacciare quei pensieri e mi sforzai di sorridere. –Courtney vorrebbe che tu mi facessi da testimone- disse poi. Rimasi più sbalordita di prima. –Che cosa?- -Vuoi fare da testimone alle mie nozze?- NO! NO! NOOOOOOOO! Non volevo fare da testimone a Duncan! Non volevo andare al loro matrimonio per vedere la persona a cui tenevo di più al mondo sposare mia cugina! –Non lo so, Duncan, non penso sia un buona…- -Per favore, ci tengo molto anch’io- -Ma non sai che sforzo mi costerebbe anche solo venire al tuo matrimonio?!- sbottai –Scusa- dissi subito dopo –Non volevo urlare. Ci penserò un po’, d’accordo?- -Ok…- -Va bèh, ora pensiamo al caso: gli indiziati hanno un alibi, che facciamo?- -Non lo so, Gwen, magari potremmo vedere se troviamo qualche indizio nella camera di Bridgette- -Giusto! Perché non ci ho pensato prima?!- -Però bisogna andare in commissariato per farci dare il mandato di perquisizione- -Andiamoci subito, allora!-
Appena entrammo in commissariato Courtney ci corse in contro e saltò al collo di Duncan. –Dunkino, sei qui! Ah, lo sai che devi farmi i complimenti ogni ora: perché non mi hai chiamato? Per stavolta ti perdono, perché sono occupata a scegliere le bomboniere. E poi ti ho scritto un’altra lista, tieni- disse dandogli un plico di tipo trecento pagine–Imparala bene, mi raccomando- Intanto io ero andata a ritirare il mandato. Quando tornai verso di loro Court mi disse –Ah, Gwen, Duncan ti ha già parlato del fatto che vorrei gli facessi da testimone?- -Sì, ci stavo ancora pensando…- -Oh, ti prego, Gwen, tu e Dunkino siete così amici…- “Anche troppo, direi!” -…Che penso sarebbe proprio un peccato se non gli facessi da testimone!- Sospirai –Va bene, come vuoi- -Hai visto, Duncan, che ho risolto anche il problema del testimone? Guarda che fidanzata efficiente che hai!- L’interpellato fece un sorriso forzato. –Proprio così, Court, eh già!- farfugliò. Courtney cambiò radicalmente espressione –Quindicesima lista, regola numero cinque: NON CHIAMARMI COURT! Ah, quando ti metterai in testa di studiare quello che ti scrivo?! Ora devo andare da Sierra, ciao!- -Ciao, Court, ehm, volevo dire, Principessa!- -Così va meglio, Dunky! Ciao ciao!- Non appena fu abbastanza lontana da noi, Duncan si portò una mano alla fronte –Ma come ho fatto a innamorarmi di lei?!- “Bellissima domanda!”
Uscimmo e salimmo in macchina. Mezz’oretta dopo eravamo a casa di Bridgette. Io avevo le chiavi, così aprimmo ed entrammo. Io mi diressi verso la sua camera. Cercai un po’ in giro, e trovai il suo diario. “Bingo! E’ c’è anche la chiave!” Lo aprii e iniziai a leggere le ultime annotazioni:
“ Alejandro continua a chiedermi la stessa cosa, e io a rispondergli sempre la stessa cosa: lui vuole essere il mio ragazzo, ma io amo Geoff, e poi anche se siamo solo fratellastri siamo comunque parenti. Lui ora mi odia, e anche Heather, la sua ragazza, mi detesta. Pensa che io e Alejandro siamo amanti! Io le ho detto che tra noi non c’è niente, ma lei non ci ha creduto: ha detto che se pensavo di portargli via Alejandro mi sbagliavo di grosso e ha aggiunto che dovevo tenermi alla larga da lei e dal suo fidanzato. Confesso che sono un po’ preoccupata, ma sono sicura che si chiariranno in fretta”
“Alejandro ha minacciato di uccidermi: era completamente impazzito! Ha detto che dovevo stare con lui, al posto essere la ragazza di “quello stupido di un festaiolo biondo”! Per fortuna ero con Geoff! Ho avuto tanta paura! Spero non succeda nulla di grave nei prossimi giorni….” –Grande Giove!- esclamai. Duncan corse da me. –Che hai da urlare?- -Alejandro era innamorato di Bridgette!- -Ma non erano fratellastri?- -Appunto! Bridgette però non ricambiava, e lui aveva minacciata di ucciderla!- -Ma le coltellate sono state fatte da un mano femminile: non può certo essere stato Alejandro! E poi al Casinò hanno confermato: Al non si è mosso per tutta la serata, solo Heather si è allontanata un att… Un momento, quanto impiega un’auto per raggiungere questa casa, partendo dal Casinò?- -Circa dieci minuti- -E se una percorre la strada a piedi per non lasciare prove, con i tacchi, sotto la pioggia?- Capii al volo quello che intendeva. –Spinta dalla gelosia e dalla vendetta perché il fidanzato si interessava ad un’altra ragazza?- Lui -Andiamo: sento che oggi troveremo una risposta a tutto!-
Suonammo alla porta del suo appartamento. Lei c’era, ma non aprii: aveva capito che sapevamo tutto. Sfondammo la porta, con l’aiuto dei poliziotti. -Heather Wilson, la dichiaro in arresto per l’omicidio di Bridgette Morgan!-urlai -C-che cosa state di-dicendo?! I-io non ho fatto p-proprio niente! V-voglio il m-mio av-vocalto!- balbettò in preda alla disperazione. Ma ero furibonda. –Alejandro sì era innamorato di Bridgette, e tu stavi per essere scaricata- -In più perdevi anche un bel po’ di soldi e la possibilità di vivere da regina!-continuò Duncan. –E allora hai deciso di liberarti della causa dei tuoi problemi, accoltellando Bridgette e giustificando l’improvvisa assenza con la dimenticanza del cellulare! Ammettilo, Wilson, tenevi troppo ai soldi e ad Alejandro che hai preferito uccidere una persona piuttosto che perderli!- Heather si lasciò crollare sul divano, e scoppiò in lacrime. –Io amavo Ale, e quella vipera bionda me lo stava portando via! E poi tutti quei soldi… Avrei avuto tutto, vivendo da regina con la persona più bella del mondo! Tutto quello per cui avevo lavorato stava andando in fumo, per una stupida biondina! Ah, ma l’avrebbe pagata, oh, se l’avrebbe pagata! Mi sarei vendicata, e presto! Così quella sera inventai la scusa di aver dimenticato il cellulare a casa, invece aspettai vicino alla casa di Bridgette: stava parcheggiando l’auto. Iniziai a rincorrerla, e quando si fermò per vedere chi ero l’accoltellai al petto! Fu facile come rubare le caramelle ad un bambino, e in più non c’erano prove contro di me, ma vi ho sottovalutato! Ma non importa, in fondo, mi sono divertita un sacco!- Ovviamente non piangeva più, ora rideva malignamente. Era completamente pazza. Rabbrividii, poi gli agenti di polizia l’ammanettarono, la fecero salire in macchina e la portarono in commissariato. Io e Duncan salimmo in macchina. Sospirai. –Che hai?- -Nulla, è solo che… la mia migliore amica muore per colpa della ex di suo fratello, mi pare assurdo!- -No, invece, è molto logico: Heather era innamorata di Al, ma lui non ricambiava più. Lei scopre che si è innamorato di Bridgette, e pensa che la stia tradendo, mentre invece non è così. Poi ci sono un bel pacco di soldi che se ne vanno, quindi abbiamo: amore non ricambiato, tradimento sospettato e una grande dose di gelosia. Non mi pare tanto assurdo!- -Già, hai ragione, ma questa cosa mi ha snervato anche troppo.- Dopo aver accompagnato a casa Duncan per la sua festa (l’addio al celibato) tornai a casa e mi addormentai subito.
Adesso ero in chiesa, l’unica ad essere lì. Però forse qualcuno c’era oltre a me… sì, Duncan… Lo raggiunsi e lo abbracciai. –Duncan!- Lui si scrollò da me e raggiunse Courtney, che intanto era sbucata da non so dove. –Mi spiace, cuginetta cara, ma ho vinto io, come al solito! D’altronde sono sempre stata io la migliore, e quindi Dunkino non poteva che scegliere me!- Parlava con una voce cattiva e fastidiosa. –Portatela via! Voglio un matrimonio perfetto senza la darkettona tra i piedi!- Detto questo una decina di uomini vestiti da cerimonia mi afferrarono a mi trascinarono via. Cercai di liberarmi, ma erano troppi. –No! Lasciatemi stare! Duncan, ti prego, aiutami!- Duncan mi fissava, impassibile. Courtney lo abbracciò. –Non capisci proprio, eh? Ma comunque non sei mai stata tanto sveglia! Lui è mio, solo mio, e tu non puoi farci niente, Gwen, sei impotente!- disse con un ghigno terribile. Tentai di nuovo di liberarmi, ma non ce la facevo più. Ero in lacrime. –Duncan…- singhiozzai.
-Nooooooo- urlai. Ero sveglia. Per fortuna era solo un sogno, o meglio, un incubo. Ma non sarebbe stato tanto diverso dalla realtà: avrei perso Duncan lo stesso. Malinconica, mi alzai dal letto, feci una doccia e mi sedetti a fare colazione. –Non ci vado, non ci vado, IO NON CI…- squillò il telefono. –Pronto?- -Ciao, cuginetta, sono io, la quasi moglie! Volevo solo raccomandarti la puntualità e le fedi. Ah, no, quelle le porta Sierra! Va bèh, non importa! Allora mi raccomando, puntuale! Ok? Baciiiiii!- Agganciai facendo una smorfia di disgusto e tristezza. Mi piastri i capelli e indossai il vestito che avevo scelto per le nozze: nero, lungo fino al polpaccio. Poi salii in macchina e andai in chiesa. Duncan era già là. Mi avvicinai. –E così, ci siamo, eh?- Sospirò. –Non pensavo fosse così terribile- -Ma la cerimonia non è ancora iniziata!- -Ma mi sono fatto tutto un film dietro! Oh, no, penso di non potercela fare!- -E invece ce la devi fare!- -Saremo così lontani..tu qui a Toronto e io in Inghilterra…- -Lo so, ma dobbiamo dimenticarci: è l’unica cosa da fare- -Io non voglio- sussurrò. –Duncan, ma cosa dici?..- Intanto la chiesa era piena. –Sta arrivando! Presto, ai nostri posti!- ordinò Sierra. Il corteo nuziale partii e la sposa entrò. Arrivata all’altare io e Sierra ci sedemmo dietro gli sposi. Il prete iniziò a parlare. –Oggi, siamo tutti qui riuniti, per celebrare il matrimonio di questa giovane coppia….- Io rimasi assente per quasi tutta la cerimonia. Mi “svegliai” solo quando il prete fece quelle due fatidiche domande. –Vuoi tu, Courtney Barlow, prendere come tuo legittimo sposo il qui presente Duncan Nelson, per amarlo e onorarlo, finché morte non vi separi?- -Sì, lo voglio- -E vuoi tu, Duncan Nelson, prendere come tua legittima sposa la qui presente Courtney Barlow, per amarla e onorarla, finché morte non vi separi?- Duncan esitò un momento. –Io…ecco…- Mi guardò. Rimanemmo tutti con il fiato sospeso per alcuni istanti. -Io…NO- Un esclamazione di sorpresa invase la chiesa. –Che cosa?!- sbraitò Court. Intanto Duncan mi era venuto vicino. Mi porse la mano e mi alzai. –Non posso sposarti, mi dispiace: ho capito di amre un’altra persona, lei- Arrossii. Courtney iniziò ad urlare. –Ah, no! Tu non puoi lasciarmi per quella darkettona! Ti farò causa, ti toglierò tutto fino all’ultimo centesimo! E anche a te, Gwen! Non la passerete liscia! Maiiii!- Ma io e Duncan non ascoltavamo più. Salimmo in macchina inseguiti dai nostri parenti e ce ne andammo. Non sto a raccontarvi nei particolari cosa successe dopo. Sappiate che ora siamo felicemente sposati, e viviamo insieme con il nostro bellissimo bambino Jack, e io non potevo sperare nulla di più bello!
FINE