A Tutto Reality Origini: Duncan
by Andrea Micky
Questa fan-fiction si basa su notizie prese dal sito TOTALDRAMAPEDIA.COM e pertanto ogni analogia con altre fan-fiction aventi lo stesso tema é puramente casuale.
Molti conoscono il significato dell'espressione pecora nera: serve per indicare una persona che si distingue in modo negativo rispetto agli altri membri della sua famiglia e questo é il caso del nostro protagonista cioé Duncan.
Inizialmente Duncan era un bambino di 6 anni buono come tanti e forse un pò troppo sensibile rispetto ai suoi fratelli e infatti fu quello che pianse più di tutti quando il cane di famiglia fuggì. Alcuni pensano che fu quell'avvenimento a cambiare la sua personalità perché poco tempo dopo lui convinse i suoi fratelli a rubare le bici dei secchioni della loro scuola per poi farle sfracellare contro un muro; i ragazzi furono costretti a riparale.
Poco tempo dopo questo fatto, Duncan si prese un nuovo animale: una tarantola di nome Scruffy. Ai suoi genitori l'animale non piacque ma Duncan sembrò calmarsi e la marachella delle bici finì presto dimenticata.
Passarono altri anni prima che Duncan colpisse ancora: poco dopo il suo 13° compleanno Duncan e i suoi fratelli videro una maratona cinematografica di film splatter (che insieme alla musica punk erano una delle sue nuove passioni) e grazie a dei consigli trovati su internet impararono a produrre del sangue finto e se ne servirono per spaventare i bambini piccoli appostandosi all'uscita dell'asilo. Lo scherzo andò avanti per diversi giorni finché la maestra chiamò un poliziotto che li fermò facilmente anche perché era il loro padre.
I genitori di Duncan erano entrambi poliziotti e fecero ai loro figli una lavata di testa da lasciarli calvi ma alla fine si dimostrarono tutti pentiti...tutti a parte Duncan.
Il padre volle adottare la linea dura ma la madre gli disse “é solo una ragazzata! Sii comprensivo”
“Ma cara -protestò lui- nostro figlio diventerà un criminale se continua così”.
“Domani sarà tutto a posto” lo rassicurò gentilmente la consorte; era già tardi e il marito ,che era stanco a causa del suo lungo turno di lavoro, le diede retta.
E il giorno dopo le cose non si misero a posto...ma peggiorarono visibilmente.
Quando il padre di Duncan si alzò il mattino dopo, non trovò più la sua parrucca e fu costretto a tenere il berretto in testa tutto il giorno. A parte quell'incidente la giornata trascorse tranquilla fino a quando il padre di Duncan non rientrò in centrale a fine turno e gli dissero di andare a vedere un vandalo che era stato arrestato per aver imbrattato i muri della scuola media con una bomboletta di vernice spray; la cosa strana é che tutti tenevano gli occhi bassi o volgevano lo sguardo altrove quando passava lui. Arrivato alla sala dove era chiuso il vandalo, al padre di Duncan per poco non venne un colpo perché chiuso nella stanza c'era proprio suo figlio Duncan...ma la cosa sconvolgente era che il ragazzo si era fatto una cresta da punk di colore verde,indossava un collare con le punte e la sua faccia era ricoperta da vari piercing.
“Ciao ,papi” disse Duncan vedendo il genitore fuori dalla porta.
“Ma come hai fatto a conciarti così?” urlò lui entrando come una furia.
“Oh, questo? -disse lui facendo l'innocente- semplicemente ho venduto il tuo toupé al negozio di animali in centro e coi verdoni ricavati mi sono rifatto il look. E siccome mi avanzavano un po' di soldi, ho deciso di darmi all'arte...”
Il padre lo prese per le spalle e lo trascinò a casa dove lo chiuse in camera sua a chiave.
“Ma dove ho sbagliato?” si chiese mentre scendeva le scale per parlare con la moglie che gli stava preparando la cena.
A notte fonda il telefono squillò e il padre di Duncan dovette correre in centro dove un ragazzo aveva collegato l'altoparlante della chiesa ad uno stereo che andava a tutto volume. Colto da un terribile sospetto , l'uomo si precipitò in chiesa dove vide che era suo figlio la causa del tumulto.
Non starò a fare la descrizione della sfuriata ma mi limiterò a dire che da allora Duncan si comportò sempre peggio:
una volta allagò i bagni della scuola, un'altra rigò la macchina del preside e un'altra volta ancora la smontò insieme a quelle di tutto il corpo insegnante, un'altra volta tirò della spazzatura contro le case dei vicini e via discorrendo ; diverse volte il ragazzo veniva portato in centrale dove il padre si scusava e lo riportava a casa fino a quando Duncan non raggiunse il punto di non ritorno.
Il padre stava riportando il figlio a casa quando ad un certo punto dovette fermarsi per via di un tafferuglio.
“Sta qui e non fare danni” aveva intimato il genitore a Duncan mentre scendeva.
Ma il ragazzo notò che le chiavi erano ancora nel cruscotto e senza pensarci 2 volte si mise al volante, accese la macchina e partì a razzo verso la vetrina di una tavola calda lì vicino: entrò sfondando la vetrina e prese in pieno un tavolo facendo volare tutta la roba che c'era sopra addosso ad un uomo lì vicino sporcandolo completamente.
“Un hamburger , grazie” disse Duncan ad una cameriera li vicino.
Sfortunatamente l'uomo era un giudice del tribunale minorile.
Il processo a Duncan si tenne pochi giorni dopo; tutti i familiari del ragazzo erano presenti in sala in attesa del verdetto.
Il giudice (lo stesso inzaccherato nel bar) si rivolse a Duncan e gli chiese “Non hai nulla da dire ,giovanotto?”
“Solo una cosa , vostro onore” rispose Duncan che fece partire una lunga scoreggia che risuonò in tutta l'aula lasciando ammutoliti tutti i presenti (ma in verità qualcuno soffocò una risata).
“Ti condanno a 2 anni e mezzo di riformatorio” tuonò il giudice battendo il marteletto.
Duncan venne condotto subito al riformatorio. Li la vita era molto più dura rispetto a quella a cui era abituato il ragazzo ma lui non ebbe paura.
Anzitutto dovette indossare una divisa arancione e poi, senza tanti complimenti, venne iscritto nel corso di recupero per detenuti dove trovò presto da dire, ma vediamo perché.
Duncan entrò nell'aula e si sedette in seconda fila dove ascoltò il discorso dello psicologo in maniera svogliata; ad un certo punto lo psicologo cominciò a fare domande di cultura generale ai vari detenuti che risposero correttamente fino a quando non arrivò in ultima fila e si rivolse ad un detenuto di nome Freddy che era grosso come un armadio e gli chiese “Freddy, in che anno finì la seconda guerra mondiale ?”
“Non lo so” disse lui
“Nel 1945, deficiente” rispose allora Duncan.
In quella lo psicologo venne chiamato fuori dall'aula e non appena uscì , Freddy si avvicinò minaccioso a Duncan dicendogli “Ehi, novellino! Io sono il detenuto più vecchio qui dentro e devi portarmi rispetto”
“Tutte cavolate -gli rispose Duncan- io non devo rispetto ad un ignorante che é qui da almeno 20 anni”.
A quel punto Freddy s'infuriò e si lanciò su Duncan che riuscì a svincolare via ; in quella notò un secchio con uno strofinaccio e lo rovesciò per rendere viscido il terreno e quando Freddy si rialzò per riprendere l'inseguimento scivolò per terra e finì contro un armadio che gli crollò addosso, mettendolo KO.
I vari detenuti rimasero a bocca aperta mentre Duncan faceva un inchino.
A causa della sua bravata , Duncan venne subito spedito in cella. Il ragazzo era fiero di quel riconoscimento ma aveva capito che non bastava il cervello per sopravvivere in quel posto; decise allora di fare un po' d'esercizio e si mise a fare delle flessioni fino all'ora del rancio. Successivamente, Duncan passò molto tempo in palestra dove riuscì in poco tempo a mettere su muscoli e successivamente imparò altre cose interessanti come ad esempio arrampicarsi sui muri (cosa molto utile per tentare di evadere, se un giorno avesse voluto provarci), come intagliare le immagini nel legno (fece pratica sulle sedie della mensa) e via discorrendo.
Ogni tanto la madre e i fratelli andavano a trovarlo ma nel corso degli anni il padre non si fece mai vedere; Duncan ne era un po' risentito e fu a causa di questo risentimento che il suo carattere s'indurì rendendolo uno dei detenuti più temuti.
Negli ultimi mesi della sua condanna , Duncan (che aveva ormai compiuto 16 anni) si vide assegnato un nuovo compagno di stanza: un ragazzetto gracile dalla testa rasata chiamato Bill. Nonostante la faccia da duro, si vedeva che Bill era una mezza cartuccia e per questo Duncan lo prese subito in antipatia ma un giorno fece una cosa per lui che nessuno,nemmeno lui stesso, si aspettava...
Bill era in giro nel corridoio quando 3 detenuti lo circondarono per rubargli la catenina (che per lui aveva un valore sentimentale) e stavano quasi per riuscirci quando arrivò Duncan che chiese seccato “Che succede qui?”
“Niente -spiegò uno dei 3- il novellino ha un ninnolo che ci piace”.
“é mio -protestò debolmente Bill- é un ricordo di famiglia”
Duncan rimase in silenzio e poi disse “Lasciaglielo”.
“Che hai? Ti é forse venuto il cuore tenero?” lo schernì il secondo detenuto.
A quel punto Duncan gli tirò una sberla e prima che la rissa iniziasse , Duncan ebbe il tempo di dire al novellino “Fila via prima che arrivino le guardie” e Bill ,confuso da quel gesto, scappò.
Duncan passò 2 giorni in isolamento per punizione e quando tornò nella sua cella Bill gli disse “Ti ringrazio!”
“Non farlo sapere troppo in giro..ci tengo alla mia reputazione” si limitò a sbottare il punk.
In quella l'occhio di Duncan cadde su una grossa busta postale indirizzata al suo compagno di cella da cui usciva una rivista...incuriosito Duncan vide la pubblicità di un nuovo reality show ambientato sull'isola di Wawanakwa.
Bill gli spiegò “Quello show sarà condotto da Chris McLean e ci sono in palio 100.000$ e in più si potrà soggiornare in un lussuoso residence. Io non ho certo speranza di vincere ma tu si”.
“100.000 cocuzze mi farebbero comodo una volta fuori di qui, effettivamente” ammise Duncan che in quel momento aveva realizzato di non avere nessun progetto per il futuro.
“Ma bisogna spedire un video e tu non hai la telecamera” notò Bill
“A questo si può rimediare” ghignò Duncan.
Per tentare di reinserire i detenuti in società venivano organizzati diversi eventi all'interno del carcere e uno di questi era la serata in borghese.
“Sei sicuro di voler andare fino in fondo?” gli chiese Bill
“Certo -disse Duncan rimirandosi allo specchio- qui manca qualcosa”.
Duncan indossava degli abiti decenti: jeans, scarpe rosse ed una maglietta gialla e il suo collare da punk ma era insoddisfatto: allora Bill gli lanciò qualcosa dicendogli “Prendi! A me non piace” e Duncan si trovò tra le mani una maglietta nera con sopra un teschio che gli piacque molto.
I detenuti vennero portati in cortile dove poterono fare delle attività a loro scelta: Duncan scelse l'arrampicata e dopo essersi fatto dare una corda di straforo scalò il muro di cinta.
Durante la discesa fu certo di farsi riprendere da una telecamera davanti a cui ironizzò sulla sua condizione di detenuto: il video finì con la fuga di Duncan mentre suonava la sirena.
Una volta riacciuffato , Duncan fu portato davanti al direttore a cui spiegò il perché di quella sceneggiata; facendo leva sul principio del reinserimento e delle iniziative personali Duncan poté farsi dare la cassetta e spedirla ma dovette partecipare a delle attività di volontariato (vedi la seconda parte di RIPENSANDO AL PASSATO per i dettagli NDA)e gli venne affidato un agente di sorveglianza che informò i produttori del reality dei rischi che correvano scegliendo Duncan ma loro furono entusiasti di quel delinquente e lo scelsero.
Duncan finì di scontare la sua pena pochi giorni prima della partenza e lasciò il riformatorio insieme a Bill; prima di separarsi Duncan ringraziò il suo compagno per la soffiata.
Il giorno della partenza , la madre e i fratelli di Duncan andarono a salutarlo ma il padre non volle andare con loro , dichiarando che non voleva saperne della folle idea del “figlio di sua moglie” ma lasciò sul tavolo un pacchetto contente un coltello ed un accendino che la sua consorte consegnò al figlio.
E così, con la musica del suo vecchio stereo che caricò sulla barca in sottofondo, Duncan si lanciò nella sua impresa.
FINE