A Duncan Piace Gwen TDD (versione ultimata di DIETRO LE QUINTE TDD)
A Duncan Piace Gwen TDD (versione ultimata di DIETRO LE QUINTE TDD)
Quella sera incontrai Gwen che usciva dallo studio di Chris.
-Hei, Gwen… che ti ha detto, il fetente?-
-scusa, Duncan, non mi va di perlarne…-
-sei triste per l’ eliminazione di Trent?-
-no… beh, sì… vedi io… l’ ho mollato.-
-cosa? Ma perché l’ hai fatto? Cioè, ho notato che le cose tra voi non andavano bene, ma addirittura lasciarlo…-
-vedi, mi sono resa conto che tra noi non può funzionare… ma Trent per me era una convinzione… se non sono più convinta di lui, di cosa lo sono? Possibile che la mia vita sia una confusione totale?-
Io la zittii dolcemente. Le sollevai leggermente il volto tenendo l’ indice della mano destra sotto il suo grazioso mento. Le poggiai la mano sulla sua guancia, e con il pollice asciugai lentamente la lacrima che le stava scendendo sulla guancia destra.
-dai… sorridi!- la incitai. Lei, dopo un attimo di esitazione tirò su col naso e “obbedì”.
-Ti va di fare due passi?- le chiesi -conosco un posto carino: hanno creato una specie di Hide park, su questo stupido set cinematografico… anche se l’ acqua del lago è finta…-
-… sì, … d’accordo ci vuole proprio qualcosa che mi allievi i pensieri.- mi sorrise. Mi resi di nuovo conto di quanto fosse bella Gwen… quella sua pelle chiara… quei bellissimi e morbidi capelli neri e blu… quegli occhi neri… quel sorriso favoloso… la presi per mano e la portai sul set in questione.
-devo ammetterlo- disse lei -questo posto è magnifico!-
Salimmo sul ponticello. Restammo per un po’ in silenzio a guardare le stelle. Si vedevano benissimo, data la scarsa illuminazione notturna di cui godeva il set. Io dissi:
-sai, da bambino passavo intere notti insonni a guardare e stelle… anche quando ero al riformatorio… devo ammetterlo, io ero uno sfigato non meno di Harold, da bambino… poi mi resi conto di essere stufo di come venivo trattato dalle altre persone del mio quartiere… vedi, io vivevo a Little Italy, a New York. I miei genitori sono napoletani… io infatti sono bilingue. Mano a mano cominciai a farmi rispettare… ricordo quella volta in cui feci a botte con don Ciccio Graziani, un omone alto e grosso… anche se abbuscai (significa ebbi la peggio). Te lo dissi, quella volta, no, quando credevamo di stare per morire, quella volta al campo estivo? Mi sfidarono: dovevo picchiare una vecchietta… quando mi rifiutai Jho il figlio dello spacciatore mi prese in giro… mi dette della femminuccia, così decisi di farlo… e mi arrestarono. In carcere mi procurai della lacca per capelli, della tinta, il collare da cani (che sfilai proprio ad un pitbull di sorveglianza dopo aver vinto un incontro con lui) e i piercing… facevo a botte quasi tutti i giorni… facevo tutte le mattine un sacco di esercizi per tenermi in forma, insomma diventai quello che sono ora… ma in realtà il modo in cui mi vesto e in cui mi comporto, specie con Harold… non mascherano completamente il mio essere di bravo ragazzo-
-davvero? Io quando mi sento sola e triste mi calo sempre nel cuore della notte dalla finestra della mia stanza, vado nel mio giardino, mi siedo sull’ altalena e comincio a dondolarmi osservando le stelle… mi rendono felice… voglio studiare astronomia, sento che è quello l’ indirizzo che fa per me- disse Gwen.
-ed è anche molto appropriato, per una ragazza come te, lascia che te lo dica… il tuo colore preferito è il blu notte, vero?- lei annuì.
-come fai a saperlo?- mi chiese.
-se ti piace l’ astronomia… e se sei una dark… qual’ è il tuo gruppo preferito?-
-i gotly my ecsplosion… li adoro! È a loro che mi ispiro, per il mio look! Il tuo?-
-gli snizer kikers… fanno canzoni punk… la canzone che era nelle casse quando sono arrivato a Wawanakua era loro!... mi dici un po’ di te? Hai fratelli, sorelle?-
-no, sono figlio unico… i miei genitori sono poveri, non potevano permettersi di tenere un altro figlio-
-ti capisco, io vivo nel Quins… più che una casa, la mia è una catapecchia di legno.-
-anche tu sei di New York?- chiesi sorridendo.
-no, io sono canadese, di Toronto… ma mio padre doveva spostarsi lì per motivi di lavoro, e quella era la migliore casa che potevamo permetterci. Qual è il tuo sogno nel cassetto?-
“sposarti, amore mio… NO, ma che mi viene da pensare!?”
-trovare un lavoro onesto e mantenere una famiglia. Il tuo?- anche lei titubò un po’, prima di darmi la risposta:
-vorrei comprare un’ auto… una mustang del 67- rispose.
-davvero? Il mio amico Giovannino ne ha una, nel suo centro di auto rubate… forse riesco a convincerlo a farti un buon prezzo, e…- dicevo io.
-AUTO RUBATE?! Credevo volessi trovare un lavoro onesto…-
-posso sempre cambiare idea…- scoppiammo a ridere -scena preferita di un film? Fammi indovinare… quella di Alieni a pezzettini in cui mettono gli alieni nel frullatore? Avevi anche la collanina.-
“cavolo, non dovevo toccare questo argomento… la collanina l’ ha regalata a Trent…” infatti Gwen abbassò leggermente gli occhi con un accenno di tristezza. Riuscì a trattenere le lacrime che stavano per riemergere dai suoi occhi… dai suoi magnifici occhi. Ala fine sorrise.
-in realtà no: quella è la seconda… se devo essere sincera… la scena che preferisco è quella del bacio alla fine… sai, di quel film con tre ragazze e un ragazzo…-
-oh, quel film era bellissimo! … ma io vado sul classico: adoro la scena in cui il tizio fuori di testa fa fuori la tipa sotto la doccia, in “Psycho”- risposi con tutta franchezza.
-Che fico! Anche a me è piaciuto quel film… ora non trasmettono più i film di una volta…di recente ho visto San Valentino di Sangue… ma faceva abbastanza schifo…- rispose la ragazza.
-non me ne parlare… canzone preferita?-
-hai dubbi, forse?- mi chiese sorridendo.
-fammi pensare… è per caso “La notte” dei Modà? No, perché sarebbe perfetta, per te, una canzone del genere…-
-ed ovviamente ci hai azzeccato! La tua?-
-… mi è sempre piaciuta “La Donna Cannone” di De Gregori- ammisi.
-mio Dio! Adoro quella canzone!- affermò -è bellissima! Incredibile! È un capolavoro di musica leggera!!-
-lo so… la adoro… mi fa pensare… senti e… hai animali?- chiesi.
-certo! Ho due lucertole! Sono carinissime, mi mancano tanto… si chiamano Agus e Vampira.-
-inusuali, come animali da compagnia, ma se le confronti con il mio adorato Scraffy…-dissi sorridendo.
-perchè?... che animale è?- chiese lei incuriosita.
-una tarantola!- esclamai.
-COOOSA? MA è PERICOLOSO! LA TARANTOLA è AL TERZO POSTO TRA I RAGNI Più VELENOSI!!!-
-sei esperta… -
-noi dark sappiamo tutto, sui ragni-
-ahah! Comunque attaccano solo quando si sentono minacciate… certo, non è bello dormire sapendo che il tuo adorato animaletto possa improvvisamente… UCCIDERTI… infatti dormo sempre con la mazza da Baseball- scoppiammo di nuovo a ridere -vedo che ha funzionato!-
-che cosa?- chiese lei.
-ti sei praticamente dimenticata della tua tristezza per la storia di Trent. la chiave è la compagnia, la compagnia porta sempre buon umore, sappilo… quando mi misero in cella di isolamento per aver picchiato un secondino mi sentivo così solo…- mi mise una mano sulla spalla in segno di conforto.
-grazie, Duncan… lo confermo, sei il migliore amico che abbia ma avuto- mi disse.
-di nulla, piccola- le sorrisi, poi riprendemmo a guardare le stelle. Dopo un po’ mi chiese:
-è solo una mia impressione, o quella costellazione assomiglia al sedere a frittella di Harold, con le gambe a spaghetto attaccate, vedi?- la indicò. Ero contento che Gwen fosse tornata a sorridere, ma non le risposi. Rimasi a fissare gli astri con un’ espressione sognante… era un’ immagine così bella… era Gwen: la notte, il cielo stellato, il buio, ma il buio illuminato fievolmente da stelle, tutto ciò era Gwen.
-bà- dice lei -ti ho preparato un piattino per farti fare una battuta e te ne stai zitto? Ma che ti prende?-
E io chiesi… anche se non so come mi venne in mente:
-secondo te anche Courtney sta guardando le stelle?-
Lei fece una faccia disgustata… e grazie… ma di che mi metto a parlare…
-ahahahah! Waaao, e ci immaginava fossi un romanticone del genere?- mi fa lei sorridendomi.
-vuoi approfittarne un po’ anche tu?- le dissi dandole un affettuoso pugnetto sul braccio destro.
-ah… puoi fare di meglio- disse lei.
Ridendo la gettai a terra, ed io mi gettai a ruota su di lei.
Senza rendermene conto, però, mi ero avvicinato molto a lei… troppo.
-ehm… scusa… io non avrei dovuto…- cominciai ad alzarmi, ma lei si mise seduta ad angolo ottuso e mi trattenne.
-no, aspetta…- poggiò la mano destra sulla mia guancia. Restammo fermi per qualche secondo, a guardarci negli occhi, come immobili, a pochi centimetri di distanza… ci avvicinammo sempre di più, fin che io non dissi:
-ti va di fare uno scherzetto a quegli scalmanati?- mi sentivo un emerito babbeo.
-oooo…ok- mi rispose lei sorpresa, con un accenno di delusione negli occhi. -Cos’ hai intenzione di fare?-
Pochi minuti dopo stavamo cantando l’ inno del Canada con la mano al cuore e gli occhi chiusi sotto le mutande degli altri concorrenti issate all’ asta della bandiera.
-MA CHE DIAVOLO STATE COMBINANDO?- era la voce di Heather, che avevamo svegliato. -STATE ZITTI!! STO CERCANDO DI DORMIRE!!!!!!!!!-
-SE NON LA SMETTI TU, DI URLARE GIURO CHE TI SPACCO TUTTE LE OSSA!!!!!- stavolta era LeShawna.
Ridendo scappammo via, ma Gwen inciampò su di un sasso e mi cadde addosso. Io persi l’ equilibrio e caddi per terra.
-oh… scusami… io… - balbettò lei. Questa volta fui io, a poggiarle una mano sulla guancia.
-non devi scusarti.- le sorrisi. Non ce la facevo più. Mi lasciai andare. Anche lei fece lo stesso. Avvicinammo le nostre labbra…
-Ma che diavolo state facendo!?- chiese Heather che intanto ci aveva raggiunto.
Ebbi uno sbalzo al cuore. Non avevo mai desiderato prima d’ allora di uccidere nella maniera più brutale e sanguinolenta quell’ impicciona di Heather.
-… sono inciampata e sono caduta su di lui mentre fuggivamo da te…- spiegò Gwen.
-… già, è andata proprio così…- mi affrettai ad aggiungere.
-nono!- ribadì Heather -voi stavate per baciarvi… -
Ci alzammo.
-ma dacci un taglio, Heather. Sei noiosa… - dissi io seccato.
-io vi incastrerò!- giurò la cornacchia. E se ne tornò alla roulotte.
-forse è meglio se… - cominciò Gwen rivolgendosi a me.
-Già, forse è meglio… buonanotte!- dissi sorridendole.
-buonanotte…- echeggiò, anche lei sorridendo.
E tornammo lentamente nelle nostre rispettive roulotte. Salii sul mio letto. Cercai di addormentarmi. “ma che cosa sto facendo…!?”